
"Di Scalzo Duchampoo" - Foto Margherita Stein - Aia del cascinale - 1978
(Foto in BodY Art realizzata quattro anni dopo il progetto 1974
disegnato sul libro di Schwarz/Duchamp)
Pubblicata nella rivista ZETA n. 5/6, 1985. Titolata "Di Scalzo Duschiamp".
Pubblicata sulla rivista l'Immaginazione n. 10, 1985, nell'antologia
"Ricognizione poetico visuale" curata da Lucio Giannone.


Il volume Einaudi di Schwarz con il bozzetto per "Discalzo Duchampoo" - 1974
Claudio Di Scalzo
IL MIO DEBITO VERSO MARCEL DUCHAMP
FONDAMENTALE CAPITOLO DI IMPARA L'ARTE E METTILA DA PARTE.
DI SCALZO DUSCIAMPO
RACCONTATO A SARA CARDELLINO
CON ESEMPI E RICORDI
1971/2026




Libri-catalogo su Marcel Duchamp ricordati nel testo - cds
Il numero strabiliante di visite sull’OLANDESE VOLANTE de "Il Piccolo Vetro ovvero sposa e marito messi a nudo con ironia alchemica. Grazie a Marcel Duchamp" di lettori-navigatori (ancorché non ottimizzato per smartphone e iPhone, risale al 2010) me lo fa notare Sara Cardellino (che ovviamente ha accesso al portale, perché io non contabilizzo-visite mai il pubblicato, me ne infischio altamente); “Accio, il ‘Piccolo Vetro’, che rimanda a Marcel Duchamp, ha avuto visite altissime anche rispetto a quelle già alte di solito”. Mangio la foglia. Sue parole e foglio elettronico! Rispondo: “Mi garba, soprattutto per Duchamp ch’è il maestro mio segreto”.
Gli occhi del Cardellino scintillano malizia. “Forse anche grazie alle forme rivelate nella doccia di Silvae Lo. Non credi?” Schivo blandamente. “Ci sta, non si può negarne la seduzione per chi naviga nell’Olandese Volante. Ma il tutto risale al 2014”. La data!, errore gravissimo, non dovevo rammentarla! “Appunto, 2014, assente Sara c’è sempre la moglie gocciolante!” Evito la risposta che aprirebbe alla “catastrofe” da far tremare i vetri del cascinale. Lei aveva sposato Linton lasciando a fine 2010 me-Heathcliff, però il matrimonio (clikka: Il segreto rivelato a Fiesole. Melodramma Romantico) "non consumato" per sua scelta è stato annullato anche dalla Sacra Rota. Ricorro all’Umorismo Nero: “Di che ti lamenti, Cardellino, appena avverrà la mia dipartita, tu e Silvae Lo, accudirete le mie spoglie assieme”.
La minaccia che mi tiri i libri ritrovati su Marcel Duchamp, fra l’altro spessi, mi fa uscire dalla camera. Fuggo verso il Campo della Barra. A mezzogiorno, calmati i nervi, torno sull’argomento da lei invitato: “Parlami di cosa è per te Marcel Duchamp. Nei libri che ho sfogliato c’è traccia del tuo passaggio, in questo caso ironico, meglio molto meglio di quello mattiniero".
“Marcel Duchamp, sfogliando questi tre libri, è stato ed è un Maestro che non ho mai smesso di avere presente. Iniziai giovanissimo, Sara, visitando nel 1971 la mostra Di Man Ray nella galleria a Milano di Arturo Schwarz (1954-1975). Potei vedere anche come, il gallerista e compagno trotskjsta andava riproponendo Marcel Duchamp. L’artista ha praticamente inventato tutto, ma proprio tutto, in pittura, con una manciata di tele, e quanto attiene al Fuoriquadro: con oggetti, il Ready Made, e quanto negli anni Sessanta del '900 sarà chiamata Arte Concettuale, Body Art, Narrative Photo, Op Art, Nuovo Realismo ecc. Lui a fine anni Trenta, dopo il Grande Vetro incompiuto, sceglierà il silenzio. Giocando a scacchi. Muore nel 1968. Il suo cessare di operare in estetica, pubblicamente, però continuando silenziosamente a riflettere, scrivere in alcuni casi, produrre per uso domestico opere, è quanto mi ha sempre coinvolto. Achille Bonito Oliva lo ricorda