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Tellus Transmoderno

:: Claudio Di Scalzo: Il sogno di Walpole
16 Settembre 2013

  
 CDS: "Accio e Donna Pan gotici" - 2012
 
 
WALPOLE E IL SOGNO GOTICO
   Il castello di Otranto
Biblioteca domestica sui flutti, 1

Quando il settecento inglese sognò se stesso la sua concrezione fu The castle of Otranto, Il castello di Otranto di Horace Walpole (1717-1797). E così tale visione ebbe modo di spalmarsi su centinaia di città, di regge, di ponti, di oggettistica che venne detta, appunto, gotica, perché gotico all’ennesima potenza fu il romanzo di questo eccentrico trentenne. Ma prima che ciò avvenisse Horace Walpole dovette ritirarsi nel 1747 a Twickenham sul Tamigi e lì inventare, e ne seppero qualcosa gli architetti e i semplici muratori della sua insostenibile pedanteria, un vero e proprio castello. E siccome lo scrittore - che avrebbe sognato il suo libro - sentiva il bisogno di fuggire ogni razionalismo e scetticismo che a quel tempo imperava, scelse di dare forma alla sua residenza progettandola come filiazione del medioevo italiano che aveva “visto” nel suo Grand Tour a Firenze e in altre città.

I biografi di Walpole ricordano che il viaggio venne fatto in compagnia di Thomas Gray, quello dell’Elegia su di un cimitero campestre, e tutt’ora si chiedono se il cimiteriale influenzò la fantasia del gotico architetto dell’assurdo quanto a tombe e fantasmi. Lasciamo ai biografi eruditi il compito di incastonare le tessere di un puzzle che per sua natura è incomprensibile, e cioè ogni biografia in letteratura... figurarsi in architettura, e prendiamo la data di arrivo di Walpole a Twickenham, per scoprire come dopo avere affittato una modesta dimora a Strawberry-Hill, e c’è una collina con tante mucche attorno, egli si dedicasse per quaranta anni a ricavarne un castello. Follia, dedizione, e percezione di qualcosa che sarebbe avvenuto presto nel suo rapporto con la letteratura. Perché se alcuni artisti sognano ovunque cose utili per la loro arte, Gauguin per esempio, che fosse in Bretagna o a Tahiti, poco importava, ma Walpole aveva bisogno delle valve gotiche per custodire l’ostrica fantasmatica della narrazione e la sua perla narrativa. Allora, nel 1764, dopo un sogno agitato come mai gli era successo, svegliandosi ne trasse ispirazione per il romanzo. E siccome Walpole è un romanziere, non ha paura come Coleridge di veder svanire i versi scrivendo da sveglio, perché se anche le immagini si smembrano in altri particolari, questi possono sempre servire per nuovi dialoghi o descrizioni, esattamente come accade là fuori nel suo castello con le pietre prese a martellate.

Ma a raccontare la dinamica del sogno sarà lo stesso scrittore. “Volete che vi confessi quale fu l’origine di questo romanzo? Un mattino, all’inizio dello scorso giugno, mi svegliai da un sogno di cui riuscivo soltanto a ricordare che m’era parso di trovarmi in un antico castello (sogno naturalissimo per uno spirito come il mio, pieno di storie gotiche). E che sul pianerottolo più elevato di un grande scalone avevo visto una mano gigantesca, rivestita d’un armatura. La sera stessa sedetti a tavolino e cominciai a scrivere senza avere la minima idea di ciò che intendessi dire o raccontare…”.   

Il fremito che offre questa testimonianza sta tutto nel ventilare una contiguità stretta tra letteratura e sogno. E probabilmente se ci sono dei cunicoli questi passano esattamente a lato della realtà ed è convinzione di chi scrive che quando la realtà subirà inevitabilmente l’erosione del tempo, e i crolli, e l’irrimediabile evento delle macerie, il sogno invece, sia che prenda la dimensione di una poesia o di un racconto, resterà la dove lo volle il suo inventore e dove i lettori lo consolideranno. Tutto qui. Come la vita che uno ripassa quando muore facendo il post scriptum a se stesso.

L’avventura del castello di Otranto non termina nelle sue pagine, ha un'aggiunta di sublime eccentricità. Nel 1786, dunque venti anni dopo la pubblicazione del romanzo, Lady Crafen spedì a Walpole un acquarello che rivelava il vero castello di Otranto. La dama l’aveva visto e visitato in un suo viaggio, uno dei tanti, in Italia. Walpole sprizzò gioia e confessò in una successiva lettera che il castello l’aveva immaginato a partire da un nome di città trovato sopra la cartina del Regno di Napoli.
Questa lettura mi convince che i luoghi, anche se appartengono a una cartina, sono sogni. E se uno scrittore o un poeta vi ambienta eventi d’amore o trame avventurose, questi prima o poi vengono trovati e ognuno sarà libero di scoprire che sta sollevando le ceneri della fantasia di un artista. Allora, ma solo allora, quanto l’invenzione narrativa o poetica aveva filtrato o espunto dalla biografia, vivrà la sua risposta. L’unico a non conoscerla, come ovvio che sia, sarà proprio l’autore.
 
Claudio Di Scalzo
 
 

  

NOTA

"Il sogno di Walpole" lo scrissi per l'annuario TELLUS 27 "Dalla Torrre Pendente alle Alpi", sezione "Biblioteca domestica", che uscì nel 2006. Poi per scelte antologiche non venne inserito. CDS

Strawberry Hill.png Strawberry Hill
CastelloOtranto.png Copertina del libro

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