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PASSEGGIATA KIERKEGAARD

:: Claudio Di Scalzo detto Accio: 35 anni dopo il gorgo Lofoten scalino dopo scalino. La punta dell’iceberg. Quando incontrai Karoline Knabberchen (1959-1984)
20 Agosto 2019

 


KK a Guarda Engadina 1979 



 

Claudio Di Scalzo detto Accio

35 ANNI DOPO IL GORGO LOFOTEN SCALINO DOPO SCALINO.

LA PUNTA DELL’ICEBERG

QUANDO INCONTRAI KAROLINE KNABBERCHEN A PISA

Con la presenza di Sara Cardellino e Fabio Nardi

 

Sono passati 40 anni da quando Karoline Knabberchen entrò nella mia vita di scrittore e in quella sentimentale di Fabio Nardi. E 35 anni dal suo suicidio, venticinquenne, il 20 agosto 1984 alle Lofoten. Isola di Austvågøy.

Per primo la conobbe mio padre, nell'agraria che avevamo, in realtà un magazzino-negozio, tra Piazza Cavalieri e Borgostretto, in via delle Sette Volte quando Karoline Knabberchen disperata vi capitò per chiedere consiglio su come ancora far tornare il suo canarino nella gabbietta che si era portata da Guarda in Svizzera per studiare filosofia a Pisa. - “Accio dai una mano a questa bella bimba”, mi disse ir mi' babbo Lalo dietro le spalle mentre impilavo del mangime per uccellini dietro al banco, “sei tu l'esperto in nidi e piume per aria”. Mi voltai e la vidi.

Al cor gentile rempaira sempre amore come l'ausello al nido se il core n’accoglie l'ovo.
M'ingentilì di colpo la svizzera ventenne a me perdigiorno di sei anni in più e non ancora laureato. E difatti la citazione da Guinizzelli zoppicava e lei me la corresse andando verso il suo appartamento poco distante. Però la fece sorridere calmandole l'ansia per la temuta perdita alata. Non è per tenerla prigioniera la canarina ma libera sui tetti non ha possibilità di salvarsi ne morirà, signor Accio, ma lei si chiama proprio così?, è insolito come cognome toscano, ah è un soprannome, funziona come peggiorativo nel pisano a quanto so, è così cattivo da meritarselo? Se accudisce uccellini da canto non può esserlo del tutto vero? Ricordo che risposi con una battuta che la fece rimanere basita e sconcertata, “li allevo, Knabberchen, e i più saporiti li mangio!”; ma poi vedendomi sorridere capì al volo, la canarina bionda, che scherzavo che volevo far colpo. E fu la prima risata cristallina che udii. Iniziava il legame, che poi sarebbe finito tragicamente, ma la spensieratezza divertita fu da subito la mia missione stare intrecciati nella scia del colpo di fulmine.

Se tieni la finestra aperta, tanto non si sarà allontanata, appena avrà fame viene, a menoché non si chiami Titti e vedendo me Silvestro non rientri dalla porticina.

Allora, Accio, stiamo seduti in sala, e attraverso la libreria divisoria, ah sì ho molti libri, lei ama la filosofia Accio?, ah devo passare al tu pisano, ma non è troppo presto, lei mi sembra un pericoloso uccellatore medievale, ed a pochi passi c'è la Torre della Muda dantesca ove Ugolino lo serraste facendolo morir per fame, oh ma posso offrirti qualcosa mentre aspettiamo, un drink un biscotto integrale svizzero... se sei ghiotto di cioccolato visto il mese rigido ne ho di buonissima... addolcisce anche il più temibile cattivaccio... il colpo di fulmine riguardava anche lei, sennò una bella ragazza non parla così dopo mezz'ora a un giovane... e questo Accio lo sapeva da astuto in tutta scemenza ornitologo.

La canarina torno dopo un paio di ore... nella sua gabbietta affamatissima. E la poesia di Guinizzelli recitata da Karoline Knabberchen per esteso ci accolse nel suo frondoso volere... prima di uscire nella nostra prima passeggiata assieme sui Lungarni.

Lalo, il compagno Lalo, nel Canzoniere col cognome di Lalo Nardi, chiuse da solo la serranda aveva bell'e 'apito com'era andato il mi’ pomeriggio e che nemmeno mi avrebbe visto a cena... e scosse il capo per avé un figliolo 'osì... e poi tra se disse: Belle 'osì se ne vedono poe in giro. Ma anche ad Accio non manca nulla per far funziona la 'alamita. Vedremo domani se la 'anarina è tornata e se ir mi piccione ha trovato la su' picciona 'anarina.

Alla Nada avrà raccontato il fatto della giornata, lei avrà risposto, se vengono in coppia preparo il cacciucco, magari fosse una bimba chi gli fa mette la testa a posto tra fotografia e altre fanciullaggini non finisce più l'università... ma com'è... bionda 'ome un angelo ài detto... oimmena... diavolo e angiolo mi sembra una scommessa azzardata... ma se il piccione cerca la picciona e viceversa potrebbero amassi come noi per tutta la vita...

Proprio 'osì è andata. Per Fabio Nardi. Che ama fedele una morta da 35 anni. Ed a me che ne scrivo cos'è l'amore che non scade come il latte. E che è della stessa marca e sostanza che lega me oggi a Sara Cardellino.

E questa è la presentazione adatta a quanto in musica qui di seguito appare. Il suono che regge la parola e i cuori però s'elevò nel Pianissimo da una gabbietta vuota di Canarina.

 

 

CDS detto ACCIO / FABIO NARDI

IN DIFESA DELLA VICENDA E DEL NOME DI KK

poetessa e filosofa nata a Guarda in Engadina il 10 aprile 1959.

Il 20 agosto 1984 a 25 anni annega, volontariamente, dandosi morte per acqua, alle Lofoten isola Austvågøy, Karoline Knabberchen

Scrivo e custodisco da 40 anni opere in tutti i generi estetici per Karoline Knabberchen. Come lettore di fumetti e lettore di narrativa popolare e interessato alla serie TV ho anche ipotizzato che il personaggio i personaggi del Canzoniere di KK potessero proseguire con altre firme.

