
"Margherita Stein pudicamente in recita nuda"
Foto CDS, 1980
da TELLUSFOGLIO
L'ANO SOLARE di BATAILLE tradotto Margherita Stein
sull'OV e da TELLUS
Estate con poesia non tradotta da versi non scritti" e "Fotografie mentali
Margherita Stein
CAGNESCA TRADUTTRICE DAL PADRONE INVENTATO. 1980
1980

cds - "STEIN FORSE TRADURRE DA SAGGIA
BIANCO/NERO SPIAGGIA VERSO LE FORRE"
Fotogramma di un servizio andato perso.
Dove fotografo e modella traduttrice
(ci sono - esistiti neh! - altre traduttrici e traduttori
simili in circolazione? Con questo piglio sovversivo
corpo-pensieri? Ecco una donna che avendo letto
e capito STIRNER non è stata mai regimentabile.
Chapeaux dall’antico amante!)
giocavano alle pose glamour hard soft.
Con richiamo alle forre davanti al mate
spumeggiante in citazione
preromantica con forme neoclassiche.
Dopo la Stein, sia Silvae Lo
che Sara Cardellino, vedendo miei scatti
degli anni settanta/ottanta
han sentenziato che l'unico mestiere
che avrei potuto svolgere con risultati
era quello di fotografo per la moda
per le riviste patinate di nudi femminili
(esibiti) con aspirazioni culturali
per abbellimento inutile.
Forse hanno ragione
in ogni caso penso che la loro Bellezza
sia stata in questa maniera ludica colta.
Insomma c'è del Petrachismo a scatti
in ore che si siamo divertiti da matti.
Ancora sulla fedeltà e sull’infedeltà delle traduzioni. Ebbene sono una ladra; una cattiva singola soggetto; una traditrice, una cagna; a volte mordo persino il padrone che m’invento esista.
Esso-Egli-Lui, se si concentra abbaio per distoglierlo da quegli oggetti masticabili che tiene sulle ginocchia, per ore, guardandolo fisso - credo che sia stupido - oppure gli lecco le mani, ma solo per farmi buttare qualche bocconcino di carne pregiata tipo fagiano. Si tratta bene il signore che m’invento.
Se m’allenta il guinzaglio, se m’affida libera alla cuccia, scappo, seppure alla fine ritorni.
Eh Già! Lui, oscilla, o mi assesta schiaffetti carezzevoli sul muso; o mi accarezza le orecchie; e non mi fa né caldo né freddo; me ne frego altamente; ma la prossima volta farò lo stesso. M’assento. Se ne avrò voglia.
Senza fantasia potrebbe ipotizzare di darmi da lappare il suo cazzo o scoparmi; ma non è adatto al coito bestiale.
Anche per la noia domestica, dunque, scappo. Me ne vado libera, su e giù, in cerca di odori; e le mie narici mucose bagnate catturano ogni effluvio. Sono anche un’ assaggiatrice superba: tutte le merde che incontro, se sono alfabetizzate composte in versi indurite dal poema in prosa liquefatte in metafore intestinali evacuate da sfinteri colti ci ficco il naso, con una leggera nausea; ciò non mi accade con le cacche incolte banali toh sottoproletarie, plebee.
Mi concedo di bere dalle pozzanghere - cosa che fa irritare il padrone che m’invento - e sbrano o graffio ogni sorta di animaletto da fossato o incauto implume all’abbeveraggio. Cagna da caccia. Tradurre può consistere nello svenare l’arabesco della fauna alla mia portata.
Che cagna aristocraticamente infedele che sono diventata!
Datemi dello cherry e sarò qualcosa di malignamente sensuale che assomiglia a Salomè, perché danzerò sulle zampe posteriori.
Come ride l’insipido bipede glabro con cattedra di traduzione dal tedesco all’Università di Pisa quando gli propongo questo numero; ci vuol niente, a coinvolgerlo nel mio teatro osceno bassamente ateo; talmente riconoscente da donarmi i dintorni dell’ombelico come tiepido cuscino nelle notti di temporale.