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GIOVANNI BOINE 1887-1917

:: Giovanni Boine Muore - "Tre o quattro telefonate" - 3 V 1917
03 Maggio 2017

 

 

 

 Giovanni Boine muore il 16 maggio 1917 a Porto Maurizio. In questo maggio è il centenario della sua morte.

Nel ritratto la Morte come appare a Giovanni Boine quando si volta col ramaiolo cornetta in mano dove ha tossito sangue.    (cds) 

 

 

GIOVANNI BOINE MUORE

"Tre o quattro telefonate"

(3 maggio 2017) 

 

 

perché è ormai evidente che nonostante le tre quattro telefonate non vuoi proprio che il mio dolore sia minimamente paragonabile al tuo

Giovanni Boine il 3 maggio 1917, a tredici giorni dalla sua morte, vede questo frammento di lettera, con una grafia che non conosce, sul suo scrittoio, dove ha accatastato le minute di lettere che spedì le lettere che ricevette, perché si era detto il giorno prima che l’epistolario suo, rimanendo dopo la sua morte, era qualcosa che se avesse potuto, avrebbe sprofondato nella buca dove sarebbe finito, per rendere più soffice la posa della bara e per nascondere e cancellare come ossa più marce delle sue quanto aveva scritto di lettere quanto aveva ricevuto. Di letteratura di metafisica di amore. Tutto a mollegiargli la bara come un materasso di fieno che imputridisce con la stoffa dei sentimenti, tutti caduchi, tutti inutili, tutti insensati, e, dannatamente imbecilli. Ecco la recensione finale, il plauso e le botte, a me stesso, epistolografo.  

Col pigiama che lo fa somigliare lui lungo lungo lungo a uno spaventapasseri con gocce di sangue brunito sulle maniche che sembra merda secca di volatili; in mezzo alla camera, con lettere attorno che non sono certo grano maturo da proteggere bensì ortica erbacce pannocchie sgranate dai corvi del dolore, getta sul pavimento buste e carte. Tranne che il biglietto dove gli viene annunciato che lui ha ricevuto tre o quattro telefonate.

Telefonate?… neppure telegrammi bensì telefonate. Da quell’aggeggio in uso al fronte per ricevere ordini e darne, per cannoneggiare, per dare misura giusta agli obici, per decidere avanzate e ritirate, per annunciare vittorie o sconfitte disastrose. Avrei ricevuto tre o quattro telefonate. Io Giovanni Boine nella malattia mortale nel dolore atroce avrei ricevuto notizia che un’altra persona, donna o uomo?, prova un dolore paragonabile al mio!

Immagina che la sua camera sia una trincea. Quindi qui posso ricevere telefonate, tre o quattro. Le avrò ricevute nel mese passato nei giorni trascorsi e non le ho intercettate. Tentiamo di udirne l’eco. Allora Giovanni Boine, a tredici giorni dalla morte, tremante e piegato in tralice, toh tralice si dice a Pisa, continuo ad usare espressioni di lì, chissà perché!, come uno spaventapasseri sotto il libeccio, prende un ramaiolo per il brodo e se lo porta alla bocca e all’orecchio come fosse appunto la cornetta d'un telefono militare. E si mette in ascolto.

Non importa chi sono, riassumo tutte le gonnelle, le chiami così, tutte le donne che hai amato, poetesse intellettuali popolane, e puoi darmi il nome della più amata, da te, fai tu. Scegli tu! E che hai fatto soffrire anche tu soffrendo ma ritenendoti più sofferente perché poeta; e ora sai che se si scrive dell’amore lo si perde, le telefonate ci sono perché la Donna che hai alle spalle, pure lei a suo modo ti ama, consente queste telefonate questa comunicazione.  

 

Prima telefonata: Devi farti una ragione del fatto che non tutto ti viene perdonato così come se nulla fosse. Lo capisci o no il male che mi hai fatto? M'addolorava e m'addolora saperti nella malattia, ma oggi mi accorgo che di me davvero non ti importa se mai ti sei chiesto il dolore profondo che hai generato tu per primo!

Seconda telefonata: Tu dovresti virilmente assumerti questo fardello come io mi sono presa il mio; anche se ora non lo comprendi. E lasciarmi infine andare.

Terza telefonata: Però nel silenzio per lasciare decantare questa rottura che si è aperta ora.

Quarta telefonata: Ti prego di non rispondermi. Di non parlarmi più! Addio.

 

Regge l’improvvisata cornetta accosto al mento fin quasi a ferirsi. Sono gli ordini del generale, si dice. Non si discutono! Il soldato muto ubbidisce. Il tisico sta impettito anche se tossisce. Nel ramaiolo colano gocce di sangue. Sono la sua risposta senza parole. Alle quattro telefonate.

Non avrei mai dovuto scrivere lettere d’amore. Non avrei mai dovuto frequentare poeti o addirittura iniziarmi a questo mestiere. Non avrei mai dovuto esprimere il mio dolore scritto che giustamente vien ritenuto da chi lo legge come teso a ignorare quello della persona amata. Non avrei mai dovuto ritenermi affidabile in amore e riconoscere che strozzo le idee d’amore in chi amo. Ma ora è tardi per rimediare. Ubbidisco nel silenzio e voglio anche ringraziare chi ha permesso questo filo di ultima comunicazione con la voce appena ascoltata. La sconfitta è completa, la trincea mia conquistata. 

Giovanni Boine che trema come una foglia si volta per vedere la donna che ha permesso le tre o quattro telefonate. E la vede. Vede la Morte. La sua Morte che gli sorride complice. Ed è come se l’aspettava. Almeno questo mi sia concesso. Di essermela inventata a mio grado e pari poesia.

 

 

Boine dopo aver posato il ramaiolo-cornetta

dopo aver ascoltato la voce della telefonata

 

 

 

NOTICINA

Non so se dopo questa prova riesco a proseguire “BOINE MUORE”. I motivi sono comprensibili. Potrebbe darsi che voglia rispettare il “silenzio” che nella finzione viene chiesto al protagonista che muore. A volte l’autore deve spingersi fino alla comprensione totale delle voci che evoca e dello strazio che vivono i personaggi. Fino  a calcarsi un dolore simile addosso.

 

 


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