L’Olandese Volante (2011) e prima Tellusfolio (2005) e prima Tellus (2000) sono state le testate telematiche e su carta alle quali affidare estratti dall’opera alla qualche come autore e con Fabio Nardi fidanzato di KK e fotografo mi sono dedicato.

Il naufragio Dell’Olandese Volante il 9 gennaio 2017 ha anche comportato che testi nati sull’Olandese volante legati a Karoline Knabberchen, in ornitologia, erbari, e altre trasfigurazioni comparissero su altra rivista elettronica, con nome cambiato, ma non luoghi (Engadina e altri da me con KK raggiunti in viaggi europei) pubblicati oltretutto per ricavarci teoria estetica in netto contrasto con la mia etica politica con la vicenda della poetessa e filosofa suicida alle Lofoten il 20 agosto 1984.

A chi ha operato queste pubblicazioni a chi vi ha ricavato, ai due teorici di estetica, teoria letteraria, chiedo di lasciare in pace la tomba di Karoline Knabberchen (che mai le interessò alcuna carriera letteraria o accademica come si evince da "Esclusività") e me che ne curo la vicenda esistenziale e scritta. Perché ciò è osceno e disapprovo che si giunga a ciò per fini di carriera letteraria per ricavarne pubblicazioni e prestigio simil-accademico.

Confido nel Trentacinquesimo di essere esaudito. E che il mio nome e cognome non compaia più su detta rivista (che i motori di ricerca Google poi consegnano a chi eventualmente cerca Claudio Di Scalzo in rete) né nelle note della persona che così si è comportata. Essendo redattrice e co-amministratrice del sito (come lessi su Linkedin) operi per cancellare quanto a lei non attiene né alla sua biografia.

Vorrei vivere in pace con chi amo, morti o vivi, senza ricevere profanazioni e sfregi. CDS/Nardi

 

 

35 MUSICALI SCALINI PER KAROLINE KNABBERCHEN.

NEL TRENTACINQUESIMO DELLA MORTE IL 20 AGOSTO 2019.

(Quest’opera è stata scritta sotto la protezione amorevole della musicista Sara Cardellino)
 

 

1

DUE DESTINI ROMANTICI: SCHUBERT E KNABBERCHEN

35 scalini musicali presi in parola saliti dal 20 agosto 1984 ad oggi 20 agosto 2019 saliti ricordando l’amata Karoline Knabberchen (Engadina Guarda 1959) suicida alle isole Lafoten isola di Austavgoy che lasciò disperato, senza il coraggio di seguirla nelle acque notturne e con il rimpianto inconsumabile di non averla salvata, il fidanzato fotografo Fabio Nardi (8 dicembre 1952, Vecchiano-Pisa).

Il primo scalino è composto dalle Sinfonie, tutte di Franz Schubert.

La scrittura musicale di Schubert rimanda a un immaginario perfetto tra dramma e destino nella tangibile esistenza compositiva. Però la perfezione in musica è assunto astratto necessita dell’esecuzione dell’interpretazione e allora aggiungo che la perfezione schubertiana appartiene alla storia della sinfonia, perché in una manciata di anni, il maestro viennese cercò e riuscì a superare la forma e la struttura classica. Seguendo un’altra via rispetto a Beethoven. Ne era contemporaneo. Stando vivente misconosciuto e poi obliato con riserve che solo il Novecento ha dissipato.

Anche Karoline Knabberchen nella sua poesia e prosa insufflata di filosofia romantica con Schelling e Kierkegaard trovò soluzioni ardite e dolci, inedite, nella forma scrittura, per poi, senza mai pubblicare un rigo, andarsene, lasciando quanto salvato dalla furia distruttiva della madre, le carte al fidanzato disperato Fabio Nardi. E la vicenda della coppia, un’interpretazione sia detto, la tento io Claudio Di Scalzo con l’aiuto di Nardi. Sta in un “Canzoniere in vita e morte di KK”. E questo sterminato tentativo dura da 40 anni, perché 5 anni Karoline visse assieme a Fabio Nardi, fino all’esito drammatico norvegese, incontrandolo nell’agraria di suo padre dietro Piazza Cavalieri. Quando cercava mangime adatto per il suo canarino.

Nella mia vita che va a finire ci sono due uccelletti e sarà per sempre.

Scubert illustra e rivela una visione nuova del mondo romantico nascente: sviluppa al massimo grado l’immagine singola con temi e melodie di una liricità mediana tra la malìa e la seduzione. Per questo le sinfonie di Schubert per eseguirle necessitano di studio continuo senza mai perdere di vista questa dicotomia. Destinale. Vista a lato la biografia dell’infelice compositore.

Anche per avvicinarsi al destino infelice di Karoline Knabberchen ci vuole serietà rispetto cura che non dimentichi che la Donna d’Engadina scrisse per amore scegliendo di non percorrere alcuna carriera letteraria. Essendo ciò la sua scelta di religione. E per Nardi di comunismo.

Sia maledetto e maledetta chi, approfittando dei testi da me pubblicati sull’Olandese Volante dal 2012 al 9 gennaio 2017 ha usato ed usa la vicenda di Karoline Knabberchen su altri siti con teorici letterari da burletta violando il suo silenzio musicale la sua tomba d’acqua. Che deve essere custodito soltanto da chi l’amò in vita e morte.

 

2

PER UN’ANIMA AQUOREA PELLEGRINA

Il Concerto “Peregrinazione di un’anima” venne lasciato incompiuto da Leos Janacek e deve essere collegato con l’opera “Da una casa di morti”. Il concerto è stato ricostruito da musicologi devoti però non è mai entrato in repertorio per essere eseguito.

Anche quanto scritto in materia di poesia e prosa e riflessione filosofica non è stato affatto terminato o sistemato da Karoline Knabebrchen. Sono nella condizione io e Nardi dei musicisti alle prese con l’universo di Janeck. Il genio è la donna suicida alle Lofoten.

Il motivo per cui Nardi ha continuato a vivere è stato l’impegno a custodire il transito terrestre dell’angelo svizzero restando a lei fedele; mentre il mio quello di aiutarlo in questa impresa cercando una figura femminile che somigliasse nell’etica nella poesia nella bellezza della sua umanità a Karoline. L’ho trovata in Sara Cardellino.

