
"Silvae Lo trascendentalista notturna devota a Hawthorne, I"
Foto cds. 2001.
Claudio Di Scalzo
FOTOGRAFIA COMPAGNA MIA. 1970-2001-2026.
CON SILVAE LO MY WIFE TRASCENDENTALISTA.

"Silvae Lo trascendentalista notturna devota a Hawthorne, II"
Foto cds. 2001.
Ho scattato migliaia di fotografie. Sia con reflex analogiche, le tradizionali per intenderci, soprattutto NIKON; sia con reflex digitali (NIKON LEICA e LUMIX montanti lenti Leica senza necessità di cambiare obiettivi) al loro apparire. E con smarthphone e iphone ho centuplicato gli scatti: che, sia ammesso, sono di una comodità efficacia unica, seppur si debba abbandonare ogni gesto rituale legato alla macchina fotografica, alla scelta qualità dell’immagine che chi fotografa possa decidere. Uso anche Mirrorless, NIKON Z7II a volte la SONY A7 IV con mirini elettronici in tempo reale e autofocus avanzato.
La fotografia alla quale sono legato per esperienza novecentesca è quella con reflex tradizionali meccaniche (addirittura iniziai con la Konica Domirex non ancora reflex del tutto donatami a fine anni sessanta da mio zio Lenino a Parigi.), le prime Nikon F1 F2 Nikkormat, FM2, nessun automatismo: pellicola, e poi camera oscura. Stampa. Conservazione negativi e fotografie. Usando reflex di alto valore, Nikon, pellicole ottime in vario tipo, carta e solventi ottimi in camera oscura, quanto conservato, è, discretamente, di qualità.
A fine anni Sessanta ed inizio Settanta, la dedizione verso la storia della fotografie mi spinse ad operare per ottenere ancora dagherrotipi e cianografia ecc in varie sperimentazioni. Che imponevano giorni.
Con l’apparizione del digitale a fine Novecento nuovo secolo cambia tutto. Anche il mestiere di fotografare. Il tradizionale non c’è più, ogni aura dispersa. Fine.
Però il digitale, per me, è stato fondamentale. Mi ha permesso di realizzare, anche usando smathphone e iPhone - come sopra già comunicato - senza sopportare peso (collo spalla braccia) reflex ed obiettivi al seguito, quantomeno grandangolo, quello per ritratti, zoom, migliaia di foto con facile archiviazione e soprattutto collegamento ai personaggi creati in scrittura poesia pittura. Nonché ritrattistica per figure amate. Il digitale lo iniziai con Silvae Lo my wife e Idina Faro. Tornando a Margherita Stein e soprattutto per Sara Esserino e Sara Cardellino. Intervenendo sulle foto di lei come Sara capei Corti (Novembre 2011-gennaio 2017) che a volte mi spediva. Nonché uso velocissimo in FO.FA. Foto Facile per paesaggi-paesassaggi e altre astrazioni.
Oggi ho in archivio un’infinità di fotografie che devo ricollegare, in espansione, a scritti file (altro che mano manoscrivente lenta e dattilografia evolvente) e pitture: anch’esse rese veloci con colori ad acqua e nuove tipologie coloristiche.
Non uso Intelligenza Artificiale. Se non in alcuni casi per ribaltarne gli esiti in fantasmagorie di coppia. Umoristiche o nei registri attualizzati del melodramma e nel teatro di posa-moda.
NON HO MAI PUBBLICATO un libro di fotografie né connubi stampati con accosto poesia prosa poetica racconto. Unico uso della fotografia e meta-fotografia nel libro feltrinelliano del 1997: “Vecchiano un paese. Lettere a Antonio Tabucchi”. Basta e avanza.
Unica mostra, di un giorno, subito smontata e cessata, svolta come performance Body Art e Fotografia/Arte concettuale, nel 1977, alla Galleria Nadar di Pisa, con la proposta de “La Doppia identità del Quadro”. Legata alle riflessioni di Support/Surface e Tel Quel.
Con l’utilizzo di filosofia postmoderna e soprattutto, di quella Transmoderna, ho secondato l’uso della fotografia digitale. Pertanto il mestiere, di fotografo, e ciò vale anche per Fabio Nardi fidanzato di Karoline Knabberchen (1959-1984), l’ho accompagnato pensandolo in vari rivoli esistenzialistici.
La fotografia sui social, anche di addetti a culture varie e prassi letterarie, conta milioni di scatti. Uno spettacolo continuo orizzontale flusso senza capo né coda. E sempre più sarà ed e così.
La mia fotografia, rivolta al ritratto, figura, echi dalla moda e dal nudo (ho scansato l’uso politico della fotografia, salvo rarissimi casi e la foto sociologica, il che, come comunista, seppur eterodosso, mi è stato sempre rimproverato. A ciò non ho dato la minima importanza! Tendo al mio scopo.) si distingue, per istessa inutilità, però è accostata, in avventura nei segni, a pittura e parola e soprattutto a personaggi; ed alla riflessione sulla fotografia con intrecci inediti alla storia dell’estetica che altrove non c’è.
Concludo con esempio teorico-intreccio-estetica-letteratura-biografia. Del 2001. Dedicato a Silvae Lo my wife.
(Giugno 2001. Valtellina) - Uno scrittore, fondamentale per la mia fotografia, è stato ed è, Nathaniel Hawthorne. Anche la fotografia, dietro una vita normale del fotografo, impiegato come professore in istituti tecnici, lo scrittore scelse e visse come impiegato alla dogana di Salem, può aspirare ad essere “trascendentalista”: cioè proporre lucide allucinazioni.
Evocando paure infantili, golosità sessuali, raffinate eleganze femminili, e anche la fatalità del Male; io di formazione cattolica e Hawthorne protestante.
La fotografia non come ribellione all’esistente mondo fotografato, bensì proponente con rigore la propria libertà di fantasia e duttilità di stile. Nelle inquadrature e nel rapporto con la figura della donna amata. Della quale rivelare, adombrare, anche sottili perversioni, desideri inespressi; il percorso della bellezza con la freddezza (rima) del bianco e nero o dell’ocra dagherrotipo o in profili sovrapposti di sfumato celestiale. In rima facile la velatura del proibito.

"Silvae Lo trascendentalista notturna
devota a Hawthorne, III.
Seducente tipa nel simil-dagherrotipo"
Foto cds. 2001.
Prese a fotografarla, nell’interno della camera, raggiunta dallo splendore lunare. Dopo il primo scatto, scoprendo il sorriso ambiguo di Silvae lo, sua sposa, s’immaginò che per capirla, catturarla definitivamente, oltre i vietati richiami che quel corpo gli suggeriva, avrebbe dovuto fotografarla, senza esserne dominato, da un telescopio sulla luna; e sdoppiarla; terra e satellite, ci sorrise a pensarlo. Senza capire chi ruotava attorno a chi.
Il fotografo le pose un velo sul volto che il sole alpino aveva leggermente arrossato. Lei lo guardava come da una dimensione “romance”. Lui capì che nella notte, insieme sarebbero evasi in qualcosa di simile alla favola all'allegoria. Vivendo l’amore che trascende ogni fotografia ogni estetica. Anche la più sofisticata della sposa con velo trasparente sul volto. Sulle labbra da baciare. A quel punto Silvae Lo pronunciò la battuta che capovolse l’insieme, era la sua specializzazione: “Non siamo a Salem, ma viviamo il sale di questa notte”.