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PASSEGGIATA KIERKEGAARD

:: Vedova Rina Rètis. Comunisti di casa mia. Nicolaj Bucharin.
26 Giugno 2020


Fosco Neri

"Compagna Rina Rètis con orecchio pisano e lucchese"

 

 

 

Vedova Rina Rètis

COMUNISTI DI CASA MIA

 

Mi chiamo Rina Rètis.

Anch’io, metaforicamente, seppure abiti a Marina di Vecchiano, in provincia di Pisa, ho conosciuto Polo Sud gelido come Gordon Pym. Pertanto posso calcarne il celebre incipit. In questa landa gelata ho perduto, vi è morto, il mio compagno Fosco Neri (8 dicembre 1952 - 10 marzo 2017). Non ne ho le prove: ma penso sia stato ucciso in un incidente costruito alla perfezione, delitto perfetto, tutto ideologico in senso stretto, rima crudele, da chi da tempo lo voleva eliminare come comunista in assoluto antagonismo sia al sistema capitalistico sia a ogni comunismo staliniano di ritorno.

Io sono comunista trotskijsta. E leninista. Con lui avevo iniziato una sorta di piccola enciclopedia di comunisti di varia tendenza che rappresentano il Tragico e l’Epica della rivoluzione. Dal 1848 al 1948. Soprattutto in Europa. Fosco li ha dipinti, ho centinaia di carte e varie tele, e ci ripromettevamo di abbinarci biografie racconti date aforismi frammenti.

Nel dedicarmi a questi “Comunisti di casa mia”, che potrebbe rientrare in una attività estetica, ci tengo a ribadire che la mia posizione è quella BOLSCEVICA della prima ora, formulata da OL’MINSKIJ: “Di norma noi bolscevichi redigiamo la biografia di un compagno di una compagna soltanto dopo la sua morte”. Pertanto a me non interessa, in vita, che ci sia richiamo alla mia attività rivoluzionaria e a lato estetica. Io faccio parte del COMUNISMO. Ciò che conta non è il singolo ma l’insieme dei compagni dei proletari. Disprezzo ogni artifizio borghese e qualsivoglia carriera tanto più se riferita alla letteratura alle arti. Se questa bandiera bolscevica fosse stata seguita con coerenza qualche rivoluzione in più avrebbe vinto nel novecento. Non intendo avere alcun rapporto con chi persegue la propria carriera singola culturale borghese pur dichiarandosi di sinistra. Se si definisce comunista sputo sul suo ostentato nome e cognome.

Nessuno oggi ricorda più i martiri delle rivoluzioni proletarie. Tutti gettati nelle fosse comuni dell’oblio - dopo essersi opposti a nazifascismo e stalinismo e borghesie feroci nazionali imperialiste - e sotto la lapide infamante di “assassini” “canaglie” esattamente come presero a chiamare Louise Michel o Blanqui dopo la Comune di Parigi. Chi ricorda questi assassinati torturati a migliaia. Con la scusante dello stalinismo e del fallimento dei paesi del socialismo reale ogni comunista ogni comunismo viene infangato delegittimato cancellato.

I tentativi spesso di tenerne in vita echi è gestito da devoti inadeguati sia sul piano politico che su quello estetico. Cioè non sono in grado di presentarne l’Epica il Tragico l’Avventura. Perché il Comunismo è proprio tutto ciò.

Chi aderì al comunismo, al marxismo, metti al cosiddetto “occidentale”, tutti hanno voltato bandiera. Il capitolo più volgare e stupido, mediocre e patetico, è quello del ceto intellettuale e artistico italiano fino ad oggi.

Nella più grande crisi del capitalismo, causa Pandemia Covid-19, in assenza del benché minimo movimento di opposizione che si chiami comunista, che si colleghi al comunismo, non trovano che il tempo di discutere in rete su qualche rigo di ritenuti celebri intellettuali. Pena.

Ma se giovani donne e uomini non hanno più seco il COMUNISMO è perché intellettuali e varia génia artistica, poetica o pittante, canta la messa ai Pavel Floresnskij e non ai Bucharin.

