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Rivoluzionari

:: Claudio Di Scalzo: Serata con l'amico giacobino kantiano Erhard
09 Ottobre 2014


CDS: "Giacobino kantiano sul frontino la mia mano" - Ottobre 2014

 

 

 

Claudio Di Scalzo

SERATA CON L'AMICO GIACOBINO KANTIANO ERHARD

Cara compagna socialdemocratica Sara,… ottobre per me è il mese delle figure tallonate dal trascolorare del bosco, e se il fulgore rende fluide le cortecce degli alberi perché non dovrei  invocarlo su qualche calligrafia della rivoluzione che torna con le sue voci obliate, voci che a cercarle a vederle ad accoglierle posson farti visita? Non ti sorprendere allora se stasera son qui con un giacobino kantiano come Johann Benjamin Erhard a chiacchierare “Sul diritto del popolo a una rivoluzione”, libro che stampo nel 1794. Chissà se mi regalerà qualche confidenza sugli incontri che ebbe con Kant e Schiller e Fichte e Goethe. Questo medico filosofo militante rivoluzionario è stupefacente perché pone, sotto l’incalzare della Rivoluzione Francese, fra l’altro giunta agli sgoccioli, la necessità e possibilità del sovvertimento quando viene violato ogni diritto naturale su cui poggia l’etica di un popolo e di una comunità. Con i tempi che corriamo questo tedesco venuto dal bosco, che ho sotto casa, rende meno logora la "politica" ad ascoltarlo; è come se l’argento della strumentazione rivoluzionaria accatastata in soffitta venisse lucidata ancora; ed io voglio condividere con te, compagna, la mia serata e il midollo che mi regge e che sento ancora in rapporto col reale da cambiare. Assieme al robusto Erhard dai pochi capelli brindo al radicalismo impenitente della clorofilla che partendo dalle radici irrora la punta del ramo nel suo cocciuto proseguire la crescita del verde nelle stagioni dopo la decadenza: amichevolmente ti sorridiamo perché gli ho parlato di te, e paziente accetta che gli posi la mano rossa sul frontino per conservar ricordo d’un giacobino.

 


Sul diritto del popolo a una rivoluzione

 

 

 

Johann Benjamin Erhard

LETTERA A FORBERG

del 10 dicembre 1794

Ciò che catterizza il mio saggio sul diritto a una rivoluzione mi sembra soprattutto l'assenza di qualsiasi ipotesi circa l'origine dello Stato quale fondamento delle tesi addotte. Ciò, di solito, non fa che sollevar questioni di carattere giuridico e morale. Se il govreno esiste in virtù di un contratto, qualunque esso sia, non può essere modificato a meno di non ideare un nuovo tipo di contratto il quale, invece di vincolare i contraenti, li lasci liberi come prima. La mia opinione è che le varie forme di governo si siano costituite storicamente con l'usurpazione e che si perpetuino con il timore egoistico; moralmente invece non esiste un diritto, ma, una volta accettato l'incarico, solo un dovere a governare. Pertanto, considerando la cosa dal punto di vista morale, in una rivoluzione viene a cadere tutta la teoria del diritto dello Stato; si tratta di stabilire solo se lo stato garantisce ciò che è suo dovere garantire: la tutela dei diritti dell'uomo. Altrimenti l'interesse morale mi induce non solo a condannarlo ma, quando ne abbia la possibilità, a rovesciarlo, se i miei diritti oltre a non esser tutelati sonoa ddirittura violati. Per far questo non mi occorre un diritto perché il giudizio avviene sulla base di motivi che sono al di sopra del diritto. La rivoluzione annulla sempre il diritto, e si rimette alla giustizia della morale la quale non si propone di stabilire chi abbia ragione, ma solo se nella circostanza in questione si possa ammettere l'esistenza di un diritto. Qualcuno può avere nei miei confronti pienamente ragione, e tuttavia io posso essere obbligato a oppormi a questo suo diritto. Il potere costituito ha sempre ragione nei confronti dei ribelli, e ogni diritto viene annullato dalla rivoluzione. Ma è meglio che nel mondo non ci sia alcun diritto piuttosto che l'umanità venga umiliata. Il diritto ha sempre origine nella ragion teoretica ed è responsabile di fronte alla ragion pratica. Esso riceve la propria sanzione dalla possibilità che procura alla ragion pratica di aver casualità nella società. Quando parlai con Kant (Erhard era andato a trovare Kant a Koenigsberg tra l'agosto e ils ettembre del 1791, NdR) questi nona veva ancora stabilito niente circa i fondamenti del diritto naturale. (traduzione Margherita Stein) 

 

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