
"Al nudo mosso resister non posso"
Sara Cardellino di ritorno dalla Fenice
Aprile 2025 - Foto CDS
Aprile 2025
Claudio Di Scalzo:
CONFESSIONI DI UN FOTOGRAFO BRAVINO
SARA TORNANDO DALLA FENICE SI TOGLIE L’ABITO
APRILE 2025
In missione (impostami da Sara Cardellino) di ricavare quantomeno un album di fotografie scelte dal magma bianconero colore con declinazione scritta o senza tale picca; declinata disegnata o restante immacolata; mi dico che se ci fu estetica (seguita) essa va confessata. Tenendo conto che, come mi bolla Sara, sono bugiardo! Ma confessandomi nel tempo tardo, per età nel vero, confido d’esser creduto seppur fesso sincero.
‘Ara la mi’ Ardellina,… prendo la fotografia di questa primavera, tornavamo dalla Fenice dove il 4 aprile Rudolf Buchbinder aveva diretto Beethoven, e preso dal chiarore lunare della tua schiena mentre ti toglievi l’abito elegante, con l’iPhone ti ho fotografata. Senza dirti niente.
Perché, mi chiedo adesso, ti ho scattato questa fotografia. Che interpretazione darle?
Intanto, per incasellare con colla allegra, la foto mossa e la seguente mossa ermeneutica, mi vien da sorridere, ci sorriderai anche tu?, a ripensare a quello che dice Gigino, vernacoleggiando di me agli altri della combriccola agricola quando si vendemmia: “ACCIO SULLA FÌA (FICA) CI À STUDIATO!”. Ecco servita la rima con ermeneutica. Buffa no?
Ma come ci ò studiato? Inteso pisaneggiando che la materia l’ò pensata in mé ando l’ò appriata all’estetìa.
Per questa fotografia - e il mosso non l’ho certo ideato io, basta vedere come Paolo Monti l’ha riversata nella fotografia di moda, e prima di lui altri maestri negli anni Trenta - ripenso che, adolescente, nella stanze da cucito di mi-mà Nada Pardini (1928-2024), sarta di gran talento per donna, aiutata da parecchie apprendiste sartine, crebbi vedendo tailleurgonne plissettate giacche sottovesti nudi improvvisati nel provare abiti, reggicalze, reggiseni, metro gessetti spille, sorrisi, insomma la bellezza della donna: figure femminili giovani, signore, che chiedevano alla Nada di rifare per loro abiti visti al cinema o comparsi su Grand Hotel e nei Fotoromanzi.
Lì ò ‘ominciato a studiacci. Sulla figura femminile. Le sartine e le signorine diciottenni ventenni venticinquenni le signore trentenni erano meglio, erano vere, dei nudi che scoprivo di Tiziano, Ingres, Cabanel, Courbet. La Maya vestita e desnuda di Goya era perfetta per il mio occhio. Che se mi spedivano fuori dalle stanze: “Accio devo spogliarmi quasi tutta, vai fuori dalla stanza, dai sennò poi fai peccato!”. Però non demordevo e guardavo dal buco della serratura dalla porta lasciata schiusa. A volte scoprivano la mia astuzia e lasciavano correre. Poi una volta assente la Nada, Graziella disse: sei proprio impertinante, Accio, se ti vedesse la Nada, son qui sola e devo provarmi la gonna, mi aiuti. La aiutai: la verginità, da poco diventato ometto, sul divano lasciai. Poi il passaparola fra le sarte fece il resto. Non correvano, con me, il pericolo di un ganzo fòri di lì, di essere scoperte. La mia giovanissima età le “attizzava, e poi ero proprio bellino e fornito. E per la nada ero sempre un “bimbo”. Che fra l’altro faceva il chierichetto a Don Gino! Che quando mi confessavo, e allora lo chiedevano, alla domanda Atti impuri ne fai? Da solo o in compagnia? E sicuramente tutti quelli della mia età rispondevano “da solo” ammettendo il peccato di masturbazione, io rispondevo “in compagnia”. Dal silenzio sconcertato del parroco capivo ch’era sorpreso e meditava di non darmi l’assoluzione. Poi la concedeva e tuonava: “astieniti figliolo”. Io però non mi astenevo. E diradai le confessioni. Fino poi a smettere giunto il “mitico ‘68”.
