Claudio Di Scalzo
Come si formò da Kaspar Hauser
KASPAR ahi HAUSER’io
1980
La scoperta del libro “Kaspar Hauser: Beispiel eines Verbrechens am Seelenleben des Menschen” di Paul Johann Anselm Ritter von Feuerbach, padre del filosofo Ludwig, giurista, segnalatomi da Margherita Stein mentre l’accompagnavo nella Biblioteca dell’Istituto Italiano di Studi Germanici a Roma, era il marzo 1979, costì per consultare pubblicazioni su Stirner, che me ne lesse alcuni brani traducendolo, “Pensa se tu fossi capitato a Vecchiano proveniente dal Padule di Massaciuccoli o dai boschi pisani senza identità e ti avessero chiamato Accio!”, Risposi divertendola “apparizione da scalzo dunque”; incuriosito l’anno dopo a Parigi, sul Lungosenna, dai Bouquinistes, scoprii l’edizione in francese del libro dell’insigne criminologo; e finito a Salerno nell’ nell’89° BTG intervento terremoto in Irpinia, vidi il film scritto e diretto da Werner Herzog: “L’enigma di Kaspar Hauser”. C’era la somma bastante perché l’immaginario in vario segno mi movesse all’impegno a sé stante.
Quanto avevo annotato già a Roma, come KASPAR ahi HAUSER’io, immaginando una figura di candido di sciocco che nel vernacolo pisano è detto “Covato poco” COVATO POO oppure “PASSERO VOLONE” che stupidamente casca dal nido troppo presto credendo di volare e batte in tèra, prese forma. Il Covato Poo non è propriamente demente né del tutto “a piombo”, vernacolo, è con “poo sale” dunque sciocco. Diverso ma con abilità ad altri precluse di animare il mondo delle cose della flora, mantiene ingenuità da credere nei demoni negli angeli e si esprime denudando qualsiasi potere rilevando la nudità del Re. Insomma vede una veità ad altri del tutto “normali” è preclusa. Lo capì Edgar Allan Poe scrivendo che “non sempre la verità è in fondo ad un pozzo”. Inoltre “far discorsi da scemo” si apparenta in parte alla poesia. Che può essere scema, mi dissi. KASPARo HAUSERoi-io poteva rivelarsi personaggio adatto allo sconcusionato mio pensato messaggio.
Presi pertanto a disegnarlo anche associandolo a pittori che prediligevo, metti Ensor, al fumetto Bibì e Bibò, a Charlie Brown, al Pierrot di Laforgue ma invecchiato, a Cirano; reso anche indagatore scemo dell’Incubo filosofico idealista Fichtizzandosi ficcandovi in labirinti inestricabili; ricorrendo alla tecnica dell’Art Brut. Una parte di queste immagini le ho ancora riprodotte come tessere sull’Olandese volante fin dal 2011.
Uno dei passaggi successivi fu quello di associarlo ad una specie di balbettamento selvatico. Un retrocedere al linguaggio a metà tra quello umano e quello della bestia candida. Ed a questo punto KASPARo HAUSERahi e/o KASPAR’io HAUSERahi poteva capitare nel paese-città provenendo dal bosco di Junger o dai sentieri interrotti di Heidegger o intriso di Buiore da un Dio marca Schelling; e mostrando un eros libertario che, appunto, da sciocco, poteva accostarsi a quello di un gatto di un cane di una volpe di un capriolo.
Insomma il personaggio divenne una compagnia divertente e complice.
Che se ne avrò voglia e tempo devo ricostruire nei vari capitoli e immagini in pittura e fotografia.