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Karoline Knabberchen

:: Karoline Knabberchen: Innocenza tua e mia
18 Maggio 2017

 

 

 

 

Karoline Knabberchen

L’INNOCENZA TUA E MIA

(lettera  a Fabio Nardi con litigio e poi cacciucco)
 

Caro Fabio… stamani qui a Vecchiano, dal salotto ti scrivo, mentre tu sei al primo piano a stampare fotografie in camera oscura.Ho fantasia e tremore a rivelarti quanto scopro proprio qui, in questa tua casa, dove tu mi hai portato e so che l’hai fatto perché facessi delle scoperte che tu non riesci ad “agguantare”. E che soltanto una Ranocchia bionda d’Engadina, Knabberchen, saltellante, un po’ filosofa, un po’ poetessa, può cogliere.

Mi preme dirti che l’innocenza tutta, anche la tua può coglierla solo Dio. E ancor più quando essa  innocenza si associa a una innocente crudeltà o cattiveria. Che poi è il tuo caso. Lo fai anche con me. Ricorda solo Dio può capire l’innocenza in noi e distinguerla dalla recita, dalla finzione, e, permettimi di aggiungere, di distinguere anche quella innocenza che poi innocenza non è, cresciuta sui libri, sulle filosofie, e sulla poesia.

Tu stai al di qua di tutto ciò. E anche per questo ti amo, sappilo, di amore grande.

La tua innocenza non è inficiata da alcuna letterarietà o teoria artistica. Quindi mi trovo come donna che ti ama, coinvolta pure dalle tue invenzioni, nella necessità di capire la tua innocenza. Tu stesso me lo chiedi. E proprio quando tu sei crudele e cattivo. Questo il compito del mio amore per te. L’amore si rivela per l’altro anche quando esso ti ferisce.

È accaduto l’altrieri. E tu sai come e perché di questo attrito, che poteva diventare catastrofico.

Stavo per chiamare un taxi e tornarmene in Engadina. Tu eri in piazza su di una panchina scontroso e furente. Capace persino di far ghiacciare il cacciucco preparato da Elvira. Che mi chiedeva ma dov’è andato?

A quel punto ho pensato a te che mi porti a casa tua. Che mi fai vedere i giochi tuoi da bambino, sempre solo, perché troppo monello, perché scacciato come figlio dell’anarchico del paese!; mi hai messo tra le mani la fisarmonica che tuo padre ti aveva regalato tornando dall’Istria. Piccola fisarmonica in madreperla. Che tu suonavi bambino, ammalato, in casa. Per farti compagnia. Ho ricordato il “povero Musicante” di Grillparzer che suona senza conoscere la musica. Tu eri come lui, soltanto eri bambino. Ma convinto che quella fosse musica. Così come quando mi hai fatto sfogliare i tuoi libri di Verne, Dumas, Salgari, London e Alain-Fournier. Ho capito che tu vivevi corsaro, trapper, viaggiatore negli abissi e in viaggio verso la luna esattamente come gli eroi che leggevi. Un eroe da libro, in un libro tutto pensato da un bambino e senza scriverlo.

Poi il tuo cappottino con cui andavi a chiedere i crediti di tuo padre, in case ostili con la borsetta e dove ti prendevano in giro. E dall’album le foto della tua Prima Comunione. Dove ti immagini “Posatore di Croci” nella vita che ti era dato di vivere.

Ho conosciuto dove stava la tua crescita, le tue giacche ben cucite, dalla madre sarta, e i giornali delle rivolte a cui avevi aderito sentendoti un Bonaventura  Durruti o un Majakovskij con i raffinati figli della borghesia pisana che tutto erano meno che comunisti. Mi hai fatto conoscere le stanze della sarta, il cucito, gli aghi, le macchine da cucire così come gli attrezzi per il camion di Libertario Nardi.

Ecco, lì, ho capito la tua innocenza, e perché  a volte è crudele; ho inteso tutte le tue sofferenze, le ho sentite uguali alle mie, in un’altra casa, anche io innocente e a volte crudele.

Sono allora corsa verso la piazza, e tu lo stesso lasciando la panchina correvi verso me. Che abbraccio, che bacio Fabio mio! Ci siamo proprio sposati oggi, hai detto, la chiesa di Sant’Alessandro è pure qui accosto a noi. Che sorriso che avevi, come eri felice che ti avessi perdonato e capito.

Mentre mi tenevi per la vita con un braccio, ho pensato a questo amore così alla pari, così perfetto, perché la nostra innocenza ci salva. Poi tremando ho immaginato un momento, magari di mio scoramento, di dolore altissimo, per qualche incomprensione tra noi, o che pure temessi il tuo amore anche un grammo meno del mio, ho pensato alla catastrofe di una separazione. E mi sono detta che mai ti avrei lasciato per un’altra vita su questa terra senza te; e piangendo (ma tu non potevi sapere perché lo facevo ritenendolo commozione per il presente) ho pensato che se fossi morta, tu, per sempre avresti amato me, in attesa di incontrarci ancora.