C’è, eccome se c’è, l’implacabile ardire

Del richiamo nella sera intrecciata al suono

Che scioglie braccia e labbra nello stupore bianco

Che accarezza schiuma ventosa del gorgo oceanico.

 

3

IL 1905 CON SOSTAKOVIC NON SI STINGE

Karoline Knabberchen curò con Fabio Nardi l’estetico foglio sovversivo, composto da una pagina ciclostilata fronte e retro, “Il Foglio di Lalo”. In esso con Fabio Nardi riversò la sua Religione eil suo particolare Comunismo. La sua fedeltà a questa impresa è narrata da me sull’Olandese Volante in “Esclusività”  quando rifiutò l’ingresso in una rivista accademica che le venne proposta dal critico supponente con un tono e un ardore che confermavano cosa sia l’amore e in essa la rivoluzione. “Neppure se mi avessero offerto la direzione del New York Times avrei abbandonato Il Foglio di Lalo” scrisse a Fabio Nardi, “sapendo di darti dolore immenso e di perderti”. Questa era Karoline. E per questo trovo adatta per lei la sinfonia eroica la Undicesima di Sostakovic .

Sinfonia dedicata alla sanguinosa repressione zarista dell’anno 1905 richiamata nel titolo. Quando la progettata rivoluzione era tragedia e non tragicommedia o al massimo avventura eroicomica come negli anni settanta a Pisa. Perché questo pensava KK dei fatti politici in atto.

Sul 1905 scriverà Trotskij e Lenin. Ed i bolscevichi affineranno su questo evento la loro teoria dei Soviet e la tattica e strategia rivoluzionaria.

A Karoline Knabebrchen interessava molto la presenza, rivoluzionaria secondo lei, dei canti popolari intessuti nella partitura. Superando le scelte documentarie di Mahler rimanenti in ambito borghese. E decadente. Per proporre che la rivoluzione è soprattutto popolare con i suoi linguaggi di base. Sara Cardellino è d’accordo con questa visione pur rimarcando che vuoi per l’enfasi di Sostakovic vuoi per i controlli staliniani spesso sul piano strettamente compositivo il compositore non è efficace come Mahler.

Ti attendo compagna nel transito da uno all’altro inverno

Nella rivoluzione mancata che elide in eterno la giovinezza.

Al centro del Bosco in Engadina dove avesti casa la ragnatela

Edificata tra i fili d’erba accoglie spari e sciabole

Senza che ne venga lacerata la tessitura.

 

 

4

AZALEE TRA LE SONATE DI ALESSANDRO SCARLATTI

Quando Domenico Scarlatti figlio di Alessandro va in Portogallo si porta dietro l'italianità oltre che, rima, la paterna eredità. E lo rivelano la sonata in do minore F33/K73 e la Sonata-fuga F16/K58.

Quando la svizzera KK viene a Pisa cosa si porta dietro nella sua musica spirituale per Fabio Nardi?

Se nella prima sonata la tastiera eleva virtuosismo e brillantezza, come elemento più vistoso all'orecchio, Karoline Knabberchen, ovvero saltellante in tedesco, tenendo fiori erbe foglie rilucenti in braccio quasi scompare verde nel verde prato di Guarda avendo come sfondo pareti superbe di roccia il broccato di nuvole pallide. Abbracciandola sulla porta di casa del cascinale colsi, era il 1979, la struttura intiera del suo animo ventenne fiorito. Dove s'alternavano, su suggerimento di Alessandro Scarlatti, la tenacia dei passi toccatistici e accordali del petalo parola con il collo stelo arpeggiato. E presto baciato.

Giunta a Vecchiano Karoline frivolmente elegante decadente incede tra metamorfosi di azalee dandomi notizia svizzera che la sonata fuga propone sublime chiarezza espositiva del contrappunto: esattamente come tra la sua gonna fiorita e il fiore da bordura sfiorato.

Mentre ascolto le sonate di Alessandro Portoghese evocante l'angelo svizzero in erbario amato vario, Sara Cardellino mi racconta che Alessandro Scarlatti svolge una gara di virtuosismo con Haendel. Finita in parità. Il primo si distinse per la sensibilità dell'espressione mentre il secondo incantò per la brillantezza dell'organo.

A questo punto non mi resta che, con facile corrispondenza, pensare che Guarda e Vecchiano, quando lì Karoline visse con me, eran luoghi che grazie al lievito dels uo sorriso musicale, stavano a pari nel proporre gioia estiva.

 

5

LE MANI DI CHOPIN SUL PIANOFORTE

Geoege Mathias che fu allievo di Chopin testimonia: “lo strumento che si ascoltava quando Chopin stava suonando non è mai esistito se non sotto le dita di Chopin”. Su questa verità, che coinvolge la natura assoluta e misteriosa dell'arte che abita chi all'arte è predisposto oltre ogni strumento parola segno, scrivo che la poesia e filosofia di Karoline Knabberchen non era possibile conoscerla se non dalla sua voce che la raccontava a Fabio Nardi. Riprodurla ance in un Canzoniere è atto devoto forse anche esteticamente valido in molte parti, ma non è come usciva dalla voce dell'amata che si perde alle Lofoten.

 

 

6

KAROLINE VERSO CHOPIN

A Karoline Knabberchen s'adatta quello che chiamo il MODELLO CHOPIN. La precocità creativa di Chopin il suo incanalamento virtuoso anche sul piano etico sta nell'aver SCELTO la libertà musicale. Ecco perché a diciannove anni compone già il suo primo STUDIO. Anche Karoline Knabberchen a questa età già produsse testi insuperabili per belelzza e ardimento. Poi andati perduti dopo il suo suicidio. E se Chopin lo Studio ricordato lo compone sotto l'influsso di un recital di Paganini, KK perché segnata dalla lettura di Novalis.

Chopin piuttosto ceh adattarsi ai generi esistenti o ad asfissianti maestri intenti a modellarne la postura ideativa investe ogni sforzo ardimento pure sofferenza al perfezionamento di un linguaggio suo del tutto personale.

