
Eugène Atget - "Tetti visti dal cortile di Rohan".
Parigi 1912-1914.
Foto ripresa dal catalogo, 1976.
Stedelijk Van Abbemuseum
Claudio Di Scalzo Fotografo Bravino
EUGÈNE ATGET GENIO INCONSAPEVOLE
ET ADATTO MIA FOTOGRAFICA ETÀ. 1977/2025

"Declinazione scivolata dai tetti di Eugène Atget".
China tempera acrilico penna a sfera
cds, 1976. Olanda
Regole semplici. I libri prima di scriverli vanno letti: tanti. Di solito spesso quasi sempre non basta a scriverne di degni in poesia letteratura vari generi. La fotografia (come per la pittura) prima di praticarla andrebbe vista direttamente in musei mostre gallerie. Conoscerne materiali tecniche strumenti per anni. Di solito non basta per compiere arte degna, fotografia degna. Direi sufficiente a doverla custodire esporre. Anche sui social.
Ciò compitavo facevo ho fatto faccio. Se ora ho settanta anni avendo cominciato in età da scuola superiore è possibile conteggiare una scelta un'avventura. Sì, perché nei viaggi verso musei mostre gallerie il meglio era avere accanto la donna amata. Il raddoppio nello sguardo insegna tanto scambiandolo in intreccio: con idee innate cartesiane oppure lockeggiando o kantianamente giudicando il fenomeno; e, per me, sempre valse vale ch'Ella poteva guidarmi aiutarmi a non smarrirmi. Portato alla fallacia, per limiti mentali comportamentali sciagurati, ancorché fornito di fantasia. Affidarsi a Dante e Petrarca quando impazzava ogni modernità è stata l’unica saggezza che ha fruttato qualcosa a livello esistenziale. Confermo che, però, mi è stata utile pure la scemenza di confidare in Cecco Angiolieri. Questo stare nel trait d’union tra Idealismo e Materialismo m’è stato perdonato e accettato. Sono convinto, adesso, coi capelli grigi e spelacchiato, che sia questa la mia originalità ideale e materiale.

"Antonia Milk nello zucchero trina olandese trama"
Foto cds, 1977

"Antonia Milk con ciliegie di stagione
ingioiellata per Cecco Angiolieri". Foto cds, 1977
Tornando alla fotografia… alla necessità di vederla da vicino… cominciai da Eugène Atget. Che ci ha messo tanto tempo per ottenere attenzione da musei e gallerie. Nel 1976 vidi una sua mostra allo Stedelijk Van Abbemuseum a Eindhoven in Olanda. Nel 1977 alla Galerie Zabriskie, a Parigi. Filavo con Antonia Milk. Nel 1979 “Atget’s Gardens” al Royal Institute of British Architets a Londra. Stavo con Margherita Stein. Nel 1980 mostra di Atget alla Galerie Rudolf Kicken a Colonia e l’anno successivo alla Landerbank-Fotografis a Vienna. Ero con Karoline Knabberchen.
Mi garbava che Atget di definisse “Fotografo ambulante” col suo treppiede panno nero per Parigi e dintorni. Scarpinate e salute solida. A parte l’ulcera curata ostinatamente con pane latte zucchero. Ostinazione = uguale occhio a una perfetta dimensione? Lui stesso nell’offrire nel 1920 la sua collezione al direttore delle Belle Arti di Parigi elenca quanto ha fotografato: vecchie strade della vecchia Parigi, la bella architettura civile dal XVI al XIX secolo, vecchi palazzi signorili, case storiche o curiose, belle facciate, belle porte, belle decorazioni di legno, paracarri, vecchie fontane, scale in stile legmo ferro, interni di tutte le chiese di Parigi, vetrine di una serie infinita di negozi, insegne, colonne, carrozze per i vivi e i morti, venditori ambulanti, quarieri miserabili e lor abitanti, immondizie, genti che guardano l’eclisse, tramvai a cavallo, Versailles e Sceux. Statue, alberi a centinaia, tetti, soffitte, grondaie, manifesti, prostitute e signore, ma due soli nudi. La sua un aimagerie infinita e tutto da artigiano ambulante che vendeva per poco i suoi capolavori.
Poteva non coinvolgermi?
Lo stesso Walter Benjamin scrisse che Atget disgustato dai maneggi inerenti al suo mestiere si tolse la maschera dell’artista e si mise a struccare la realtà circondandola per questo di un avvincente mistero.
Potevano queste parole non coinvolgermi?
Atget come fotografo non solo non si volle mai artista ma neppure si misurò con quelli che come fotografi lo erano considerati. Non si diede la pena di disprezzarli però li ognorò bellamente con ogni semplicità.
Poteva questo vissuto col suo mestiere non coinvolgermi?
E su tutto, poteva non coinvolgermi?, scoprire che morta la sua amata Valentine il 20 giugno 1926 lui non sopravvisse alla perdita alla solitudine e un anno dopo morì.
E siccome sembra che lui, uomo con ulcera che si era cibato soltanto di latte pane zucchero, si mise a bere cognac, disperato, ciò lo portò alla tomba velocemente.
Poteva questo risvolto. Umoristico, accanto al tragico d’una biorafia, non coinvolgermi?
I grandi amori come le grandi passioni sono sublimi e un po’ grulle, Sara cardellino. Ricorda quello che ti dice questo fotografo sconosciuto al quale chiedi di accudire il nascosto mestiere da ambulante nei segni. E se compaiono muse guidanti la reflex a lato sex non oscurarti che tu allora non eri ancora nata in camera chiara. Tieni di conto che se fotografo Antonia Milk, nel 1977, era perché seguivo pure i fotografi della moda come Cecil Beaton Richard Avedon Giampaolo Barbieri in mostre e gallerie. Contraddizione grande per un comunista? Forse. Ma che potevo farci? Ero, sono ancora?, parecchio contraddittorio, e allora Cardellino aggiungici pure che visitavo e studiavo il Pittorialismo della Cameron e di Pujo! Ne scoprirai delle belle, non mi riferisco alle Muse, quelle le sai, mi riferisco a come nacquero foto che si sono salvate dallo sperdimento. Quest'ultime erano le migliori. Ma che potevo farci?