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Karoline Knabberchen

:: Karoline Knabberchen: Il Cigno morto di Radiguet
18 Agosto 2013

 

 

Karoline Knabberchen

 

IL CIGNO MORTO DI RAYMOND RADIGUET

 

Leggi questa poesia di Radiguet. Chi muore giovane ha di queste visioni definitive.

Riesce ad essere drammatico eppure ironico sul mito su quanto è passione ed eros.

Sorrido, amandoti e ancor più desiderandoti, al pensiero che possa riguardarti mio cigno fotografo.

All’idea folle che sia stata scritta per la Leda che sono casomai pensassi al suicidio.

Dalle mie piume, mi piace fantasticare, ricaverai non un cuscino, ma pagine da scrivere.

Ma questo è uno scherzo agostano sulla mia pelle bianca

che bianca resta arrossata nelle carezze

di un cigno in accappatoio bianco sul Serchio. Che a breve si tufferà.

Per dirmi dal largo, a me che sto sulla riva, qualcosa di bello

Che non intenderò del tutto, ed io risponderò con qualcosa di intenso

Che solo a framemnti intenderai; ma quanto non inteso

Sarà poesia mia e tua eterna, e matta, come l’acqua

Che dalla sorgente raggiunge sempre il mare.

Oggi il Cigno di Radiguet ti leggo, ti affido, intenderai a metà,

e a metà io la tua risposta, saremo sublimi e sciocchi,

però eternità - anche in noi - in questa maniera si posa.

Esiste qualcosa di più adatto per me e te?

 

Tua Karoline Knabberchen

traduttrice a Marina di Vecchiano

Addì 18 agosto 1983

 

 

RAYMOND RADIGUET

 

                                                                 UN CIGNO MORTO

 

                                                 Un cigno morto passa inosservato

                                                 In riva al lago tra le spume.

 

                                                 Eccoti vendicata, Leda,

                                                 Immagina che un cigno uguale al tuo

                                                 Dolce all’orecchio dell’ava,

                                                 Al primo canto venne sgozzato.

 

                                                 Delle sue piume è composto il cuscino

                                                 Sotto cui Leda abbandonata

                                                 Informa del suo abbandono

                                                 Il passante che lo sa già.

 

                                                 Transitate, colori, tutto passa,

                                                 E bianco resta alla fin fine.

                                                 Gli angeli in accappatoio

                                                 Sulla sabbia non han lasciato traccia

 

                                                 Del passaggio. E li inquieti

                                                 A notte qualche abbaio;

                                                 Un calcio d’angelo insegna

                                                 Al cane come si mente.

 

                                                  E tu, tristezza mia, cigno

                                                  Che ingrasso per il Natale,

                                                   Le lacrimose gocce che ti colmano il cuore

                                                   Impediscono che il sangue macchi

                                                   La sabbia su cui Leda

                                                   Si suicidò per un cigno.

                                                   Asciugati lacrime e vesti,

                                                   Si sta lanciando l’angelo dal trampolino.

 

 

               UN CYGNE MORT

 

               Un cygne mort ne se remarque

               Parmi l’écume au bord du lac.

 

               Léda te voilà bien vangée,

               Pense qu’un cygne au tien pareil

               D’une aïeule charmant l’oreille

               Au premier chant fut égorgé.

 

               Son duvet emplit l’édredon

               Sous lequel Léda délaissée

               Informe de son abandon

               Le passant qui déjà le sait.

 

               Passez, couleurs, puisque tout passe,

               À la fin il reste du blanc.

               Les anges en peignoir de bain

               Sur la sable n’ont laissé trace

 

               De leur passage. Et les dérange

               Du chien la nuit quelque aboiement;

               Le simple coup de pied d’un ange

               Enseigne au chien comme l’on ment.

 

               Et toi, mon cygne, ma tristesse,

               Qu’en attendant Noël j’engraisse,

               Les larmes dont ton coeur est plein

               Empêchement le sang de tacher

               Le sable sur lequel Lèda

               Pour un cygne se suicida.

               Son linge, ses larmes séches,

               L’ange s’élance du tremplin.

 

 

 


 

 

 
 

 

PIANO DELL’OPERA

 

 

 


KAROLINE KNABBERCHEN. CANZONIERE D’AMORE IN VITA

 

 
Libro-Introduzione
"Le età dell'angelo svizzero Karoline Knabberchen"

La freccia di sabbia. Libro Primo. Due tomi.
Due piante nel nocciolo. Libro Secondo.
Bave. Viaggiatori da Biblioteca. Libro Terzo. (Cancellato da Medea T. Vir)
Quaderno illustrato vecchianese. Libro Quarto.
Viaggio intorno a un volto. Libro Quinto. Due tomi.
Spuma sulla carrucola in risalita. Libro Sesto.
Anello Rovente. Libro settimo.

KAROLINE KNABBERCHEN. CANZONIERE D’AMORE IN MORTE

Il verso annuale della ranocchia. Fiabe del camino. Telegrammi sott’acqua. Candele spente. Libro Ottavo.
Come apparve la morte a Karoline Knabberchen. Karoline disegna. Libro Nono.
Filosofia da baita. Proiezioni musicali. Libro Decimo.
Tavolozza per Gaudio e Requiem. Cardiodramma. Libro Undicesimo
Fabio Nardi - Karoline Knabberchen. Epistolario. Lettere. Biglietti postali. Cartoline. Libro Dodicesimo

Del “Canzoniere di Karoline Knabberchen” in trendadue anni sono stati pubblicati pochi estratti da “La freccia di sabbia”, “Quaderno illustrato vecchianese”, “Viaggio intorno a un volto”, “Cardiodramma” soprattutto sulla rivista poi annuario Tellus, e sporadicamente in mostre collettive di poesia visuale negli anni Ottanta.
Claudio Di scalzo cura il racconto illustrato in versi e prosa: "Io e Karoline e il fotografo"

 

 


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