Karoline, l'angelo svizzero Knabberchen, saltellante, fonda così, come Chopin, la sua Mitologia delal Ranocchia.

Ranocchia è il soprannome che le affibbia il fidanzato Fabio Nardi. Per l'andatura per il cognome e perché, sua ironia paesana, essendo Karoline la ranocchietta più bella d'Engadina, secondo lui, baciando il rospo paesano ha donato bellezza ai suoi lineamenti al suo spirito. In realtà anche Nardi è un bel giovane però la “rospitudine” sta in certi suoi atteggiamenti strapaesani che pur accettandone il colore anarcoide Karoline corregge con la musica del suo linguaggio. E l'amore è anche una popolare, tra loro due, Mazuka.

 

 

7-8-9

IL MISTERO DI KK ACCOSTATO CON MOZART MENDELSSOHN CHAUSSON

La Grosse Messe di Mozart è di una bellezza indiscutibile. Mette d'accordo direttori e interpreti. Similmente al Requiem la Grosse Messe è incompiuta. Qui parto per accostare questa partitura a Karoline Knabberchen nel 35esimo della sua morte.

Soltanto il Kyrie e le otto sezioni del Gloria sono state interamente completate da Mozart. Credo, Sanctus, Benedictus hanno richiesto l'intervento di altre mani che fossero editori o musicologi scelti all'uopo. Fedeli al magistero di Mozart e immagino anche schiacciati dal compito. Ne conosco tre esiti.

L'edizione curata da HC Robbins London; quella del musicologo di Salisburgo Helmut Eder; e quella di Franz Beyer che riprende materiali dell'ottocento a loro volta confluiti nell'edizione di Alois Schmitt.

Chi avvicina il materiale non concluso in poesia e riflessione filosofica, metti su Schelling, di Karoline Knabberchen si trova nella medesima situazione dei musicologi ricordati. E cioè l'autore CDS e FN fidanzato e Sara Cardellino che ritiene accostarsi usando certi compositori da lei studiati.

Come sviluppare sistemare l'originale impasto di suggestioni stilistiche che stanno nei frammenti nei quaderni della poetessa suicida a 25 anni?

Avvicinando la Grosse Messe necessitò per i musicologi tener presente la grande tradizione oratoriale barocca di Haendel e Bach che Mozart conobbe nel Circolo del barone Swieten tale da proseguire la Grosse messe usando forme contrappuntistiche. E in seguito se nel Sanctus c'è tanto colore bronzeo mistico e grandioso insieme bisognerà, e difatti così fanno, svilupparlo un po' come fa Gounod nella Messe Solemnelle.

E non è forse il contrappunto di misticismo e crudo reale ad affiorare nell'opera di Karoline? E i toni mistici che diventano grandiosi sconcertando non son forse presenti quando tratta la presenza del Male in Dio?

Ecco di ciò quando Di Scalzo e Nardi hanno sviluppato percorsi di Karoline han tento conto. Ma il mio contributo alla loro devozione cura sviluppo in un Canzoniere per KK non può che venire dalle mie conoscenze musicali della grammatica compositiva intendo.

I quartetti vocali nella Grosse messe incardinano morbidezza e arabeschi del Kyrie e dell'Incarnatus come probabilmente li avrebbe scritti Mozart. Lavoro eccellente.

Ogni retorica sull'esistenzialismo di KK va evitato così come lo evitano i musicologi e i direttori più attenti dirigendo l'opera. Fondamentale è prestare attenzione alle esigenze vocali e di fraseggio evitando ogni algida e troppo scontata “celestialità”. Anche verso KK il fraseggio tra i suoi frammenti va salvaguardato quando la si ricorda leggendola nei 35 anni della sua morte,

e quanto qui scrivo sia la Messa Grande dell'Autore del fidanzato e dell'amica Cardellino

Tutte le volte che ascolto Chausson mi prende sgomento e tenerezza ad immaginare cosa avrebbe potuto ideare questo compositore se non fosse morto troppo giovane e come avrebbe potuto superare gli influssi che si scoprono nel poco di lui che ci è giunto e che viene eseguito riguardo ai maestri ispiratori che ebbe in Schumann Frank Fauré.

Come avrebbe stemperatole forme che usa.

Stessa domanda mi pongo dinanzi a quanto ho riletto a Vecchiano nelle carte di KK e in quanto l'autore ha sistematizzato.

Se penso al Concerto op 21 di Chaussone ove c'è l'insolita distribuzione tra violino solista i lussuosi arpeggi del pianoforte ed un quartetto d'archi, s'avverte che il giovane sfortunato infelice compositore subisce diversi influssi e non sceglie.

Karoline Knabberchen neppure ebbe tempo di scegliere tra i numerosi influssi filosofici e poetici che la coinvolgevano. La responsabilità di chi ne cura gli scritti è dunque enorme di farle dire quanto lei non aveva detto e scritto.

Ma su questo devo dire che questo pericolo Nardi e l'Autore l'hanno evitato anche perché scelgono di tenere per sempre inedita l'opera, KK approva dal gorgo delle Lofoten capovolto azzurro cielo dove sta? Penso di sì.

Io stessa scrivo perché solo quanto qui trapela nel 35 sia transitorio.

Mendelsohn visse un severo tormento creativo nella sua breve vita. Cassava distruggeva non eseguiva quanto, a torto fra l'altro, riteneva composizioni di poco spessore.

Come nel caso delle neglette sonate per violino.

Che invece sono ascoltandole e leggendone la partitura come io ho fatto in tutta la loro felice naturalezza espressione di un animo giovinetto e primaverile.

Prendiamo la Sonata in fa maggiore per violino e pianoforte. Del 1838.

Menselssohn la definì una cattiva sonata.

Ed è riapparsa nel 1953 perché il gran violista Yehudi Menehuin l'ha riproposta.

Più defilate laa sonata in fa maggiore 1820 e la sonata n 4 del 1825.

Eleganza del tratto musicale aristocratico fraseggio brillantezza morbida come le guance del poeta come quelle di Karoline. Scintillìo di sguardi e ricambiata complicità dalla natura floreale dei giardini a Lipsia a Guarda d'Engadina.

Ho tra le mani i manoscritti di KK.

A lato cassare.

