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Foto per Sara Cardellino

:: Accio e Cardellino: Vieni al cinema espressionista con me che fo il muto...
12 Gennaio 2020


Sara Cardellino






Accio e Cardellino

FOTOGRAFO METAFISICO POCO OBIETTIVO PER SUA METÀ

Vieni al cinema espressionista con me che fo il muto...

 

Il tema dell’identità nel ritratto fonda gli scatti che ho dedicato, dedicai, a Sara. Spesso operati con cellulari scarsamente efficaci in lenti. Non erano anni fa quelli di oggi. Tutto si sgrana e mal s’addipana con luci e ombre. Creando però agganci con pellicole malmesse del cinema muto. Come in questo caso.

“Vieni al cinema espressionista con me che fo il muto” propone la didascalia parte integrante della fotografia. Eco del mio transito nella Narrative Photo.

In questo caso che identità possiede la donna ritratta? Quello di proporre non la sua identità ma quella che ha se trasfusa negli anni Trenta di un cinema bianco e nero. Muto. Se accetta questo gioco, la donna, se l’accetta chi guarda, l’identità è soprattutto un fotogramma di nostalgia. Il passato si fa d’improvviso presente in una serie d’alterazioni di ricordi cinefili espressionisti che rivelano come ogni corpo, reso estetico da qualche citazione, è non solo vocato al nulla, ma non propone mai un rapporto essere umano e mondo. Eppure da questa incongruenza, metafisica, il “vedere fotografico” si sostanzia in vicinanza. Perché le labbra sono sì mute come il cinema che evocano però il pallore è stranamente parlante in termini di seduzione. Questo è il vantaggio della fotografia sulla poesia. La citazione apre alla dimensione di un reale possibile o quantomeno facile da cogliere e vivere. Ogni donna può, se vogliosa di essere ritratta, da un amante, porsi in ombra, e da essa uscire, lentamente. La foto sarà simile a questa.

M’è sempre garbato riflettere sulla fotografia reflex. Dico. “Anche sul Permaflex”, aggiunge Sara Cardellino. Ridiamo e la fotografia, ritrovata l’altrieri, son passati tre anni, può essere riposta. La battuta umoristica della mia “metà” come recita il titolo in esergo, fa coppia, alla perfezione, con il titolo dato alla fotografia. Che prosegue così: “… mentre giro la mia tresca”.

“Vieni al cinema espressionista con me che fo il muto, mentre giro mia tresca”.

La battuta umoristica di Sara Cardellino sposta il fotogramma verso la Dark Comedy; ed io posso, promettere, ancora una volta, che raccoglierò, finalmente, come “fotografo metafisico poco obiettivo per sua metà” le foto che a lei rimandano. Tutte. In un album per uso familiare.

 


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