| :: Accio e Sara Cardellino. In cantina a Ferragosto col conigliolo arrosto. 2026 |
IN CANTINA A FERRAGOSTO COL CONIGLIOLO ARROSTO. 2026. Col caldo a tamburo che bolle ogni muro del cascinale ci siamo spostati nelle cantine. Qui passiamo il Ferragosto 2026. Pranzando col conigliolo arrosto e altre pietanze. Ruolo sulla tavola alla bestia cotta a puntino regalo del contadino amico Meghe. "Accio, prendi esto ‘onigliolo der mi’ gabbione, è bello sodo e tu sai ‘ome si ‘ucina. Te l’ò accoppato spellato pulito dar moccio sottopelle sgocciolato dal sangue e frollato un poino doppo avello spezzato per la pentola. Tutto esto per la ‘Ardelllina Sara, che sennò a vedetti fallo té si sarebbe impressionata. Lo sai che mi garba e te lo dìo espressamente e ancora nun ‘apisco ‘ome possa garbagli té vécio ‘ome me di pelo e tacchino ultima rota. Ma la natura delle belle donne nun si po’ intende. Arrivederci". Ecco più o meno la genesi che mi consegna al mestiere di còo nel basso ‘ascinale. Il procedimento è lungo. Ieri l’ò sbollentato stamani continuo. Per il tocco sarà in tavola. E ci leccheremo, io i baffi e Sara le labbra. Intanto, ora dorme, ma poi girerà tra le stanze le botti e l’arnesi nelle su’ scoperte: anco perché qui ci son tanti libri antii oggi d’antiquariato der mi’ nonno Angelo. Letteratura. I libri e opuscoli politii legati al Pcd’I, i fascisti doppo avello ammazzato per la via di Pisa glieli bruciarono. Meglio non pensacci. Sennò mi ribolle il sangue ner còre a sapé ello che c’è in giro in Italia e ‘ome la sinistra abbia cassato i ‘omunisti facilitando il ritorno de’ fascisti. In cantina si sta freschi. Qui anco ir vino non còre rischi. Er poo che ancora c’è nelle damigiane. La ‘ucina, ir fornello toh, è ello di mi-mà che qui stava gran còa a preparà ir nutrimento per ir su’ Lalo e per ir su Accio. Bei riordi anco delle letìate e di quarche piatto a vorte che volava meglio der frisbi. "Contraddizioni in seno al popolo", rimuginavo continuando a gustà ir fritto di zucchini e gamberi, Mao insegna. Poi tornava ir sereno e le grullerie. Grulleria anco ella di Sara ‘Ardellino di auto-fotografassi nello specchio lungo, usato da mi-mà in sartoria qui accatastato, tutta sfoata in lingerie lucciante per il cardo. A definilla “bella ‘onigliola spellata dall’abbronzatura” m’è sembrato ganzo diglielo. Infatti ci à riso. Rimbalzandomi: “Ecco il vècio tacchino”, come ti battezza Meghe, “te in pentola quando ci finisci? O intendi apparì in costume specchiato anco te canute piume”?! Eccomi servito! Se mi prende ir nervoso… io conigliolo sotto i denti... lei pizzetta malmessa ‘ome è sol ‘apace di cucinà.
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