Incompleta.

Che pena per quanto non rileggerò.

Gettare tutti in minuscoli frammenti strappati nell'INN o nel Serchio.

Non devo farmi vedere da Fabio.

Queste le sue parole a lapis in grafite sui margini dei quaderni.

E invece sono di una gran bellezza testi poetici e brevi prose.

Chissà come Nardi è riuscito ad evitarne la distruzione.

Con la complicità di Mozart Chausson Mendelssohn ho dedicato a questa giovane donna il suono traverso la sua leggenda misteriosa. Sono spossata e lieta di esserci riuscita in questo anniversario. Sara Cardellino piume le più colorate per la Canarina d’Engadina.

 

10

SEQUENTIA CANTI D’ESTASI DI HILDEGARDA PER KAROLINE

La parola nascosta di Karoline s’eleva solitaria nella mia memoria così come il canto ramingo di Hildegarda di Bingen lo sento nello spazio più alto della chiesa fino a riempire ogni cupola dove gli angeli danzano sulle braccia del Cristo.

Riunisco le due figure per ascoltare, viaggiare nella teologia cristiana più rarefatta e unica, i Sequentia della colta badessa benedettina che nella prima metà del XII secolo scrisse molte liriche di elevato, appunto, contenuto teologico.

I Sequentia accolgono con materia sonora sfolgorante in visibilio per l’orecchio quanto spesso, quasi sempre, non è inteso, cuore sensi spirito, da chi s’accosta alla musica medievale spirituale.

E cioè che, me l’ha insegnato sara Cardellino, la musica di Dio in quell’epoca rappresenta ovvaimente Dio ma tale rappresentazione non attiene alla pacatezza alla razionale partecipazione: diventa invece, e in Hildegarda Sequentia superbamente, così come negli scritti teologici per frammenti di KK che scrisse a Vecchiano e in viaggio con il fidanzato Nardi, un infinito andare oltre ogni limite.

Hildegarda l’ha sperimetato carne e petto parola questo eccesso, anche ascesso di bene amore, consegnandosi all’allucinazione mistica come una discepola in grazia che ripercorre il mistero divino nella sua interezza: tragica e accosto gioiosa.

Il tragico e il gioioso e il finale tragico riguarda pure Karoline Knabberchen fino alle lofoten il 20 agosto 1984.

I Sequentia consegnano suono voce corpo ai canti d’estasi, la rivestono rivestono noi nel concreto pulsare degli organi in bruciore di contatto col divino, e rivelano come le parole irreali siano cariche dìogni penetrante fisicità in cerca di suono.

Basta accostarsi a La voce del sangue di Hildegarda per aprire sguardo orecchio ascolto sul medioevo visionario in ogni purezza cristiana. Karoline a questo punto sta sotto la cantata nella prima antifona: la vedo, oggi, in agosto, 35 anni dopo, nel fiotto rosso di sangue che unisce il cielo e la terra che divise con me.

Questo portano i Sequentia Canti d’estasi all’estate fondante il patto d’amore di noi quattro: Accio, Fabio, Karoline, Sara.

 

11

L’ASTRATTEZZA ESPRESSIONISTA DI SCHOENBERG VALE PER CERTI FRAMMENTI DI KAROLINE KNABBERCHEN

Seguo il suggerimento di Sara Cardellino, “certi frammenti che ho letto nei manoscritti di KK in soffitta, e altri che hai pubblicato nel viaggio europeo col fidanzato Nardi, mi sembra contengano, e non so dove potevano condurre la parola di KK la sua poesia, un’astrattezza espressionista che fa da perno nello Schoenberg che nel 1910-12, con “La mano felice”, appronta la dodecafonia in rapporto con “Il cavaliere Azzurro” in pittura”, per rilevare che Karoline e Nardi sono in certe parti del Canzoniere, diario della Knabberchen, personaggi astratti in azioni astratte anche se svolte in città e chiese e parchi. In effetti ne “La mano felice” uomo e donna e Animale favoloso sono del tutto simbolici. Basta che la coppa passi dalla donna all’uomo e si concretizza il gesto sonoro dell’amore. Se il coro vira nel verde spettrale, esso vale come personaggio intento a consegnarci la “conoscenza”.

Il crescendo di luce colori conduce in corrispondenza ai timbri sonori degli accordi. Questa complessa astrattezza è un guadagno nella scrittura di Karoline? o liberarsi eccessivamente degli oggetti e dalle ombre che rilasciano crude vere rendono il tutto nella plaga dell’artificio intellettuale? un po’ come quando il Cavaliere Azzurro (Der Balue Reiter) con Kandinskij cerca l’intimità del suono con il colore?, e se riesce al pittore al compositore, questo modello riesce a KK?

A volte certi frammenti della poetessa e filosofa sono così antinaturalistici che potresti costruirci una sonorità dodecafonica ma forse c’è una arbitrarietà che rende oscura la materia nelle sue voci dialogiche e teologiche. Se Karoline fosse vissuta probabile sarebbe intervenuta su queste parti che fidanzato e autore curatore non toccano.

Però il suggerimento della musicista e studiosa di musica e composizione Sara Cardellino, evocando Schoenberg, certo Schoenberg, hanno aperto in questo Trentacinquesimo a indagini proficue nel magma Knabberchiano.

Anche sul cubismo di certe descrizioni oltre-natura di KK nel viaggio francese e poi in quello tedesco.

Le recitazioni dei personaggi – scopro - possono accostarsi in arabesco sopra luoghi e atti. Esattamente come in “N 4 Una pallida lavandaia” la recitazione, non accompagnamento, sopra quanto forma nel suono flauto clarinetto violino perché tendono a regolari emancipanti consonanze.

Le consonanze in Shoemberg accostano gradualmente suono morbido e duro. Anche in KK c’è ci sono consonanze che a prima lettura sembrano dissonanze, e cioè imprecise, esattamente come in Shoenberg, i suoni presi per dissonanze imprecise ma non lo sono, semplicemente l’orecchio deve piano piano accettarle consonanze. Lo stesso vale secondo me su suggerimento di Sara Cardellino per i testi di KK, e, in questa maniera, l’astrattezza che rilevavo sopra trova la sua necessità.