Ecco dov’è nato il mio sguardo e l’allungamento dell’obbiettivo. Suvvia Sara puoi anche riderci, o no? La Cultura è venuta dopo la Natura: scoprendo che Apollinaire aveva scritto un romanzo erotico proprio su di un adolescente svezzato da ragazze e donne esperte in un gioco di libertà dei sensi. “Le prodezze di un giovane Don Giovanni (Les Exploits d'un jeune Don Juan”. Scoperto nella casa viareggina di mio zio Lenino, in francese, l’aveva portato dall’albergo parigino. Donnaiolo impenitente. “Accio, tieni, ci sono anche le figure. Casomai lo traduci per le parole. Così feci per alcuni capitoli.
Insomma Cardellino, io andando a scuola, in prima ragioneria e seguito, avevo il problema contrario a quello di tutti i segaioli miei compagni, avevo già provato tutto, e cercavo una ragazza da tenere per mano, da scambiarci baci semplici al cinema. Daniela Cantelli che fece l’amore con me la prima volta mi trovò infatti stranamente esperto per la mia età, ma non le dissi la verità della sartoria, giustificai la baldanza con la lettura appunto di Apollinaire e con una improvvisata eredità dei Di Scalzo nel DNA. Bugia inventata per non rivelare la verità con il timbro maschilista insopportabile? Può darsi ma non si addirizzino le gambe ai ‘ani.
Sì sì… proprio un bel bugiardo!
Vengo al sodo dell’ermeneutica per la tua foto bella fìa. Dai è vero… lo sei.
Non mi resta che proporti la foto interpretata con un’estetica psicologica, e confessarmi, con la mia giovane età che rivive nel vècio satiro dopo la Fenice mentre ti togli l’abito con i necessari slip filo secondando con stile la serica seta. Tale interpretazione nasceva dalla convinzione che la Bellezza esistesse soltanto nelle cose e persone che come tale la percepivano.
Così ti ho percepito fotografandoti di nascosto col comodo iPhone!
La realazione tra soggetto e persona si instaura per stimolo esterno e reazione interna. Ci siamo fin qui? Seguimi.
L’artista, ma sono stato soltanto un fotografo che calca altre foto di maestri, lo confesso, esprime il suo stato d’animo. Simpatizzo con la persona ritratta. Lo interiorizza vivendolo con forte emozione. Cioè psicologicamente. Se poi c’è anche la bella seminuda che lo abbraccia quarantenne ancor meglio.
Ecco il rimator che ti fa ridere il còr. La mi’ ‘Ardellina.
Questa foto, che è estetica, ancorché venedo dopo altri “mossi” e “mosse dame”, attuale per l’indumento filo intimo casomai, si può comprendere con la psicologia. Punto, Non necessita di alcuna filosofia esistenziale.
Penso però, Sara Cardellino, che se dalla Psicologia scivolo verso la Psicoanalisi, completo meglio l’interpretazione della fotografia. Tenendo conto di quanto ti ho rivelato sopra sulla mia adolescenza in sartoria. Perché non ci scrivo un romanzetto erotico esistenzialista? Mi prendi in giro o sei seria? Oh oh serissima. Attenta Cardellino a far la furba con me… che t’accontento! Intanto non mi distogliere… dicevo della Psicoanalisi. Se uno guarda dal buco della serratura le sartine seminude il passaggio verso la reflex, toh sex, dietro l’oculare vetro impugnatura potrebbe dire già tutto. La stampa della foto è la realizzazione del proprio inconscio.
Psicoanalisi… ti bastano i cognomi di Freud Jung Adler. Se esiste un legame, segreto e costante, tra irrazionalità e razionalità che incasella gli eventi della reale vita, in questo caso i miei impulsi e la realtà della sartoria, allora, ovvio che l’inconscio senza età, vedendoti che ti spogli, allora come oggi, abbia vissuto un’emozione estetica. Fotografandoti ho dato soddisfazione all’impulso in me. Concludo, e non dirmi che non ti stati divertendo!, dicendo che se ogni azione, dunque anche fotografare la tua schiena e fianchi spalle, è il prodotto sia di un’esigenza fisiologica sia di sublimarla casomai: ecco, ti ho desiderato; come è andata lo ricordi lo ricordo, non è che si fa l’amore dopo aver ascoltato Beethoven l’irruento tutti i giorni; e come ho sublimato la foto lo rivela. Ti garba questa confessione con teoria a posteriori sul tuo posteriore?