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Alice Pagès

:: Alice Pagès: Abisso domestico in dieci scalini
22 Gennaio 2017

 

CDS: "Bozzetto per un fumetto esistenzialista in autunnale vista"

 

 

 

Alice Pagès  

 

ABISSO DOMESTICO IN DIECI SCALINI

(sceneggiatura per un fumetto esistenzialista)


 

1

L'abisso portava i miei occhi. Il silenzio la mia bocca. L'eterno mi legava le mani.

Così… sto senza te. Aspetto qualcosa che mi dissolva.

 

2

Bianca la luce nell’abisso.

Bianco il pensiero e la sedia nell’Abisso domestico sulla quale riposo a sera le gambe stanche.

Bianco il desiderio scivolante nel buco, il giglio spezzato che lì precipita, le mani di fata risucchiate; e bianca la nuvola che scorgemmo ridere sopra le nostre teste a Viareggio e che ora - restia - conosce l’imbuto roccioso dell’Abisso domestico.

 

Bianca la Dea dei perdenti che m’assiste e mi sbianca dal fondale lucente. Bianca la rosa nel mio seno che cade.  Bianco anche il tuo sorriso perché troppo tardi bacia - con quale crudeltà! - il lucore della perdizione. Abissale. 

Nel bianco rileggo il tuo riflesso e... ogni volta... niente di più assoluto distinguo... Nel sogno e nel reale... nella piega della pagina... trovo il Graal... bevo nella coppa l'amore, per rotolarlo nell’Abisso domestico.

 

3

Fossi anche un granello di polvere, so che mi troveresti nell'Abisso domestico. Non sarei vissuta se non t'avessi pensato capace di salvarmi mentre m’inghiotte. Non morirò senza assaggiare ancora le tue labbra e... Non morta senza averti lasciato le mie sarò nell'Abisso domestico.

 

4

Nell'oltre dell’Abisso domestico non c’è né vita né morte. Diventeremo il riflesso di ciò che non siamo e che avremmo voluto essere (se ne avessimo avuto la forza!). Se rinunci al mio amore, se non lo vivremo, anche tu avrai questo destino, Vittorio.

 

5

Buongiorno Pisa.

Ieri giornata di dolore. Straziante ... e se Maupassant scriveva "Forte come la morte"... nessuno può scrivere "Forte QUANTO la morte". Perchè non ci sono misure per quantificarla. Descriverla! E quando da dietro il divano la intuisci vicino a te, sull’orlo dell’Abisso domestico, sembra una fortuna che tu possa trastullarti in  un divertimento dove perdi sempre e lei vince in ogni caso. Ti sembra di toccare il suo mantello e di respirarne l'odore. Fai fatica a guardarla in volto... ma lo fai!! Per poi rivederla nella penombra serale, sentirne i passi silenziosi dietro la nuca... ”Ora mi spinge”, pensi. Fai fatica ad accettare che la diverte guardare con te nel fondo, ed anche, come bambine, dondolare assieme le gambe nel vuoto.

 

6

Dopo pranzo ho gettato una foglia nell’Abisso domestico. Pensavo che la Morte vi facesse il pisolino sopra. Ma è furba. Ha la testa sulla foglia ma il corpo lo tiene ben aggrinfiato alla poltrona. Ha riso del mio tentativo. Sventolandomi davanti al naso un germoglio. È, lo scopro con orrore, la piantina che t'ho lasciato sulla finestra. Tiene in mano il verde tenero, lo strizza, temo che non fiorirà. Né qui né la.

Voltando le spalle all’Abisso domestico, a questa maschera funebre, ti ho scritto, con sincerità una e.mail: “ Più il dolore  è grande in me più ho bisogno dell'Amore per combatterlo. Tu sei la mia forza, altro io non ho”. Potenza della dedizione. La Morte s’è sfilacciata. E il germoglio è ancora intatto. Con un po’ di terra recupera.

 

7

Il medico non esiste senza il paziente. L'amore non esiste senza gli amanti! Confidare questa massima all’Abisso domestico mi ha mosso alla quiete.

Adesso tornerai a pensare a quanto sono superficiale, quanto il mondo delle favole sovrasti quello del reale in me, tanto da evidenziarmi nel ridicolo... aggiungerai quanto ingenuamente riesco a credere nei sogni invece di guardare ai fatti e cosi via. Vittorio mio.

Io non ho un “Credo”, e in qualche modo dovrò pur confortarmi! Se non c'è Dio a prendermi per mano, se non c'è la speranza neanche in una vita futura… tutto quello che posso fare devo inventarmelo qui e adesso (HIC ET NUNC ricordi?). Invento l’Abisso Domestico e tu che mi salvi?

