
Alfred Sisley: "Strada a Louveciennes" - 1872. Parigi, Musée D'Orsay.
Claudio Di Scalzo
A SISLEY DIEDI DEL TU DOPO IL LEI
RICORDO PER DANIELA CANTELLI
GENNAIO 2026/GENNAIO 1973

Daniela Cantelli - "Sottopassaggio sotto parola sotto profilo"
Décollage e foto cds - Parigi. Forse 1975
A ogni inzio anno ricordo le CARE OMBRE amate, che furono, e sono, a me intrecciate; e per capirne il disegno devo rovesciare il tappeto degli anni, come si fa con il tessuto; ne reggo lo sguardo per poco, poi devo tornare a quanto è più sfumato e meno comprensibile.
Oggi ricordo Daniela Cantelli (Pisa 1953/Dispersa in India 1977. Morte presunta 1990. Ufficiale 2011)
con me a Parigi. Ospiti da mio zio Lenino, nel suo albergo in Montparnasse “La Belle Elisabeth”, durante le vacanze scolastiche o semplicemente per voglia di stare nella città della Comune 1871 e del ’68. Quando andavo con lei, incuriosita e monella biondina, in cerca dei maestri francesi dell’800. In quell’inverno 1973 di Alfred Sisley.
Avrò detto, alla mia compagna in Lotta Continua e nella vita nomade, tra il Serchio l’Arno, la Senna la Loira, “i quadri prima di dipingerli vanno visti, da vicino”. Allora col freddo che faceva seppure non ci fosse neve nel Quartiere Latino, sicuramente Sartre non usciva per diffondere con Simone de Beauvoir La CAUSE DU PEUPLE, troppo pericoloso il ghiaccio, c’è da spezzarsi l’anca cieco come sono per l’età, che commozione e forza dava al nostro comunismo vederlo, acquistarne una copia; sei come l’Accio chierichetto davanti la tabernacolo dell’ostia, mi scherzava Daniela, ti vedessi!, e poi di corsa al Louvre, dov’era esposto, non esistendo ancora l’Orsay inaugurato nel 1986, a vedere “Strada a Louveciennes”. Dove l’impressionista dipinge l’immateriale sostanza della neve perlacea sui rami selciato tetti e segni scuri marroni, il nero non l’usavano gli Impressionisti, delle suole dell’umidità delle persiane chiuse al gelo dai verdi fradici. Mi colpiva che il pittore abitasse nella casa che compare in primo piano sulla tela. Aprendo la porta dice alla donna infagottata e infreddolita: “Bonjour Madame Daniela Cantelli, merci de m'avoir apporté ces précieuses petites pommes de terre que je vais faire griller, de la nourriture pour nous autres pauvres gens, mais entrez et je vous offrirai un thé, après tout je suis anglais et je ne peux pas obtenir la naturalisation française!”
Daniela rideva, scopriva, ch’ero preparato sul pittore per ricavarne una battuta per dirle che l’amavo, tanto. Questo era il mio migliore comunismo; migliore modo per avvicinarsi ai maestri; imparare, se fosse stato possibile, cosa fosse necessario conoscere per sentirsi artisti. Pero ciò, comunismo e mestiere, l’avrei saputo quando lei non ci sarebbe più stata, dispersa in India nel 1977.
NOTA
“Buongiorno Madame Daniela Cantelli, la ringrazio per avermi portato queste preziose piccole patate che arrostirò sulla brace, cibo per noi poveri, ma venga dentro che le offrò un tè, in fin dei conti sono inglese e la naturalizzazione francese non riesco a ottenerla!” - Il “Bonjour Madame Daniela Cantelli” rimandava a Gauguin, al suo quadro “Bonjour Monsieur Gauguin”, custodito alla “Národní Galerie” di Praga.