-Perché piangi amore mio?, ora basta, siamo due innocenti! E il cacciucco ci aspetta.

-Sì, lo siamo. Ma se morissi?

-Non morirai! Ma se accadesse troveresti il modo di tornare sulla terra con altre nome e altro volto, per starmi vicino mentre invecchio.

Sembra la trama per  un melodramma o per un romanzo popolare.

-S'impara più da questi generi che dai grandi libri dai grandi autori!

-Forse è così!

-Senza forse, il nostro amore resterà nella sua bellezza prima per gli elementi da Feuilleton e da Romanticismo e poi per le teorie che tu ci infili.

-Infilo? Spiegati meglio Fabio.

-Semplice! il Corsaro Nero sta sempre con Honorata, un po’ perché intende così l’amore assoluto, e un po’ perché lei assente, e ritenuta perduta nell’oceano dove l’ha abbandonata in una barca, ha letto Schelling.

-Mi fai proprio sorridere!, il Corsaro Nero legge Schelling!

- Ma sì! Per noi due che ci amiamo. Tanto non lo saprà nessuno.

-Oh Fabio che bello star qui a Vecchiano con te! dopo mesi che non ci vedevamo. Mi porti al mare?

-Dopo il cacciucco e il bagno lo faccio alle cinque. Sennò affogo.

-Ti terrò sotto l’ombrellone abbracciato. Ma tu dovrai stare con mani e slip tranquilli.

-Non lo garantisco. Soprattutto se nel cacciucco c’è il peperoncino.

 

 


 

 

 

PIANO DELL’OPERA

E LEGENDA

CANZONIERE DI KAROLINE KNABBERCHEN

 


KK (Guarda, 1959 - Lofoten 1984)

 

 

 

 

 

Claudio Di Scalzo

IL CANZONIERE DI KAROLINE KNABBERCHEN

Il Canzoniere di Karoline Knabberchen, è un immaginario, per estensioni tematiche, che tiene in sé presupposti speculativi che sono anche carne e sangue, reale, di un’avventura poetologica e narrativa. Romanzo. Il personaggio di Karoline ha il cuore angelico oceanico, e può contenere anche altre firme, che ne dilatano il battito. Come per il fumetto e cinema e serie televisive auspico che altre firme ne scrivano un altro lemma, di questa partizione. Transmoderno.

Nel suo viaggio terrestre e da presenza oltre la morte Karoline ci dona il suo elenco di illusioni e allusioni perché noi si possa, io e Fabio Nardi, comporre l’atto consustanziale alla sua biografia con testi creativi che siano anche recita, preghiera, religione, alchimia. L’angolatura prospettica della storia di Karoline Knabberchen morta, taglia la parola personale perché accolga nella ferita un sistema di immaginario in dialogo con la prosodia, la cadenza, il respiro adatto ai nomi del reale e di quanto lo valica.


La presenza della "ranocchietta" saltellante Knabberchen, noi due, Claudio Di Scalzo e Fabio Nardi, la conduciamo nelle pieghe del mondo per danzare ogni rapporto di creazione linguistica come fuoco in-fatuato tra pagina stampata ed elettronica, sperando somigli a fuoco divoratore dei tempi a noi consentiti non spegnendosi. Scriviamo perché la voce di Karoline Knabberchen vinca ogni consumazione. E resti racconto per chi la vorrà incontrare.


L’arditezza si confà a questa scommessa, nostra, con la delicatezza di una giovane donna svizzera, che sostò a Pisa, nei primi anni Ottanta, e nel paese di Vecchiano, e che molto viaggiò nella sua breve esistenza (Guarda.Engadina 17 IV 1959 - Lofoten.Norvegia 20 VIII 1984), a volerne raccontare, nei generi più diversi, ogni reale extratestuale per proliferazione di eventi e apparizioni.


Dai rami del bosco a Guarda, dove Karoline nacque, arriva il muschio del tronco che s’affida a un nord perenne, e la fragranza scaldata dal sole autunnale dei rami a Sud. Se immaginate chi scrive che questo tronco abbracciano avrete il rigore circolare costruttivo che ci anima.

Però il poema necessità che il bosco e il tronco e i rami da noi scelti guardino il mare, e noi con loro, l’oceano e il cielo stellato che di esso fa calco nel visibilio di certe notti, perché noi cerchiamo una semantica della forma che sia pura, e il Sacro s’accosta soltanto all’immensità. In questo processo, e ci sentiamo molto antichi, le nostre identità si mischiano negli spazi vissuti a quelli da vivere, all'intreccio del già scritto a quanto verrà versato nell’abisso concavo dell’immaginario. E le nostre psiche avranno la loro morfologia - spacchiamo il presente nel passato e futuro, invertiamo i tempi - nello sguardo della donna svizzera che ci guida.