 

8

...se mi lasci non vale...

 

9

Questo è quanto ho per riempire il tempo. Dico all’Abisso domestico.

Rami, foglie, briciole di pane, carte, matite, ali da carnevale, bianche & nere, per riempire questo buco bianco d’aria.

“Vedrò il suo volto quando voglio”. Salire dall’Abisso Domestico. Questa la gratificazione illusoria predominate nel mio circuito ipocrita di Essere assente... disgraziatamente acerbo! Senza però respirare la luce che si frange spumosa nelle tue pupille. Senza una bocca che si schiude al chiar di luna da baciare… L’Abisso domestico, Vittorio, a volte è generoso: offre se stesso come esempio da imitare nei risvegli senza tempo. Con tanti aghi, tanti, sulle mie palpebre aperte. Frutti e fronde. In questa finzione, mi serve semplicemente lo sbattere del vento sulla terrazza, per tradurre i suoi monologhi. E solo mani, fredde, per raccoglierli.

E’ l’inganno del Vero che circonda l’infinito imbroglio del dolore di non avere niente. Né un volto da carezzare, il tuo a ogni stagione, ricordare. Né un corpo sul quale disperarmi, riavvolgermi, nelle sere in cui la stanchezza sovrasta ogni forma di luce. Anche la volontà di credere che io, te, anima mia, siamo bugie per l’immaginazione del tempo! Siamo illusioni di un istante, persi nei giochi  confusi di riverberi visibili solo a chi ha il nostro stesso sguardo. Per l’Abisso Domestico siamo traghettatori di niente, ammantati d’aria, espressioni del pensiero recondito. Dettati d’inutilità!!

Raccoglimi. Vittorio raccoglimi.

 

 10

Corpo in affitto per parola usurata dinanzi all’Abisso Domestico. Quasi una fiaba.

 

Divina è l’energia... mi adotterà per diventare Parola. Tardi per essere impiantata nella pagina-roccia, in un libro celtico, ma fortunatamente ho stregato l’attimo giusto per avere il tempo di raccontare questa fiaba! Intricata, malinconica, sconclusionata… che importa! E’ nostra e dice di noi. Io l’ho scritta ma nessuno al di fuori di te potrà udirne l'intreccio, rammmaricarsi di non esserne i protagonisti reali! Il destino vuole che, né io né te, potremo mai viverla!

Chiunque ne ascolti la trama, e solo tu ne riceverai il miele nelle orecchie, non soffrirà e non godrà, non amerà e non odierà più di quanto non sia già stato scritto nella sua carne, ma nel mondo che io so oltre questa stanza, a febbraio, tutti indistintamente, viventi, sepolti, trascesi, morenti, reincarnati, e Dei, potrebbero udire, se solo esibissi questo amore fiabesco, da labbra pencolanti, arse e usurate, il Verbo che sorreggeva il tuo nome!

Amore allora, amato in sogno, amante per l’eterno, scrivo dopo averti immaginato mio, immaginandoti nell'Abisso domestico amerò ancora, come amai e come non sono stata amata prima di incontrarti! Amo, sorrido anche, a chi mi ha ferito, e la tua schiena è ancora qui nuda… a chi ha giocato con gli occhi miei e chi mi ha deriso e lacerato la coscienza per vezzo o per diletto offro il corpo in affitto che trasuda la parola addolcita in fiaba. E il Verbo che su tutto, sorregge il mondo, me e il piedistallo fatto con i fili del mio essere che…  confessa, eleva, sillaba il tuo nome... infinito segnalibro sull'orlo dell'Abisso Domestico come serpente nella tana! Finiremo insieme amore mio, io di scriverla e tu di udirla questa storia, quando l’eterno sarà saturo di noi.

 

 

 

 

ALICE PAGÈS

è nata nel 1989 a Pisa. Ventenne scrive soltanto per raccontare il suo legame con Vittorio Della Croce. Dove usa tutti i ventagli del patetico romantico fino a farlo somigliare a parole di canzonette ma anche ad improvvisi squarci esistenzialisti o vagamente teologici perché quanto soffre e gioisce lo catapulta senza filtri in un rapporto - anche paradossalmente masochista con punte di violenta quanto inutile ribellione - con l'uomo che ha scelto come sorta di totem a cui rivolgersi, anche legandosi in torture compiacenti il suo narcisismo, invitandolo - inascoltata - a specchiarsi in lei.

 

 

 

 

"Abisso domestico in dieci scalini" è stato pubblicato nell’annuario TELLUS 30: "Narrazioni per 4 stagioni. Dall'Illuminismo a Internet" Dicembre 2009

 

 


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