L’eco della voce annaspo

A sbalzi trattenuta dalla forza contraria

Corrente che percuote muscoli del viso

Come al Pierrot Lunaire la farina del sogno

 

12

LA RICERCA DEL MELOS POETICO DI KAROLINE KNABBERCHEN VERSO SCHOENBERG

Se intendo dove Cardellino mi ha sospinto riguardo agli inediti di Karoline Knabberchen custoditi “sottotetto” e quanto raccolto da me autore e Fabio Nardi fidanzato, devo rilevare che la Donna d’Engadina come Schoenberg stava approntando un nuovo sistema di composizione testuale ed estetico ma che non è riuscita per l’esito tragico della sua vita a 25 anni, suicidandosi, a compiere quanto invece il compositore è riuscito a fare.

Ecco dunque che le composizioni di passaggio verso un nuovo sistema oltre il tonale come quelle ricordate: La mano felice e R4 lavandaia aggiungendovi N 6 Madonna sono importanti per avere paragoni d’interpretazione di un percorso interrotto. Un via spezzata dal crollo.

Diventa poi per me Curatore per Nardi custode del Canzoniere di KK sentire da Cardellino che, intuitivamente, senza conoscere la tecnica compositiva di Schenberg in realtà anche noi, io e Nardi, curatori abbiamo fatto.

Se Schoenberg a un certo punto s’accors eche il suo linguaggio musicale aveva preso un carattere troppo anarchico e in Pierrot Lunait i timbri sonori sembrano i puntini di Seurat sulle tel in una stratto e casuale gioco bisognava trovare leggi che determinassero l’arbitrio del punto colore-suono.

E appunto nella seconda e terza parte del Pierrot Lunaire c’è una forte costruttività ricorrendo alla polifonia anceh classica. Si ispira a Busni? Passacaglia canone doppio canone a ritroso, etutto pera vere un nuovo melos.

Ma il melos in musica è la musica stessa.

Ecco Karoline K a questo tendeva ad un melos in poesia.

Dove il tragico e la commedia della sua vita e di chi amava avessero in città luoghi oggetti incontrati il coro adatto.

Schoenberg inventa per il melos che cerca un nuovo sistema melodico e armonico che sostituisca il diatonico e tonale. Sistema organico. Fondato sull’intera scala dei dodici suoni.

KK non approda ad un suo sistema melos poetico perché inghiottita dal gorgo Lofoten.

Ma io e Nardi e sotto lo sguardo benevolo di Cardellino, che diventa dopo Karoline, la mia Beatrice, possono dare il più possibile forma custodia presenza a quanto l’amata d’Engadina da sola tragicamente tentò. Melos del resto per estensione vuol dire poesia lirica.

 

13

HUMOUR E SEMPLIFICAZIONE SPETTRALE NELLA NONA DI MAHLER PER K K

Altamente segnato da drammatici avvenimenti familiari e personali e dalla coscienza della fine imminente, negli ultimi anni della sua vita Gustav Mahler concepisce una delle sue opere più complete: la Nona Sinfonia.

L’ultimo Mahler lo “sento” adatto ad accostarsi all’ultima Karoline Knabberchen sul piano esistenziale e della scrittura.

Mahler nella Nona intreccia le sue idee musicali in maniera essenziale, rinuncia all’uso delle voci, semplifica il complesso orchestrale. Rispetto alle sinfonie precedenti.

Penso alla scrittura aforistica, con animali rappresentati, dalle ultime prove di Karoline Knabberchen. Alle prose con detti aforistici scritti in Svezia e Norvegia sulla stirpe.

Nella Nona traspare un Humour spettrale però con tratti da burlesca da rondò. Tutto fantasma irridente morendo mi fo.

Per poi giungere alla seria, disperata?, fine della sinfonia, con l’adagio lineare aspro antiarmonico che sembra scolpire il volto ultimo del compositore.

Qui si firma un uomo libero oramai da ogni legame con la vita concreta portatrice di affanni equivoci ferite senza possibilità di rimarginarsi qui si firma un essere sulla spiaggia ultima prima del gorgo oscuro che la natura gli ha riservato. Firmandosi Mahle mezzo spettro mezzo ancora persona indica però una nuova costruzione audace sonora e spirituale.

La biografia ultima trascende nell’ anelito illimitato che non trova le consuete consolazioni: ce lo rivelano le volute melodiche strette tra loro con audacia senza pari che non si risolvano, acquietano, in armonie consuete.

È così lo stare sul crinale della morte, della partenza ultimativa?

Ci fu questo Adagio a comporre schiuma sulle gambe bagnate di Karoline Kanabberchen all’Isola di Austvagoy Lofoten la notte del 20 agosto 1984?

 

14

DECIMA INCOMPIUTA DI MAHLER NEL DIARIO INCOMPIUTO DI KK

La Decima incompiuta di Mahler è un Diario dove il compositore si confessa a sé stesso con il suono rituale primitivo. Mi spiego.

Intanto i riferimenti sono ad abbozzi. Però come i popoli antichi, certi popoli, Karoline mi disse scherzando che lo facevano gli etruschi, e secondo Cardellino antichi popoli nella laguna veneta, sempre con me scherzando lo afferma, sospendono all’improvviso il rituale canto per sciorinare preghiere intense, ove parole e suoni scorrono levigandosi; nella stessa maniera il Mahler della Decima incompiuta impone stesso andamento a quanto prospettava possibile.

Lo Scherzo porta nel frontespizio motto: Il diabolo balla con me. C’è qualcosa di estremamente popolare e scandaloso nello svolgere sonoro e negli sbalzi arditi sembra che la danza si svolga sull’abisso sonoro evocato fine di tutto ma ridendo scurrilmente. A turbare Karoline allora come oggi cardellino è il fondamento sonoro del movimento che viene interrotto quando appare un comodo, inatteso, contrastante tema di walzer.

Quale maschera ebbe il diavolo per Mahler per KK ha per me e Cardellino?

