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BOINE/Di Scalzo

:: Claudio Di Scalzo: Giovanni Boine e l'estetica della commemorazione
23 Marzo 2017

CDS - Giovanni Boine e Maria Gorlero

Tecnica mista su carta 20 x 30 - 22 marzo 2017

 

 

Claudio Di Scalzo

GIOVANNI BOINE E L’ESTETICA DELLA COMMEMORAZIONE

(con richiamo ai “Discorsi Militari” libro pubblicato recentemente

dalla Fondazione Museo Storico del Trentino nel quale curo
questa discussa pubblicazione del poeta e altri semi-inediti)

Il 16 maggio 2017 sul calendario, a breve, segnerà il CENTENARIO della Morte di GIOVANNI BOINE ma la commemorazione del poeta s’allontana? Sembrerebbe di sì!

Ieri, lo studioso locale di Giovanni Boine, Antonio Lagorio, mi scrive:

(…) Ad Imperia, come forse le ho accennato con la mia precedente mail, tutto tace, hanno paura di disturbarlo il nostro Giovanni Boine?

Proprio oggi è stato pubblicato il programma delle attività  e manifestazioni culturali del Comune di Imperia per il corrente anno, nessuna traccia di avvenimenti più o meno celebrativi del centenario. Silenzio assoluto. (…)

Partiamo da questo frammento sconsolato di un lettore e studioso di Boine, che ha molto apprezzato, l’edizione dei “DISCORSI MILITARI”, da parte della Fondazione Museo Storico del Trentino.

(…) Ho ricevuto e letto (in parte) il libro da voi curato: molto interessante. Ha dimostrato una conoscenza non comune del Nostro. (…)

Quindi, sembrerebbe che Imperia oblia, completamente, Giovanni Boine nel Centenario. E questo da parte del Comune e del suo assessorato alla cultura. Speriamo non faccia lo stesso l’Università di Genova e che il Museo-Fondazione, dopo aver pubblicato il libro, e averlo messo in vetrina sul web, organizzi quantomeno una giornata possibilmente innovativa e non il solito incontro culturali. Lì come ad Imperia.
In ogni caso qui di seguito le mie considerazioni che poi riassumono la prassi dell'Olandese Volante.

La situazione, attuale, di “dimenticanza” verso un protagonista della letteratura italiana, offre il destro, a chi scrive, essendo maturata sull’Olandese Volante l’idea di curare Boine in un suo libro da tempo immemorabile mai più stampato, assieme introvabili saggi comparsi su quotidiani ormai deposito di polvere in biblioteche dimenticate, di occuparsi di quella che chiamo, per comodità, “Estetica della commemorazione” e di come, casomai, in “maniera transmoderna” si possa proporre qualche via d’uscita o quantomeno novità.

1-Intanto sul web e sui social, metti Facebook, è tutto un fiorire di commemorazioni. Episodiche e stabili, profonde e superficiali, istituzionali e da dopolavoro ferroviario. Il risultato, se si tratta di uomini  e personaggi della cultura, è pari a zero.

Dovremmo aggiungere Giovanni Boine? Centinaia di post e commenti e interpretazioni di un poeta morto, semi-morto, ammalato, ripubblicato, attualizzato, interpretato, on line non portano a nulla. E mi dispiace constatarlo. Perché sono tanti gli studiosi, i lettori, i culturi della sua opera che con genuina devozione vogliono che si diffonda il suo nome.

E questo riguarda gli autori che non sono icone. Che sono sconosciuti al popolo dei navigatori. E dei lettori abituali. Ma se anche fossero conosciuti il destino non cambierebbe, di sostanziale dimenticanza, soltanto che sarebbe una dimenticanza spettacolarizzata, metti di un Kafka a Praga sulle magliette, sui bicchieri, sui palloni di calcio, o di un Joyce a Dublino, o di un Baudelaire a Montaparnasse.  Quasi quasi l’oblio ferisce meno l’autore.

