
Foto cds: PROSPECTUS NON-LOCALIS 105
Claudio Di Scalzo
PROSPECTUS NON-LOCALIS.
FOTOGRAFIA DI PAESAGGIO E COSMOPOLI

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Mi dedicai sia con la fotografia analogica (pellicola da sviluppare in camera oscura) sia con la fotografia digitale (reflex ed uso di iPhone e smartphone) al Paesaggio. A volte ironicamente battezzato “Paesassaggio”.
Su insistenza di Sara Cardellino, "benefica o disturbante" per me a seconda delle giornate; "benefica necessitante" per lei in missione per salvare la mia produzione negli anni nei segni nelle tecniche diverse; mi trovo “invitato”, “costretto” lo penso, a incorniciare questa prassi iniziata in tempi lontani. Fotografare il Paesaggio.
Indubbiamente le nuove tecnologie han permesso, al “vagabondo perdigiorno” di scattare fotografie, tante, e subito dimenticarmene nei fondali reflex e iPhone. Senza la noia dello sviluppo in camera oscura i negativi da conservare da selezionare.
Però non è che scattassi fotografie di paesaggio, in analogico e digitale poi, senza un minimo di cervello; foto rapide non scervellate.
Perché nel contempo la FOTOGRAFIA DI PAESAGGIO s’intrecciò con letture sulla Natura nell’epoca della tecnica-tecnologia e ri-modellazione di quanto era è terrestre. Epoca della Forma per paesaggio animali uomini. Mutazioni anche mostruose e alienanti di natura e transumanità culturale. Mi dedicai alla rivista di pensosità filosofica nel logo TELLUS, fine anni ottanta del '900. Leggevo i "Narratori delle pianure" di Celati che andava a braccetto col fotografo Luigi Ghirri. In seguito Marc Augé teorico dei NON-LUOGHI.

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Una sfilza di filosofi come Schelling ("Natura poema indecifrabile" letto su indicazione di Karoline Knabberchen) e Nietzsche (suggeritomi da Margherita Stein): con l’invito nell’epoca del Nichilismo a “Restate fedeli alla Terra”, seguito dall’Heidegger del “Perché restiamo in provincia” (che Stein tradusse per me); e Ernst Jünger col bosco e Klages e Spengler tramontante: guidati da Hoelderlin sulle aquile e le foreste… aggiustavano obiettivi in grandangolo e zoom. Scrissi per TELLUS 30, 2009, il mio testo teorico più impegnativo, pubblicato per metà, “Inverno ‘900 in provincia”. Due valli: la Valtellina, La Val di Serchio. Nella fotografia, e metafotografia, in collegamento con “Vecchiano un paese. Lettere ad Antonio Tabucchi”, Feltrinelli, 1997.
Oltre questa cornice, quanto conta è il risultato estetico della fotografia. Nessuna "teoria a priori a posteriori" può valere più di scrittura pittura fotografia realizzata. Sennò sarebbe troppo facile. Ciò vale per intellettuali di vario conio anche sui social col tascapane zeppo di teorie avanti e post; similmente a chi non ha niuna teoria, né a priori né a posteriori, ma solo il ditino sull’otturatore. E lo si capisce facilmente per chi conosci l'ABC della fotografia.
Rivedendo, dopo decenni, vasto obliato album, COSMOPOLI (ovvero intreccio Natura e Cultura; Metropoli e Provincia e altre terre; Metropoli e Museificazione) penso che le immagini reggano l’urto di quanto oggi, novembre 2025, ci poso in filosofia-poesia sopra. Posso dedicarmici. Accontentando Cardellino e me stesso mentre sorrido a riscoprire il PAESAGGIO NON LUOGO che tradussi in latino, diverte la scoperta Sara Latinista, con PROSPECTUS NON-LOCALIS. Con la foto seguita semplicemente da un numero. Senza neppure la località la data.