
"Riga di luce mente verso me ti conduce animalescamente"
Silvae Lo - Foto CDS, 1997
Claudio Di Scalzo
SILVAE LO SCRIVE AL FIDANZATO
A VECCHIANO DA MILANO
28 APRILE 1997
1

Prima edizione del romanzo epistolare-fotografico
Novembre 1997.
"Non ho mai consentito, essendo esaurito da tempo,
che venisse ristampato. E non per l'assenza
del mio soprannome "ACCIO" in copertina.
Bensì perché "non ballo sulla cassa del morto".
In tanti ci si sono specializzati che neppure
lo frequentavano come me; e dei quali
spesso era diffidente se non sarcastico.
Ma questo è il destino dei grandi scrittori.
I nostri scambi, i ricordi che ho,
lettere e altre scritture, disegni,
altre foto non presenti nel libro,
non sono "roba da pubblicare".
Questa è complicità,
ancora, che si chiama
ancora amicizia; e lapide.
Silvae Lo
per questo
ha stima
di Claudio,
suo marito.
Claudio, intendo non usare il tuo soprannome per scriverti o parlarti essendo stato viatico centrale in altre relazioni: sappilo; per me sei Claudio Di Scalzo. Del resto in Feltrinelli ti hanno appena comunicato che la pretesa di editare “VECCHIANO UN PAESE. LETTERE A ANTONIO TABUCCHI" con nome e soprannome è, assolutamente, fuori luogo. Aumenterebbe il taglio provinciale già presente nel romanzo breve epistolare; rendendolo oggetto strapaesano. Così ti hanno risposto, e credimi, dietro c’è il suggerimento, giusto secondo me, di Antonio che, giustamente ripeto, lui scrittore cosmopolita non intende presentarsi eccessivamente paesano. A volte hai pretese assurde, caro fidanzato, ed è stupida la minaccia di non consentire pubblicazione senza il soprannome! Approvo invece che, come mi hai confidato al telefono, il libro mi venga dedicato: e con ciò, suggerisco, potrai dire a te stesso che la rinuncia ad "Accio" in copertina è per amore del richiamo al mio nome stampato: fra l'altro, ricordalo, ho speso energie socratiche, e maliose, perché ti convincessi a pubblicare le lettere che spedivi da casa tua a Vecchiano a quella poco distante del tuo amico; a volte pure da una stanza all’altra: a volte scritte sulla carta posata sotto al “pizzone” nel ristorante che raggiungevate fuori Vecchiano. Peccato le abbiate perse: grafia e unto. Raccontandomelo ho capito l’amicizia che vi lega: non di due artisti: uno grande davvero: bensì di due allegri complici: come lo erano stati i vostri genitori al bar d’angolo in piazza.
Vengo al motivo della lettera, dopo essermi presa la soddisfazione di rimarcare che del tuo soprannome, foriero di guai, non so che farmene!! Non voglio entrare nella lista delle amiche-fidanzate perdute-amanti che così t’appellavano: per me sei Claudio e sposerò, laicamente, Claudio! Ti scrivo perché sono scesa dalla Valtellina a Milano mentre stai con Tabucchi a Vecchiano attorno alla correzione delle bozze del libro che uscirà in autunno. Milano è splendidamente civettuola in aprile. Vado alle lezioni che tiene DANIEL DENNET, a partire da stamani 28 aprile, per tre giorni, all’Istituto Scientifico S. Raffaele di Milano, lezioni titolate “IS YOUR MIND IN YOUR BRAIN?”. Alla domanda cercherà di rispondere.
Milano, coi suoi parchi, e negozi, è colma di dedizioni, degli umani, verso animali i più vari: dai cani di ogni specie e infiocchettamento: ai gatti: a quelli necessitanti di gabbiette sfiziose in vetrina: uccelli nostrani ed esotici: pesci in acquari: animali dal pelo pregiato: criceti, porcellini d'India, conigli da compagnia. A Sondrio, in scala più ridotta, per le dimensioni del capoluogo alpino, è lo stesso. Come maestra rilevo e spesso curo disperazioni delle alunne per le malattie o graffi degli animali a loro affidati.
Per Daniel Dennet il problema, a quel che so dai suoi libri e riflessioni, è che non esistono esperimenti che consentano di testare con certezza se altre creature viventi hanno, seppur in misura minore, le stesse capacità dell’uomo in materia di capacità riflessiva del pensiero. Pertanto, caro Claudio, non si potrà mai rispondere alla famosa domanda di T. NAGEL “Che cosa si prova ad essere un pipistrello?”. Casomai, però, se quando siamo assieme, ti trasformi in qualche forma di lupo per sbranarmi di baci, m’informerai se hai pensieri oltre all’uso di lingua e saliva. Come puoi intendere, Claudio, ho voglia di stare vicini vicini. Ti spedisco la lettera; e te ne scriverò altre; su quanto vado apprendendo su dove stia la mia mente: se solo nella testa o pure nelle mani che ti carezzano i riccioli, selvatico pisano che addomesticherò al meglio. TUA Silvae Lo

"A cosa pensa la Donna Airone nel nido baita?"
Foto CDS, 1997
PS: Nello scambio telefonico, te ne accenno come sensazione, conversando con Antonio, si è mostrato felice se noi tre andiamo assieme, a cena, in casa Feltrinelli in Via Andegari; “casa e bottega” come dice lui, ironico, e come sai, Claudio: si varca un corridoio e dagli uffici si può passare all’attico con i Canaletto e Guardi alle pareti. Si è mostrato più titubamente al mio desiderio di conoscere dove nascono i libri negli altri piani: come si passa dalle bozze alle copertine alle varie figure che lo accudiscono. Mi è scattato un sospetto. Non è che qualche addetta a “Vecchiano un paese” ha stabilito troppa intesa col paesano in transito nella metropoli; forse già chiamato nella scelta di foto nel libro col soprannome, Accio, che sembra abbia luccichio tale da attirare pavoncelle col cervello da gazze? Ti prego di tranquillizzarmi.