Perché il vero problema è come far circolare la letteratura e i suoi protagonisti nel duemila e nell’epoca della spettacolarizzazione schizoide dei social e della mercificazione che tutto tritura e riduce a gadget. A consumo veloce. A indifferenza visuale.

L’OLANDESE VOLANTE qualche proposta l’ha fatta. Ma ovviamente non c'era la forza per imporre un qualche cambiamento. Oggi con Giovanni Boine possiamo "tentare l'impossibile" e cioè di organizzare una commemorazione diversa e fruttuosa. 

Si potrebbero scandire le proposte per una ESTETICA DELLA COMMEMORAZIONE che non sia una DANNAZIONE, in un poker, tanto per sbancare equivoci e prendere tutta la posta in gioco. E cioè, la ri-attualizzazione dell’autore, in questo caso Giovanni Boine.

a-Giovanni Boine diviene un personaggio e viene presentato dentro una forma romanzesca attrezzata nei diversi generi estetici, per un tempo limitato o stabilmente. Esempio di “Arte Relazionale”. Metti le case di Boine, i dintorni del Parasio a Imperia, alcune strade, dove incontri occasionali, giochi effimeri, letture con i cittadini, creano una transitoria comunità attorno al porta. La micro-utopia di un quotidiano di Giovanni Boine e di intende ad esso avvicinarsi.

b-Giovanni Boine entra in forme letterarie e visuali come parente, metti zio, o antenato, di chi lo legge e lo propone, ed a farlo sono, assieme a chi inventa questa genealogia transitoria, dei malati. Persone che sanno cosa sia la “malattia mortale”. Che offusca la parola, il senso del vissuto, e l’angoscia. sarebbe come ritrovare un fratello. Uno che prima era malato e poi scrittore. E la parte visuale del male che tarma gli organi vitali potremmo affidarla ad artisti d’Art Brut. Selvatici. Perché anche loro si frantumano e si esprimono per frammenti col corpo e poi con i nomi.

c-Giovanni Boine e la sua opera. Metti i Discorsi Militari, Anche qui possono scriverne e discuterne studiosi, universitari, pubblicisti, addetti ai lavori, a riviste su carta e on line, e io stesso posso farlo con la mia obliqua saggistica narrativa… però ad esempio i “Discorsi Militari”, nella sua parte dove si accenna alla “Fedeltà”, al reggimento, alla bandiera, alla terra che ospita il soldato… la farei presentare da un soldato, ma non da un alto ufficiale, bensì da dei soldati che sono andati in missione, e che magari in queste missioni si sono ammalati come quelli nella ex-Jugoslavia, o che hanno perso arti su mine. Questi giovani sono il meglio dell’etica militare. E questa cercò di cogliere Giovanni Boine.

d-Poi darei voce, agli studiosi locali, ai cultori della memoria del proprio concittadino, che in Italia sono negletti e snobbati, mentre in Francia sono l’ossatura del ricordo dei poeti e scrittori, perché trovano la lettera, il documento, l’oggetto smarrito,… ad esempio Antonio Lagorio potrebbe conn i documenti in suo possesso raccontare il lato gioviale, scherzoso, paesano, di Boine. Ed è anche così che si toglie l’autore da celebrazioni tese a ridurlo a sbrigativo santino per una data. Cogliendo e attualizzando il lato umorale, un po' selvatico, e feroce anche, dell'autore, perché Boine a Cecchi,  e molto prima del Montale degli anni settanta, scrive che “la storia è un barile di merda che il diavolo rotola per la china della morte”. 

La storia di oggi con le sue empietà, i suoi massacri inauditi, le volgarità dei potenti, l'ipocrisia di chi tutto giustifica nella Storia, avrebbe ed ha ancora bisogno della sincerità, di Giovanni Boine. E di mostrare che accanto alle atrocità quotidiane c'è la serata alla locanda, gli scherzi tra amici con cui parlare in dialetto, la parola sboccata, e la risata improvvisa, di cui i liguri sono maestri.  

 

 


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