La maschera del diavolo è deformata in una tonalità in rapporto ad una melodia bizzarra che sbalza strattona voci che l’accompagnano, purìesse saltellanti in contrappunti estremi d’intrecci che sospinge sull’orlo del delirio di Mahler di Karoline per giungere al ritmo nudo crudo quasi senza suono: e e e e dopo una pausa di una battuta, ancora un solo solo solo solo colpo secco della “gran cassa completamente in sordina” segna la morte la fine l’inizio del silenzio.

Il cuore di Mahler è schiantato, il gorgo si richiude sopra i biondi capelli della suicida Knabberchen.

 

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LO STRUMENTO FLAUTO TRAVERSO E L’INTERPRETE SECONDO MOZART

Mozart ebbe veramente scarsa simpatia per il flauto traverso? Sembrerebbe testimoniarlo le partiture che scrisse: soltanto un Andante e tre concerti per strumento e orchestra e quattro Quartetti per flauto e archi.

Sara Cardellino risponde alla mia domanda coinvolta parecchio. Ed offre a me la possibilità di riflettere sull’opera anche in scrittura e come custodirla tradotto inediti di Karoline Knabberchen.

Le perplessità di Mozart non riguardavano lo strumento a fiato in sé, quanto, allora, la diffusa mediocrità degli esecutori. Pertanto se il flauto traverso aveva limiti tecnici riguardanti precisione e intonazione è pur vero che Mozart avrebbe potuto più ampiamente scrivere qualcosa che superasse il limite tecnico. Ma ciò gli capito soltanto incontrando il flautista dell’orchestra di Mannheim, del quale nutriva ampia stima, a dargli la mossa adatta per comporre.

Anche per gli scritti sparsi appunti testi terminati o ad un passo da esserlo di Karoline Knabberchen ci vogliono curatori adatti, si necessita che io e Fabio Nardi si superi i limiti dati dalla non sistemazione a volte caos del materiale per orchestrare il suono più adatto testuale. Perché l’Angelo svizzero poteva scrivere su tutto e necessita, da morta, di esecutori che superino i propri limiti costantamente.
 

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JEAN BAPTISTE DUBOS NEL BOSCO IN SOFFITTA

DI KAROLINE KNABBERCHEN

PER CONTRAPPUNTO CON BACH

Karoline Knabberchen mi disse nei primi mesi che stavamo assieme che secondo De Sanctis chi aveva talento usa l’Immaginazione mentre chi ha genialità usa la Fantasia. Tu cosa usi Accio? Io cosa uso? Cosa usiamo quando come dici “aggeggiamo nei segni insieme”? E magari le domande sono inutili perché non abbiamo né fantasia né immaginazione. Poi rise cristallina dicendomi: “due gelati al Bar dell’Ussaro sui Lungarni e, guai a te se mi suggerisci i gusti in fantasia o immaginazione che sia”.

Se sfoglio i quaderni manoscritti i dattiloscritti di KK nella soffitta vecchianese, posso ben dire a Sara cosa usasse la Knabberchen saltellante d’Engadina. Il Cardellino annuisce. Stupita coinvolta fino alla commozione mi dice che Karoline conferma a pieno quanto scrisse Jean-Baptiste Dubos (Beauvais 1670 - Parigi 1742) nel suo Réflexions critiques sur la poésie et la peinture.Non so proprio chi sia, ammetto, e intanto so già che la mia “fortuna” ancora una volta sarà quella di apprendere qualcosa di fondamentale dalla donna amata e che magari si salderà il cerchio con quanto mi disse Karoline 40 anni dopo. Ci sono doni che giungono pure in scalcinate soffitte tra polvere scatole piume dell’Allocco notturno e macchine da cucire e cacciaviti per camion per capire cos’è accaduto alla postura esistenziale intrecciata a chi amammo amiamo.
Dubos scrive d’estetica qualcosa di basilare, te lo riassumo Accio, usando riferimento alla musica, che da una parte c’è la scienza della composizione con i suoi ferri del mestiere, tecnica e teoria, poi c’è l’opera che attiene alla genialità. Esiste musica che diletta certamente l’orecchio molto abile tecnicamente, ma sopra essa c’è la musica che vibra nel cuore di chi l’ascolta. Che commuove come nessuna abilità tecnica riuscirà mai a compiere. Dubos aggiunge che il compositore che non commuove è allo stesso livello del pittore che ben dipinge del versificatore che ben usa la rima ma che usa soltanto tecnica compositiva. Musica poesia pittura che sono altro, che coinvolgono commuovendo e dando gioia pura, la tecnica la usano come serva, strumentario, non fine. A quel punto chi ha genialità inventa uno stile. Riconoscibile.

Ascolto Sara infervorata e penso che è tutto vero quanto dice. Ci sono pittori poeti musicisti che si fanno mettere a guinzaglio, anche oggi, dalla tecnica compositiva e da chi, mediocre, la usa per dominare in scuole e sette teoriche. Gli uni gli altri spesso non hanno né Immaginazione talento né Fantasia geniale. Mi dico. Dico a Sara che sorride. Contenta di essermi stata utile su di un evento che mi coinvolse nel gennaio 2017 con L’Olandese Volante. E i suoi occhi scintillanti complicità dicono quanto tenga a darmi strumenti per superare un evento penoso ma rivelante tutto il mio essere in questi momenti in una soffitta. E a fine agosto in Engadina. Dove andremo a trovare Karoline Knabberchen che da 35 anni lì manca. Perché si perse in un gorgo all’Isola Austvågøy delle Lofoten a 25 anni.

- Lei aveva ha talento geniale, vero Sara?
- Sì. Scoprirlo nei suoi quaderni è come ascoltare il contrappunto di Bach.

Abbraccio il Cardellino di slancio. Per qualcosa che non so definire, ma che attiene lo so al destino, all’angelico che può stare in una soffitta malmessa negli infissi, come a volte sono le vite reali, quanto mi disse Karoline su De Sanctis trova cerchio nelle parole della musicista. Ed io, Accio, e Nardi, so di essere stato fedele alla mia postura, che natura m’aveva dato, quando presi ad “aggeggiare nei segni”. Non ha importanza se la tecnica compositiva può zoppicare o non esserci, l’importante è avere toccato il cuore di chi amavo, di ancora toccarlo. So di esserci riuscito. Me lo dicono le lacrime di Sara. Che prende a suonare Bach col suo flauto come fossimo in chiesa.