Ogni procedimento artistico diventa, se sposato, un anello da portare al dito indice con cui si scrive; io e Fabio Nardi nel Canzoniere di Karoline Knabberchen ne accettiamo che esso distringa la mano e le ossa e la pelle nella crescita del procedimento artistico perché ogni lacerazione reale abbia legittimazione nella trama iridescente della fascinazione di quanto verrà letto e guardato nell’opera avendo al suo stesso interno la finzione della poesia: perché ogni anello ti consegna a una fede e insieme ti lacera le falangi se mai volessimo staccarlo dall’impegno preso. L’amore per Karoline Knabberchen è per sempre!

La tensione nell’immaginario per Karoline è unificante. Come la paglia tagliata conserva l’oro e la recisione della falce.


Ogni rappresentazione porta con sé l’eterogeneità e sta alla tensione unficante – useremo la dialettica? – estrarre dal caos del “racconto” quanto ha forza detto mito del sacro nella vita nella biografia poi morte e quanto vale meno di un’ombra di scodella rimossa vuota dal tavolo.

Karoline Knabberchen raggiunse con Fabio Nardi, la tomba di Giovanni Boine a Imperia/Porto Maurizio. (Da questo viaggio la raccolta: Clikka: Karoline Knabberchen: La Resurrezione di Giovanni Boine) Una tomba può rivelare che quanto sembrava noto nasconde l’gnoto in cerca d’altro nome. L’esperienza stratificata nell’oblio del poeta ligure, visitata da Rina Rétis, rivela che il nostro immaginario è sempre affamato di alterità, verso quanto si rivela dedizione, custodia, cura, e anche un gorgo nell’oceano può somigliare ad un fiore che ancora fiorisce nel circolo dell’eternità da depositare dove la pietra parla.


 

PERSONAGGI PRINCIPALI
DEL "CANZONIERE DI KAROLINE KNABBERCHEN"

KAROLINE KNABBERCHEN

Poetessa svizzera che studia letteratura e filosofia all’università di Pisa

e che si suicida venticinquenne alle Lofoten, Austvågøy, il 20 agosto 1984

FABIO NARDI

Fidanzato vecchianese di KK e artista fotografo dalla vena eclettica

LIBERTARIO NARDI

Babbo sempre evocato senza tomba fissa

ELVIRA SPINELLI

Madre di Fabio, sarta in ogni luogo apprensiva

ETEOCLE SPINELLI

Nonna di Fabio

ANDRI KNABBERCHEN

Padre dei pomeriggi in barca

GERDA ZWEIFEL

Madre severa, signora degli incubi

RUT ZWEIFEL

Nonna dei garofani rosa

UGO SENTITO

Filosofo misteriosofico


 

PIANO DELL'OPERA
KAROLINE KNABBERCHEN. CANZONIERE D’AMORE IN VITA

Libro-Introduzione

"Le età dell'angelo svizzero Karoline Knabberchen - Diario Bagnato"
La freccia di sabbia. Libro Primo. Due tomi.
Due piante nel nocciolo. Libro Secondo.
Bave. Viaggiatori da Biblioteca.

Ornitologia da banco vecchianese ed engadinese. Libro Terzo.
Quaderno illustrato vecchianese. Libro Quarto.
Viaggio intorno a un volto. Libro Quinto. Due tomi.
Spuma sulla carrucola in risalita. Libro Sesto.
Anello Rovente. Libro settimo.

KAROLINE KNABBERCHEN. CANZONIERE D’AMORE IN MORTE

Il verso annuale della ranocchia. Fiabe del camino.

Telegrammi sott’acqua. Candele spente. Libro Ottavo.
Come apparve la morte a Karoline Knabberchen.

Karoline disegna. Libro Nono.
Filosofia da baita. Proiezioni musicali. Libro Decimo.
Tavolozza per Gaudio e Requiem. Cardiodramma. Libro Undicesimo
Fabio Nardi - Karoline Knabberchen. Epistolario. Lettere. Biglietti postali. Cartoline. Libro Dodicesimo

La Resurrezione di Giovanni Boine. Libro Tredicesimo

 

Del “Canzoniere di Karoline Knabberchen” in trentasette anni sono stati pubblicati pochi estratti da “La freccia di sabbia”,
“Quaderno illustrato vecchianese”, “Viaggio intorno a un volto”,
“Cardiodramma”, soprattutto sulla rivista poi annuario Tellus, e sporadicamente in mostre collettive di poesia visuale negli anni Ottanta.

 

CDS cura il racconto illustrato in versi e prosa e fotografia:

"Karoline e il fotografo"
 

CDS cura il racconto illustrato in versi e prosa e fotografia: "Karoline e il fotografo" -
e (Clikka: da "Esclusività":  IL FOGLIO DI LALO. Vite di rivoluzionari


 

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