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Zia Elle e Giovanna G.

:: Claudio Di Scalzo: Confessioni di un settantenne a Sara Cardellino dalla fotolito al vero sincero. Con sarte e Nada e l’importanza della cucina nella coppia. Giugno 2026.
15 Giugno 2026


Piatto di Accio per Cardellino, 1 - 14 giugno 2026




Piatto di Accio per Cardellino, 2 - 14 giugno 2026




Piatto di Accio per Cardellino, 3 - 14 giugno 2026



 

Claudio Di Scalzo
CONFESSIONI DI UN SETTANTENNE A SARA CARDELLINO
DALLA FOTOLITO AL VERO SINCERO.
CON SARTE E NADA E L’IMPORTANZA
DELLA CUCINA NELLA COPPIA. GIUGNO 2026.






"Giovanna G. sarta nello spogliatoio della Nada Pardini"
Foto cds - 1967.  Nikon F 







"Ninfa Sara simil-dagherrotipo con fiori da giardino vittoriani"
CDS 14 giugno 2026 - Smartphone + Picasa/Google



 

Il titolo rimanda, con simpatia, alle “Confessioni di un ottuagenario” di Ippolito Nievo.

Oggi apparecchio per noi due sotto alla magnolia, nella parte più fresca del giardino. Piatti per rinfrescare. Il rosato frizzante "San Donatino irrequieto” compie il suo mestiere. Dopo, mentre Sara, come ninfa sonnecchia sul canapè al pianterreno ch’è più fresco - la calura che vien dall’aia stordisce - ad essere irrequieto son io, carburato; le carezzo il fondoschiena, ma il Vècio Fauno viene spedito via dal perentorio: “Voggio mi dormir e basta!”. Svicolo sull’altalena sotto al pino, e mi dondolo. Mi viene in mente quanto Cardellino pranzando mi ha detto: “Oltre all'accostamento dei gusti, alla presentazione dei piatti, colori come se dipingessi, mi dovrai confessare, Accio, qualche ricordo che ancora non so di te ragazzino”. Raggiungo il portatile e scrivo. Mi viene in mente Ippolito Nievo, chissà perché, con le sue “Confessioni di un Ottuagenario”. Forse cercando cartoline-mail Art in soffitta ho scorto il libro. Per assonanza il titolo. Massì confessiamoci alla Ninfa. Dopo gliela reciterò. E se s’avvicina accaldata stasera al Vècio Fauno dirò: “Non n’ò voglia, dormo! E lù riposa ‘on me. Fra l’altro non è detto gli garbi sempre o magari risente dell’età”. Ci casca sempre ner mi’ trucco! E subirò la volontà mitologica!

Come ti ho già “confessato”, Sara, con “La dedica bic chic a Giovanna G che riappare oggidì 14 febbraio 2026. Ricordo di Daniela Cantelli e della sartoria di Nada”. La sartoria di mi-mà ebbe grande importanza nel, ehmm, mio sviluppo. Se proprio vuoi sapere qualcosa che ancora non sai, di me adolescente, e mi fo tirà fòri riordi col ‘avaturaccioli perché nun sempre ne vo fiero, esto te lo ‘onfesso.

Nun c’è ‘osa più bella delle donne che chiacchierino fra loro allegre. Armeno allora era ‘osì. La sartoria con mi-ma, ch’era d’una simpatìa unìa, ‘ome mi pà der resto, teneva banco. Mi rimpiattavo adolescente dietro le stoffe, i panni - da piccino pure sotto ir tavolo e vedevo le ‘osce – oppure dietro la tenda dello spogliatoio per provà vestiti: e drizzavo le oreccie.

Esta "sinfonia" di mi-mà me la riordo e m’à sempre ispirato. Diceva più o meno ‘osì. Alle sartine.

‘Are le mì bimbe belle che avete fidanzato una marito altre lo cerchino, riordate ello che vi dio. L’omo lo si ‘onserva lo s’indirizza se ir pastone gliè di bòna qualità. Bisogna sapé ‘ucina tanto da cucinallo a vostro piacimento. Perché un corpo seno osce fia bocca ce l’ànno tutte; e più o meno è sempre ir chiavistello ch'entra nella toppa, sì sì nella topa, se vogliamo esse espriciti, chiavà è esto. E c’è in natura. Lo fanno anco l’animali. Ma ir gatto e la gatta ir ‘ane e la ‘agna ir cavallo la ‘avalla nun pensino cume la fémina che noi siamo. Godono ma non provino dolore se l’amore manca o va via o si perde. Sono avvantaggiati. Però la fémina se vole ‘onservallo deve all’homo fanni il pastone adatto o pastoncino. Intendete? Nun intendete. Siete dure di ‘omprendonio anco se avete puppe ritte. Prendete un canarino o un pappagallo. In gabbia neh. Vi dice quarcosa? Ridete monelle. Sì anco l’uccello del marito o fidanzato va impastoiato. Dio vene guardi di far ir raddoppio col ganzo. Finisce sempre male. Per falla breve. Il canarino nun po’ mangia sempre i soliti semi. Bisogna fanni spesso il pastoncino con semi più prelibati e foglie d’insalata per ir su’ becco. Ricostituente fra l’altro. In amore e letto ci vòle. Dunque duvete sapé cucina! Non dio ‘ome mé ma quarcosa di simile. Piatti di mare e di tèra. Primi e seondi e dorci. Poi sapé presentà tutto per l'occhio: tovaglia piatti 'olori accostati. 'Ome un bel tailleur fa la donna bòna e reggiseno e calze di seta a complemento; 'osì la tavola ben presentata raddoppia ir gusto di cibassi. In esta mànera vedrete che l’amore di ‘oppia dura. Perché l’omo è ghiotto. E se seguite ir mi ‘onsiglio da lù avrete sempre tutto.

Ecco Cardellino più o meno esto ascortai. E se mi-mà mi lasciava in ‘ucina a girà ir ragù, se seguivo ‘ome friggeva ‘ome preparava ir conigliolo e l’orate e i ‘ontorni da lé imparavo. Eccome. Fra l’altrò l’ampia ‘ucina era anco duve studiavo. Ner viavai di ‘asa. Da allora so cucinare. Disporre i colori dei cibi delle pietanze con stoviglie adatte. Perché ho visto tanti dipinti di maestri. Se mi chiedi se ci sono eccezioni alla regola della Nada posso confessatti che l’ò vissuta. Silvae Lo è gran cuoca. Mandava le ricette anche al “Cucchiaio d’Argento”. La sua cucina alpina e lombarda ineguagliabile. Con piatti imparati nei suoi viaggi in America Latina prima di conoscimi. A volte, non adombrarti, ripenso alle sue torte salate, ai suoi brasati, ai pizzoccheri e so ch’era arte culinaria. Ma ‘ome sai ciò non mi à tenuto legato al su “pastoncino” perché son ito da te che a malapena sai cucinare un ovo fritto! Quest’ultima confessione non so se gliela dico alla mi’ Ninfa quando si sveglia. Forse nemmeno che ò voglia di dormì se vòle premià ir cuoco.


 


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