
"oioia" - Tavola per Silvae Lo. Cds, 1997
Claudio Di Scalzo
TRADURRE JULES LAFORGUE DI "BALLADE"
STANDO CON DUE DAME ED EDUARD VON HARTMANN.
1997 SILVAE LO/2010 SARA ESSERINO
RILEGGENDO NEL MAGGIO 2026

"Oimmema" - Tavola per Silvae Lo. Cds, 1997.
"Vien via di lì" Come nacquero le tavole per Silvae Lo My Wife
Tradurre Laforgue e nell’incrocio vernacolo della langue il poeta condurre scansando Morgue scolo.
(Maggio 2026)
Quando da una tavola con modo di dire tipi “oioia” oppure “oimmena” che dipinsi per Silvae Lo nel 1997 rammento che tradussi la poesia "Ballade" di Jules Laforgue per Sara diventata la Misteriosa Dama R nel 2010 incorniciandola con tavola danzante-corante dalla "Filosofia dell'Incosciente" di Eduard von Hartmann; rileggendo-guardando l'insieme nel maggio 2026, posso dire al Cardellino che ciò conferma come sia nel reale-immaginario dentro il RIZOMA teorizzato da Deleuze.; ecco che ricevo meritata ironia: “Ho sempre pensato che fossi una patata, deliziosa a volte bitorzoluta altre, accumulante acqua e amido in altri tuberi. Lo sei lo eri!”
Perfettamente condito in rima: come controbattere in rima ad amido? “Ovvio con TI AMO. Cardellino per le tue parole sul rizoma di casa posso dirti stamani…”. Ride allegra: “Non lo pronunciare… lo dicevi anche a Silvae Lo… temo lo abbia detto da RIZOMA in ogni tua precedente zona. Mi basta che tu le patate, non tradotte, ma in un umido le cucini oggi con il “conigliolo” che t’à dato Meghe!”

"Jules Laforgue col còre ballerino dell'Inconsciente di von Hartmann
cerca la Misteriosa Dama sa(R)a". Cds, 2010.
JULES LAFORGUE
BALLATA
DA "FIORI DI BUONA VOLONTÀ"
Ofelia: siete allegro, mio signore. Amleto: Chi io?
Ofelia: Sì, mio signore. Amleto: Oh miodio, sono soltanto
il vostro buffone. Che cosa dovrebbe fare un uomo,
se non stare allegro? (da AMLETO, atto III, scena II)
Ascoltate, fisicamente et anco filosoficamente,
son soltanto una colonia
d’accidentali cellule; e quel Signur ch’appello
IO, è solamente, dice BuddHartmann, un fatale polipaio!
Dar mi’ còre anonim’oiaia alla mia ciccia vedi-la-tu,
così ‘ome dalla punta piedi fin’ai capei,
è su e giù cellulante senza scrupoli,
nisba che sia solvibile, et Nix che sia autorevole.
Quando in fune-fine calo discesa nell’IO,
ci sgamo – ne convengo – seduta alla tavola,
una compagnia parecchio disparata,
mai incontrata prima nella mia Coscienza.
Ciccia stupidamente staminifera-pipo,
còre pistillato che si crede penetrato,
a parte certe serate da fuorilegge niuna Fede Legge,
né ermeneutica, in cui proprio al contrario va.
Suvvìa, mì sta bene. Ir mì predestinato polipaio
annusa-trovi un’adatta cervellata-polipaia;
che il su’ mondo non sia troppo misto, vogghio sperar…
oci pupillati caffè: ecco la su’ identità da-mé desiderata.

JULES LAFORGUE
BALLADE
DES "FLEURS DE BONNE VOLONTÉ"
Ophelia : You are merry, my lord.
Hamlet : Who, I ?
Ophelia : Ay, my lord.
Hamlet : O God, your only jig-maker.
What should a man do but be merry ?
Oyez, au physique comme au moral,
Ne suis qu’une colonie de cellules
De raccroc ; et ce sieur que j’intitule
Moi, n’est, dit-on, qu’un polypier fatal !
De mon cœur un tel, à ma chair védique,
Comme de mes orteils à mes cheveux,
Va-et-vient de cellules sans aveu,
Rien de bien solvable et rien d’authentique.
Quand j’organise une descente en Moi,
J’en conviens, je trouve là, attablée,
Une société un peu bien mêlée,
Et que je n’ai point vue à mes octrois.
Une chair bêtement staminifère,
Un cœur illusoirement pistillé,
Sauf certains jours, sans foi, ni loi, ni clé,
Où c’est précisément tout le contraire.
Allez, c’est bon. Mon fatal polypier
A distingué certaine polypière ;
Son monde n’est pas trop mêlé, j’espère…
Deux yeux café, voilà tous ses papiers.