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BOINE/Di Scalzo

:: Claudio Di Scalzo: Giovanni Boine contro Arturo Onofri Egocosmico. Con la partecipazione di Sara Cardellino e di Rina Rètis comunista trotskijsta
27 Febbraio 2019


CDS: "Maria Gorlero e Giovanni Boine amanti prima della malattia del poeta"
La Gorlero nella coppia era l'elemento popolare mentre Boine il colto poeta di origini borghesi.
Nella coppia Accio e Cardellino,... io sono  il polo popolare e Sara rappresenta l'aristocrazia. 






Claudio Di Scalzo

GIOVANNI BOINE CONTRO ARTURO ONOFRI EGOCOSMICO

Con la partecipazione di Sara Cardellino e di Rina Rètis comunista Trotskijsta

 

Ho sentito dire che l’Onofri sia un fine critico di arte altrui e disserti sottilmente di tecnica e di espressione. Ho sentito dire come nelle sue poesie egli tenti realizzare novità prosodiche “con coscienza delle responsabilità connesse” a ciò; e dev’essere certo così. – Per altro, dico la verità ciò m’interessa poco. La novità prosodica e il concetto che uno possa avere del fatto espressivo, a me, che sono in cerca di vita e d’anime, importano per sé stessi un bel nulla se non siano la incarnazione, l’espressione stessa (se non siano nella espressione) di codesta vita, se la novità prosodica non riesca veramente ad una novità in poesia. Anzi dirò che in fatto se non vogliamo ridurla ad una estrinseca meccanicità, io non so concepire una novità prosodica che non sia anche nel contempo novità in poesia. E che qui per esempio io non trovo, non vedo dove siano queste così nuove novità prosodiche perché non vedo affatto dove sia la novità della ispirazione. Vedo piuttosto un brancicamento (…)

 




Giovanni Boine ammalato grave di tisi
tossisce nella sciarpa al vento
di Porto Maurizio nell'aprile 1917


 

Giovanni Boine, in PLAUSI E BOTTE, stroncò, perché trombone nello scrivere poemi sterminati, perché devoto al culto del proprio ego-cosmico come critico che voleva dare lezione a tutti i poeti viventi e pure a quelli morti… ed invece “brancicava” proponendo una “nuova poesia”. Il suo era un brancicamento inutile.

ARTURO ONOFRI e le sue LIRICHE (1906-1910) in edizione Ricciardi-Napoli, pubblicate nel 1914; e altresì il libro NUOVA LIRICA, di un anno precedente, ed. Nalato Roma.

Ecco già ad inizio Novecento, plasticamente rivelato grazie a BOINE, la fissazione malata di definire quanto teorizzato e scritto come “nuovo” per sbatterlo in faccia a quanto definito “vecchio”, vizietto un po’ scemetto travasato on line col do di petto.

Giovanni Boine, rivoluzionario conservatore, ebbe in sorte di essere martirizzato dai Gruppi Intellettuali con i quali giocoforza, allora (non esisteva editoria indipendente né tantomeno il web, dove uno volendo può pubblicare in modo libertario infischiandosene di ogni gerarchia letteraria, sia Imperiale sia Sottoproletaria) si necessitava lo scambio “culturale”. Per lui anche modo di procurarsi soldi per le costose medicine nel tentativo di frenare la mortale tisi.

Oggi in circolazione ci sono ancora dei Papini dei Soffici in sedicesimo on line. Eredi degli Onofri dall’ego gonfio come la rana che imita il toro.

Questo colpo di “botte”, negando plauso, sulla zucca magniloquente di Onofri, i critici universitari e quelli improvvisati da convegno per morti, nascite, carnevali di provincia e altre sussiegose fanfare dietro improvvisate scrivanie in similoro e alloro, hanno bellamente trascurato.

Un tempo, assieme alla vedova Rina Rètis, moglie del compagno Fosco Neri (Vecchiano, 8 dicembre 1953 – 10 febbraio 2017), on line ce ne sono tracce, su Tellusfoglio sull’Olandese Volante, mi dedicai a questo fenomenale poeta e critico. Addirittura ai suoi “DISCORSI MILITARI” riediti per i tipi della Fondazione Museo Storico del Trentino nel 2017. Però non vado, per scelta, ai convegni, e se sono stato cancellato come critico, obliquo nevvero e un po’ romanzesco, di Giovanni Boine dai devoti dalle devote che si sono appropriate del suo ectoplasma, fatto apparire con “nuove tecniche spiritiche”, in qualche sito e appunto convegno, non me ne frega assolutamente nulla.

Però mi permetto di negar PLAUSO a questi atti ego-cosmici, e, qui, posso menar BOTTE!

Mi basta, e avanza, a volte leggere, qualche passo in antologia di Boine, a Venezia, con Sara Cardellino, e dedicarmi ad interpretazioni domestiche, vecchianesi, con la compagna trotskijsta Rina Rètis. Con lei stamani, acciderba ho litigato, perché non intende che Trotskij, con la sua idea di “Militarizzazione del lavoro” al IX e X Congresso del partito comunista russo, era il 1920-1921, aveva ragione Lenin a contrastare questa follia politica ed economica. E che ciò darà poi il viatico a simili posizioni di Stalin. Molti anni dopo.

On line, forse ci sono imitazioni di Rina Rètis dedite a Boine, così come a un ideologico e reazionario spirito "nuovo" poetico per il Duemila, ma, sia detto, non hanno niente a che vedere con il personaggio di Rina che mi rinfaccia, da trotskijsta, la mia contraddittoria linea comunista che mette assieme Lenin e Durruti e perfino Kierkegaard. Il tuo comunismo mi sembra a volte “conservatore”, dice, ma in questo t’avvicini, probabilmente, a Giovanni Boine. Che di coniugazioni impossibili era maestro.

 


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