17

 ASCOLTARE BACH E SCHUMANN IN ENGADINA

La Sinfonia adatta al nostro viaggio in Engadina è la Renana, n. 3, di Robert Schumann, in mi bemolle maggiore. Intanto perché il Reno nasce nei Grigioni e si dirige verso il Tirolo austriaco. Schumann è fondamentale per il sinfonismo che verrà dopo di lui con Bruckner e Mahler. Un innovatore. L’altro compositore, per il viaggio in Engadina, è Bach. Una delle sonate per flauto dove l’arte del contrappunto è mirabile.

Schumann non possiede la forza di Bach nel contrappunto. Allora cosa ha per noi due e l’amica che siamo venuti a cercare a Guarda lo Schumann della Renana tanto da rendere da noi udibile, nello spirito, una sorta di Requiem?

Schumann nella Renana porge a sé stesso a chi ascolta l’orecchio adatto per esplorare il proprio IO più umorale ossessivo imprevedibile. Lacerazioni del romanticismo che le guglie dei monti il mormorio del Reno fra le gole rende plastico. Da innovatore, anche senza la perfezione del contrappunto di Bach, crea forma musicale unitaria e inventiva unica. L’io sofferente potenzialmente malato anche nei nervi necessita del suono ambrato quasi scuro venato da toni caldi viscosi, sembrano gli inquieti bagliori serali o alcuni fuochi che i boscaioli tengono sotto controllo in chiassore feste.

La Sinfonia n. 3 non ci dà nessuna traduzione in parole in pensieri logicamente intuibili. Perché manca il contrappunto. In Bach, e a lui dobbiamo tornare nel proseguo del viaggio engadinese, perché se con Schumann finiamo per disperarci sul destino di Karoline Knabberchen trentacinque anni fa, con Bach ritroviamo serenità. Perché il Bach del contrappunto il suo linguaggio musicale, toh voglio dire sua sintassi, permette, se ascoltiamo un’Aria rapiti dalla quarta corda, vedendo le nubi in alto, sui monti di Segantini, che si spostano, possiamo dare loro grammatica di pensieri che si muovono nella nostra testa e parole sulle labbra pronte a farsi intendere.

 

(...)
 

35

Il Requiem, perché di questo anche si tratta, per KK, si conclude con il flauto traverso, lo strumento che suona SC, e con il fortepiano di Johann Cristoph Bach.

Se Karoline Knabberchen, i suoi pochi scritti salvatisi dalla furia distruttrice della madre e dalla sua personale scelta di cancellarli, può assurgere al ruolo di fenomenale compositrice di segni e metafisiche filosofiche come una sorta di Bach che lascia ai figli il compito di sistemare proseguire quanto da lui composto, io e Fabio Nardi, questo siamo stati. Anche in questo trentacinquesimo dalla sua morte e nel quarantesimo di quando la conoscemmo. A suggerirci il figlio meno famoso di Bach è stata Sara Cardellino. Sul perché è stato nostro compito scoprirlo.

Per parte mia, nel concludere questa opera evocante dolore e grazia, perdita e salvezza, penso che l'indicazione della musicista Cardellino stia nella figura di figlio e musicista di cotanto padre tanto da doverne ravvisare legami in queste composizioni per flauto traverso e fortepiano anche con la vicenda di KK e mia e di Nardi.

Lo stile Rococò è facilmente fraintendibile in queste composizioni. Intendo che la loro bellezza è talmente delicata ineffabile suadente che potrebbero indurre a scambiare queste melodie per una forma in sintesi facile nella sua comprensione come lo è la porcellana levigata. Ma non è così. Queste composizioni rappresentano ben altro se eseguite come si deve evitanto l'equivoco che siano espressione di un passaggio di una mutazione dai contorni stilistici con molti debiti verso il passato barocco e l'estenuazione che ne fu il rococò in musica nelle arti.

JCF Bach nacque in una dele stagioni più ampie del barocco a Lipsia nel 1732 e vivve il perodo aureo del Classicismo morendo a Buckeburg nel 1795. Le sonate ricordate fanno intuire uan poetica di complessa definizione, altro che sola porcellana, però evidentemente insufflata nel raziocinio raffinato, nel garbo e gusto e financo nella sensibilità sensualmente malinconica verso un Eden perduto e forse mai esistito. Se queste sonate corrono dunque il rischio di essere interpretate con gli stumenti e la lettura in partitura in modo manieristico, con maniera, insomma; così anche la vicenda di Karoline Knabberchen quanto le è sopravvissuto in scrittura e frammenti, in quello che io e Nardi chiamiamo anche “Libro Perduto di KK” non può essere compresa se ritenuta soltanto passaggio interrotto verso qualcosa che si è perduto e che ha avuto nei suoi fili avvolgimento sopra il tragico del suicidio. Gli scritti di Karoline Knabberchen, anche pochi righi sono una novità nel campo poetico e metafisico abbacinante per complessità e nitore.

Siano dunque questi 35 scalini un'occasione che qui termina (ma non la cura dell'opera nascosta di KK), per la donna giovane che un gorgo inghiotti lasciando contrappunto ai restati viventi, me Autore e Fabio Nardi personaggio, compito di interpretarne la parola.

In questo compito, concluso, in questo agosto vecchianese, è bello avere accanto Sara Cardellino. Perché la cura adesso è a tre. Lo a dire il vero dal 2017 quando è tornata nella mia vita e in quella di Fabio Nardi. Ed è per lei questo conquistato rapporto di serenità con una figura femminile tanto presente da 40 anni in due vite, un evento importante, perché in passato, nel 2009, Karoline Knabebrchen l'aveva anche condotta a sentimenti di pena altissima e di dolente per lei confronto.


 


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» Claudio Di Scalzo - Karoline Knabberchen: Sinfonia Lofoten 1, 2
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» Claudio Di Scalzo: Pensiero-inventario di Karoline Knabberchen
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» Fabio Nardi: Due colonne a Liegi
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» Karoline Knabberchen: Lettera al compagno Nardinskij - Al mio fidanzato rivoluzionario, 1979 - Cura di Claudio Di Scalzo
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