Ogni vittima dello stalinismo, a pari dei compagni straziati mi commuove: ma prima, per il comunismo, vengono le Louise Michel i Cafiero i Trotskij i Bucharin i Majakovskij i Durruti.

 


Nikolaj Ivanovič Bucharin



 

In CASA MIA il primo comunista che ricordo con illustrazione di Fosco, è Nikolaj Ivanovič Bucharin, Mosca 9 ottobre 1888 – 13 marzo 1938 fucilato in luogo non conosciuto.

Il dipinto di Fosco è un buon viatico per avvicinarsi alla tomba di Bucharin.

Ebbe sempre un viso giovanile. Speranzoso pure nelle rughe ultime. Dopo i pestaggi staliniani psicologici e lo strangolamento nel processo infame di Mosca del 1938. La sua natura era spesso oscillante. E Lenin che gli voleva bene lo ricorda nei suoi ultimi scritti. Anche le sue teorie economiche e sull’imperialismo a volte andavano su e giù con troppa evidente facilità pur essendo utili al movimento operaio. Ecco che ha nel ritratto un orecchio attaccato pisano e uno a sventola lucchese. Anche gli occhi sono uno più in alto e uno più in basso. Pertanto non riuscirà a mettere a fuoco come sarebbe stato necessario la figura di Stalin. Che lo uso nelle sue battaglie contro Trotskij e poi lo martirizzò.

 

Fosco Neri
"Bucharin con un orecchio pisano e uno lucchese"


 

Con Fosco ho letto questi libri di Bucharin. Penso siano utili leggerli. A partire dall’ABC del Comunismo scritto con Preobrazenskij: “L’economia mondiale e l’imperialismo”; “L’imperialismo e l’accumulazione del capitale”; “Economia del periodo di trasformazione”.

Di Bucharin, più dei libri che scrisse, quanto tengo caro attiene ai suoi viaggi avventurosi di agitatore comunista prima della Rivoluzione del 1917.

Bucharin sta in Austria fino allo scoppio della guerra. Vienna. È già un attivo militante bolscevico. Viene espulso dopo l’arresto. Raggiunge la Svizzera. Studio economia a Losanna ma il lavoro rivoluzionario lo assorbe di più. Alla Conferenza di Berna del Partito Socialdemocratico russo, 27 febbraio e 4 marzo 1915, si scontra con Lenin che definisce le sue posizioni sulla guerra “semi-anarchiche”. Bucharin ha un rapporto filiale con Lenin ma non esita a contrapporsi duramente. In questo periodo si interessa al capitalismo diventato imperialista. Scrive “Economia mondiale e imperialismo” al quale Lenin dedica la prefazione. Testimonianza che nel gruppo bolscevico si discuteva anche fortemente però il rispetto restava. Così agivano i comunisti.

Bucharin lascia la Svizzera nell’autunno del 1915. Soggiorna in Svezia e in Norvegia. Circa un anno. Nell’ottobre 1916 parte per gli stati Uniti. Abita a New York. Qui rimane fino allo scoppio della rivoluzione di Febraio nel 1917. In America collabora alla vita del Socialist Labour Party. Scrive con Trotskij e la Kollontay dirige Novy Mir.

Il ritorno di Bucharin in Russia appartiene all’epica avventurosa.

Attraversa gli Stati Uniti. Arriva in Giappone. Traversa la Siberia e giunge a Pietrogrado nell’estate del 1917. Pronto per la Rivoluzione d’Ottobre.

Basterebbe questo a far sì che ogni comunista, sovversivo, anticapitalista, lo tenga con sé. Ne custodisca il nome il ruolo.

La sua fine tragica fino alla fucilazione organizzata da Stalin è Tragedia e nodo ancora da sciogliere per il comunismo. Senza "sgrovigliare" il nodo dello stalinismo durante e dopo la sua morte rimane come corda che strangola la rinascita d’ogni possibile Comunismo.

Ah, un ultimo appunto, sul mio Fosco. Lui era sempre scherzoso e mentre disegnava Bucharin per dispetto facendomi il ritratto pure a me fece un orecchio pisano e uno a sventola lucchese.


 


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