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CDS-Nardi Fotografi

:: Claudio Di Scalzo: "Leggere mi perdura" - Performance di Narrative-Photo anni '70.
11 Maggio 2016

CDS/Galleria Nadar - Catalogo di Poesia Visuale anni Settanta

 

 

Claudio Di Scalzo

LEGGERE MI PERDURA

Negli anni Settanta, mentre imperversavano agitazioni ed atti poi chiamati estremismo politico, anni di piombo, e così via, in alcune città, italiane, poche, metti Milano e Bologna, e tante in Europa, metti Parigi, Kassel, Zurigo, Bruxelles (bisognava raggiungerle e veder la differenza con lo stivaletto ed io modestamente lo facessi! Lo faciai, l’ho fasso, insomma pendolavo verso Nord) si diffusero anche “anni estetici” d’avanguardia o detto meglio di neo-avanguardia. Tra queste la Body Art, Arte e Corpo, ritratto corporale niente male, citazionismo + umorismo, Narrative Photo ecc a cui aderii. La serie “Leggere per me è una messa in scena”, “Leggere mi perdura” (come in questo caso), la rappresentai alla Galleria Nadar di Pisa alla Galleria Peccolo (l’unica in Toscana a proporre allora arte d’avanguardia e di neo-avanguardia) a Kassel (dove Peccolo aveva il doppio della sua Galleria) e, stante il clima crepuscolare di cui ero “crepascolaro” nell’avito giardino di casa in Via della Chiesa a Vecchiano-Pisa.

La performance + Narrative Photo, si sviluppò perché Margherita Stein, con la sua solita monelleria colta e un po’ Schizò, mi disse: - Ma lo sai che se ti fai crescere barba e baffi somiglieresti a Joris Karl Huysmans? - Quello di “À rebours”, tradotto “A ritroso” o “Controcorrente” poi diventato, mal-libro-dannato, il manifesto del Decadentismo europeo? – Proprio lui! Dai, Claudio, inventaci qualche "trovata artistica".

 

Joris Karl Huysmans 

 

Cosa potevo inventarci su questa somiglianza di artistico? Intanto scoprire se la somiglianza esisteva facendomi crescere barba e baffi e radendo i riccioli. Mi sembrò ci fosse. Poi ricordando come mi scattava il nervoso davanti a quel Decadentismo dove al poeta si dava una missione, sublime e ad un metro da terra sulle plebi, l’uso che ne aveva fatto nel Dorian Gray  Oscar Wilde in un romanzo ancor più ampolloso del modello Huysmaniano (sul doppio mi basta Stevenson e Dostoevsky), e poi  l’utilizzo strumentario e strumentale per i suoi romanzi super-omistici-mistici il vate d’Abruzzo… mi decisi a realizzare qualcosa che si collegasse allo spirito beffardo e umoristico degli anti-dannunziani: come il Palazzeschi di “Lasciatemi divertire” , il Gozzano di “Totò Merumeni” e pure il Montale, uscito in libreria in quei giorni, di “Satura”. Dove veniva ribadito che la Poesia proprio non serviva più a nulla, e pure la letteratura aveva gli anni contati. Cosa poi puntualmente verificatasi.

Oggi nell’epoca in cui ogni titolo in libreria che esce è para-letteratura, che la poesia-Betise circola ovunque sul web come nelle case editrici a pagamento e tormento!, mentre comunità sterminate sui social e su Facebook, discettano della missione della poesia del poeta del libro, sopra le catacombe e i resti di civiltà perdute, che mai più torneranno, se non evocando ectoplasmi con un rapido post, un commento, una cartolina superlativizzata d’esclamativi, ancorché tardivi… provo una gioia feroce ad aver, venticinquenne, “preso in giro”, secondo la linea iniziata da Laurence Sterne, anche umoristica e poi neo-dadaistica (a cui appartenni!) il mestiere dell’intellettuale, del poeta, dello scrittore che intende le sorti del mondo cambiar con la sua lettura e cultura che regge la cottura (del tempo!).

 

 

Margherita Stein fu molto soddisfatta della mia performance meno quando seppe che dal barbiere, dal Pazzo di Nodica, la mia rasatura dei lunghi riccioli e collimatura con lo scrittore francioso, era stata accudita da Antonia Milk.

Andavo anch’io Controcorrente, su e giù tra una bellezza nordica e una mediterranea. Anche questa era un performance! Ma finiva che una delle due poi mi tirava dietro la Nikon FM. - “Alzalo ora il sopracciglio!, mentitore!”, urlava.

Quale delle due urlava imponendomi la performance del “ragioniamo, non far così… non lo ricordo! Ricordo che tutto divenne “Leggere è una trafittura!”. Lo recitai. Ma convinse poco le fidanzate!

Ricordo che anni dopo la letteratura avrei dovuto insegnarla. E che insegnandola avrei, contocorrente!, privilegiato la poesia dei Gozzano, dei Palazzeschi, dei Montale, dell’ultimo Caproni. 

Ricordo che a breve sarebbe apparsa nella mia vita Karoline Knabberchen. E tutto sarebbe cambiato! Accanto alle scorribande neo-dadaiste e d'avanguardia sarebbe giunto il l'idealismo e la teologia eterodossa.

 

 


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