e approfondisce. Leggere gli scritti di Duchamp, i suoi giochi di parole, linguistici, il suo umorismo, che si spinse fino a progettarsi una tomba umoristica, furono scossa e seduzione. Di più la scoperta di un metodo che applicai a me stesso alla mia produzione. Progettare opere con appunti bozzetti e non realizzarle; addirittura pensarle e basta e scordarle e ricordarle senza realizzarle. E l'ideazione del Doppio come Rrose Sélavy pensi non mi abbia influenzato? E il marchingegno-meccanismo con rimandi al sesso de il Grande Vetro con le sue valenze serie-ironiche? Che altro dirti Cardellino? Forse ribadire che il cessare ogni estetica per sopraggiunta mancanza di voglia per scervellarsi su altro, metti gli scacchi, è in Duchamp il sigillo della genialità. Di ogni filosofia ed esistenzialismo Un eroismo pari a quello di Rimbaud! Quante volte ho pensato anch'io, se non ci fossero state le petrarchiste suggeritrici di smettere con parole colori foto! Anche per una certa nausea e noia verso i sovversivi dei linguaggi nelle Arti Concettuali tutti rapidamente diventati mercantili e feticisti della propria opera. L'esatto contrario di quanto fece Marcel Duchamp! Ritengo che la sovversione nell'immaginario sia fallita anche per queste "avanguardie", in varia coloritura comunista, rivelatisi museificabili e spesso, rima, vili. E loro avevano negli anni Sessanta e Settanta talenti grandi; non come i pallidi fantasmi oggi on line o nella pervertita banale industria culturale.
Sara, tu lo sai, se nel Duemila non fosse giunto il Web quanto ho inventato non sarebbe mai apparso. Spesso addirittura distruggendo centinaia di dattiloscritti e manoscritti come ne "La rotta del poema” e nel “Re del carnevale”. Nel primo caso buttai tutto in Serchio fotografando la scia di carta; nel secondo atto la carta la usai per la testa del Re sul carro del Carnevale a Vecchiano. Anche la "Autoantologia Scalza, 1. Sei cuccioli Di Scalzo, generi sui generis" ha debiti verso la valigetta con cui Duchamp vi pose modellini dei suoi lavori in miniatura (De ou par Marcel Duchamp ou Rrose Sélavy (Boîte-en-valise)). Sia la "rotta" che la "testa del Re carnevale" che l'Autoantologia stanno nell'annuario Tellus "Nomi per 4 Stagioni: Dall'Illuminismo a Internet", 2010.
La Mail Art affidata alle poste italiane e straniere e la connessa Poesia Visuale è stata, per me, un’operazione duchampiana, scegliendo di non frequantare la gerarchia anche così allestita da qualche padre nominatosi fondatore, che circolano tuttora senza nerbo ma tenendo sul genere il pié fermo.


Cartolina postale, ZETA POST, stampata dalla Campanotto Editore. 1985.
La rivista ZETA, nel 1985, pubblicò "Di Scalzo Dusciamp", in foto-performance, sulle sue pagine e come Zeta Post cartolina per abbonati e collezionisti; però io l’avevo pensata molto prima nel bozzetto sul libro Einaudi di Schwarz dedicato a Duchamp nel 1974; realizzata con Margherita Stein sull'aia del cascinale nel 1978. Anche la rivista “L’Immaginazione” di Lecce volle pubblicarla, nel 1985 (nel 1991 presso medesimo editore e rivista Lamberto Pignotti mi inserì nell'antologia da lui curata sulla Poesia Visuale) quando all’editore Piero Manni gliela fece vedere Carlo Alberto Madrignani che mi collezionava. Chissà dove son finite le opere che gli regalai. Ti basta questo riassuntino Cardellino? Ah con la barba sembro un Fauno malvagio e lubrico e brutto? Rischiavo di restare scapolo denudando possibili spose ninfe! Ehi…. non mi tirare gli ultimi capelli e peli…