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Vecchiano

:: Claudio Di Scalzo: Vecchiano di Alisdair McIntyre 1
04 Agosto 2015

CDS: "Vecchiano di Alasdair McIntyre - anni ottanta - 1 m e 60 x 70 cm - 

 

 

 

Claudio Di Scalzo

VECCHIANO DI ALISDAIR MCINTYRE

 

 1

Negli anni Ottanta lessi libri sul comunitarismo di Alasdair McIntyre (“Dopo la virtù. Saggio di teoria morale”, 1981 tradotto in italiano nel 1988) e, in parellelo, coinvolto dalla tesi di una virtù eroica ancora possibile perché legata auna comunità, a una terra, a una identità che rifiutava il liberalismo, il cosmopolitismo, l’indifferenziato nei linguaggi, le cosiddette libertà civili da New York a Nodica, dipinsi su supporti insoliti la storia avventurosa della stirpe dei Di Scalzo. Alcuni di questi dipinti con relativi testi li pubblico sull’Olandese Volante.

Ancora, oggi, contro la pretesa di imporre valori generali come criterio delle società occidentali, e ancor più nelle arti feticcio capitalistico, rivendico la proprietà del mio spirito in comunità piccole, Val Di Serchio e Valchiavenna. Su questo legame comunitario nutro la mia appartenenza, i miei valori, la mia virtù etica: figlia dei miei padri, éthos (virtù radicate nel costume della comunità) discendente dalla polis greca, dalle comunità islandesi, dal medioevo dei cavalieri, dei benedettini, degli operai ciompi. Anche la stessa storia socialista se “letta" legata alle comunità, ai linguaggi in essa espressi, metti il socialismo anarco-repubblicano toscano, o quello della Catalogna, o quello del Soviet di Pietroburgo, potrebbero riservare delle sorprese interpretative e per utili il futuro.

La lettura della teoria morale di McIntyre, risalente ad Aristotele, mi ha molto influenzato, tanto da farmi riportare avventure estetiche, nate cosmopolite, come quelle delle avanguardie del primo e secondo dopoguerra, dentro cornici comunitarie del mio linguaggio di comunità paesana. Di stirpe. Da qui i richiami al padre Libertario Di Scalzo detto Lalo, al nonno Angelo sindacalista di Serrati, al nonno ardito nella Prima Guerra Mondiale e marciatore su Roma con il Duce: Vittorio Pardini. Da qui i rimandi alla famiglia con le storie della Nada Pardini sarta, della Messinella Gavolozzi vedova custode dell’indicibile magico campagnolo. In questa témperie emotiva e teorica ho scritto: “Vecchiano un paese, lettere a Antonio Tabucchi”; “Inverno Novecento in provincia”, “Strapaesano telematico”, “Manuale cattolico”. Un libro molto diffuso, gli altri scritti, sulla rivista-annuario da me fondata Tellus, poco circolati e conosciuti. Nello stesso “Canzoniere di Karoline Knabberchen” appaiono poemi e prose che rimandano alla “stirpe inestirpabile”. 

L’importante per un artista, un autore, come io lo intendo non è trascrivere in modo mimetico od operare glosse a teorie che lo coinvolgono, bensì re-inventare, fino a proporre innovazione nei generi della Tradizione (anche le avanguardie novecentesche sono tradizione come la storia del movimento operaio come la polis greca ateniese e spartana) tanto da ricavarne altri linguaggi e comportamenti (etici) (al limite anche politici) per il duemila.

 

 

Per questo motivo pitture, mie, degli anni ottanta possono tornare trentacinque anni dopo all’appuntamento con altri segni e linguaggi. Una delle condizioni perché ciò accada, oltre ad una validità estetica che vi ravviso, sta nella scelta (MORALE, ETICA) di non mercanteggiare la mia vasta produzione nella distribuzione cosmopolita capitalistica presente in Italia. Rinunciando a mostre e pubblicazioni. Per giungere a oggi, 2015, con una virtù e un eroismo intatte. Appunto quanto, secondo McIntyre, è necessario per avere in sé lo spirito che riguardo l’eroico di aderenti alla polis, ai conventi benedettini, ai navigatori islandesi. Anche se quelle società non esistono più da secoli. Ma, essendo il tempo circolare, niente vieta che non si possa tornare alle identità, di nuovo conio, sopravanzando l’indiffereziato spalmato malnato di oggi nel reale-web, che ci sovrasta e incatena. Insomma se ancora ci sarà Rivoluzione-Religione ciò partirà da piccole comunità per legarsi ad altre. In una federazione di terre libere. 

Queste mie idee-etico-estetiche si sono scontrate con coloro che mi hanno avvicinato in letteratura e sul web. Questi, non avendo afferrato nulla della mia teoria e prassi ribelle, e dediti alle gerarchie cosmopolite, si permettevano di suggerirmi: "supera la tua storia e quella della tua famiglia”. Impossibile. Perché come scrive Mcintyre: “Un uomo che nella società eroica tentasse di tirarsi indietro rispetto alla sua posizione pretabilita sarebbe impegnato nel tentativo di far scomparire se stesso”. Ho fatto esattamente il contrario. Ho rafforzato i legami con le virtù eroiche della mia stirpe. Disegni e scritture lo evidenziano. Il filo con Accio monello non si è mai spezzato e regge e tiene anche la mia biografia di uomo di sessanta anni. Questa la storia. Questa la regola. Questa l’avventura.

“Vecchiano di Alas Mcintyre”, dipinta nel 1983, racconta il Monte Castello con Santuario della Madonna, il Monte Legnaio verso il Lago Puccini di Massaciuccoli, il litorale di Marina di Vecchiano. 

“C’è dunque il più netto contrasto fra l’io emotivista della modernità e l’io dell’età eroica. (…) L’identità, nella società eroica, implica la particolarità e la responsabilità. Io sono responsabile del mio fare o non fare ciò di cui chiunque rivesta il mio ruolo è debitore nei confronti degli altri, e questa responsabilità termina solo con la morte. Devo fare fino alla morte ciò che devo fare. Inoltre questa responsabilità è particolare. È a, per, con certi determinati individui che devo fare ciò che devo, ed è verso questi stessi e verso altri individui, membri delal medesima comunità locale, che sono responsabile. Lo stesso io eroico, da parte sua, non aspira all’universalità, anche se retrospettivamente possiamo riconoscere un valore universale nei conseguimenti di questo io.”

 

 

L’io eroico comunitario non perde la sua identità. Ed ha rapporti che lo nutrono. L’io cosmopolita pensa di avere rapporti, magari pure nel fantasma Facebook, ma è isolato, senza identità che non sia plasmata dalla tecnica di dominio, anche estetica, ed è profodamente individualista ed egoista.

 

 ...CONTINUA

 

 

 


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