Home Page Olandese Volante
Home page Site map
::

GIOVANNI BOINE 1887-1917

:: Claudio Di Scalzo detto Accio: Oggi è morto Pipo di Rame. Con ricordo di Antonio Tabucchi e Accio a Siena in università.
14 Aprile 2026


Marxista Eterodosso
ripensa al perduto occidentale osso
sul bordo
della tomba di Guy Debord
con fiuto che niente vale.
Come mi chiamo?
Ovviamente Pluto!
In missione ermeneutica per Plutone. 

 

 

Claudio Di Scalzo detto Accio

OGGI È MORTO PIPO DI RAME.

CON RICORDO DI ANTONIO TABUCCHI

E ACCIO A SIENA IN UNIVERSITÀ.




Annuario 2004




Antonio e Accio. Foto pubblicata su 7 magazine del Corriere della Sera.




Testo inserito in CAMPANE DEL MIO VILLAGGIO di ANTONIO TABUCCHI
con illustrazione di DAVIDE BENATI.

 

Oggi 13 Aprile 2026 è Morto ALBERTO CINACCHI ma tutti lo conoscono come “PIPO DI RAME”. Soprannome che va spiegato. Alberto Cinacchi morto a 93 anni ha fatto il contadino fino a quattro anni prima che s’allettasse per una malattia che l’à fatto tribolà. Lo si vedeva ancora treppìa zolle nel suo campo in Val di Serchio. Maestro nel guidare il trattore OM per aratonare e riavacci i fossi. Pipo di Rame perche “ramava” “dunniosa” dalla vigna all’arberi da frutto. S’ammezzava di blu fino a sotto la cintura de’ pantaloni. Fino a bagnassi ir pipo.

L’andavo a trova ner su’ ‘apanno perché ir campo suo gliè vicino a quello di mi-pà e mi-mà. Fumatore e raccontatore con me ciaveva simpatia.

“Ir Pipo ce l’ò ancora ma ciondola ‘ome me e nun cè riostituente che lo possa rianimà. Essendo amìo der mi babbo Lalo mi raccontava, lù più giovane, ‘ome lo frequentasse ar bare e nell’agraria. Mitologia proletaria.

Se mòriva quarcuno d'importante esclamava: "MEGLIO LUI CHE IO". Seguo il suo detto. Insegnamento potente. Appena ho notizia di qualche importante figura comprese quelle delle arti e letteratura. Sara Cardellino commenta storcendo il labbro sul mio "cinismo agricolo"! 

Pipo nun leggeva libri né giornali. Guardava i telegiornali. Aveva la quinta elementare ‘ome mi-mà. Però a sù modo era sapiente. E mi garba riordallo. “’O detto a mi’ figlioli e nipoti che nun voglio esse bruciato e poi inscatolato per mettimi in vetrina ner salotto. Fossa, legno, tèra addosso, poi ossario e tanti saluti. Se Dio mi vòle mi prenda. Sennò porvere, ‘ome tutti. Le piante crescono fruttifiano si seccano. Armeno loro possino ancora esse utili ner ‘amino; ma le ossa e ciccia morta a ‘osa servono? A far ‘ontenti i bai.

Ricordo “Pipo di rame” perché come muore un letterato un accademico universitario un poeta un pittore un attore un politico tutti sul web e su Facebook ballano sulla cassa del morto. Per qualche like. Per avere dalla camera mortuaria luce riflessa. In ciò si specializzano i poeti e coltissimi-coltissime in letteratura vissuti.

A me le vite rinomate da celebrare a morte avvenuta danno una certa nausea e leggero nervoso. Addirittura nel 2004 dedicai un annuario TELLUS intero alle vite in ribellioni rinomate e sconosciute. Fra le ultime inserii sconosciuti ribelli come Il “Pazzo” Paolo Fatticcioni barbiere di Nodica, mio grande amico e altri.

A volte sfoglio nella bancarella come libri usati, che poi nessuno compra, pagine di illustri critici universitari a suo tempo comunisti da barricata e poi per decenni sulla cattedra rinomata che s’affannarono a spargere critica letteraria; compresa una manualistica scolastica illeggibile per ragionieri e geometri; e parlo per esperienza; e siccome si ritenevano intelligentissimi invecchiando han pure scritto romanzi su se stessi. Mediocrità rivelata. Come ebbe a dirmi Antonio Tabucchi, che a Siena, come prima a Genova, lo odiavano i colleghi, compreso Sanguineti in caduta e lo scrittore in salita tra i lettori, perché scrittore di successo e pure Postmoderno; “la troppa intelligenza letteraria manda il romanzo in avarìa”. E “i Luperini balbettano come micini”. Adesso non ricordo più se il dialogo, tornando a Pisa lanciati sulla superstrada con la mia Citroën Xantia 2000 (siccome aveva fifa pur garbandogli la velocità chiacchierava per distrarsi con umorismo) nelle battute in rima ebbe questa scansione; forse feci io la prima rima e l’autore del Sostiene Pereira sostenne la sua allegra ferocia verso il barone ex rosso che divulgava la riforma, da non scordarlo, di Berlinguer per università e scuole superiori: conoscenze competenze… e altre scemenze. Prendevamo di mira anche la sua Teoria sull’Allegoria al posto del Simbolo, calatagli addosso da Fortini, si sa la gerarchia funziona così ognuno s’inginocchia e poi pensa di migliorare la brocca (fino agli esiti patetici-ridicoli su Facebook), odiando ogni Simbolismo Decadentismo Postmodernismo, per fissarsi ahinoi e patrocinare il Gruppo 93 a rovescio di quello ’63 (Ma si può! Son morti o ancora vivi in oblio sti’ poeti avanguardisti tristi?). Avrò chiuso la questione ingranando la quinta dicendo: “A me il simbolo va benissimo, mi gusta, lo mastico bolo”. Che complicità quella fra me e chi scrittore lo era per davvero. Però sulla sua tomba a danzare a me non mi ci hanno mai visto né mi ci vedranno mai. Meglio Xantia che in allegria ancora canta!

 

 


Commenti COMMENTI


Documenti Correlati DOCUMENTI CORRELATI