:: Accio e Sara Cardellino: Son traduttore come sto sul trattore. Partecipazione fondante di Margherita Stein di Antonio Tabucchi.


Dall'Annuario Tellus "Nomi per 4 stagioni. 2010.



Accio e Sara Cardellino
SON TRADUTTORE COME STO SUL TRATTORE.
PARTECIPAZIONE FONDANTE DI MARGHERITA STEIN
DI ANTONIO TABUCCHI.






Contorsioni della Margherita traduttrice. Foto cds. 1987




 

-Accio... ho una curiosità ti senti traduttore?

-Sì quando al Campo della Barra rivolto zolle col trattore. A volte trovo qualche sotterrata bara.

-Dai rispondimi seriamente. Questa Margherita Stein sull’Annuario Tellus sull’Olandese Volante è stata la tua maestra?

-Proprio non la sopporti! Sei sempre lì col dentino avvelenato! Contavo di spezzà la legna per stufe e camino ch’è finita ella fine per accende i ceppi e devo perde tempo a ‘onfessammi.

-Sì.

-Me la sbrigo ‘osì. Intanto gioando col mi’ soprannome fui sono stato sono TRADUTTORE A CASACCIO. Non ò niuno titulo pe’ definimmi traduttore. L’unio ‘orso che ò seguito fu ello ando Tabucchi lo tenne di Traduzione a Siena in Università Facoltà di Lingue. Ci capitai perché diceva, più bugiardo di me, che ci vedeva pòo a guidà e mi toccava portaccilo e poi ‘on me faceva prima perché spingevo a razzo la Citroën XM. Aveva voglia di ruzzà e inventà altri maneggi perché gli garbava apparì col servatìo Accio a cena presenti accademici loro mogli o ‘ompagne. Duve avrebbe recitato il ruolo alla Flaubert con il Maupassant, io elevato al ruolo Realista, possibile seduttore. Infatti interpretavo, nella finzione, un amico guardiacaccia, Carlo Del Seppia, Cds, poco colto, narratore orale: appunto un tipaccio. 

Tabucchi aveva saputo che la moglie d’un poeta costì docente e curatore di autori tardo latini gli garbavo. Assisteva agli sviluppi puntando su qualche esito bruciante. "Accio, guardala com'è inquieta stasera. Suvvia fai il vogatore o il guardiacaccia con questa Lady che non ne può più di Rutilio Namaziano!"

Ovviamente non successe nulla. Ah, Sara, pensi sia arcibugiardo! Mi vuoi peccatore in ogni caso! Se hai letto qualche file con racconto breve sulla faccenda senese è finzione, mettitelo nella testa ‘Ardellino. Ma fammi andàa vanti.


 








 

Sul ruolo della Stein basta tu sfogli gli Annuari Tellus e puoi capire. Lei ha davvero studiato come traduttrice rinunciando a presentare tesi, carriera universitaria, e infischiandosene di tutto: argent permettendo ogni bizzarria tra Lucca e Monaco. Con lei ho viaggiato molto in Inghilterra. Per gioco nostro e per Tellus ha tradotto diversi autori superlativi. Hofmannsthal, Trakl, Kafka, Grillparzer, Büchner, Heidegger, Rimbaud, Xavier de Maistre, Laforgue ecc. Il suo “Estate con poesia non tradotta da versi non scritti” e “Fotografie mentali: Prefazione rapida come un clic, Fotografie tradotte mentalmente per non realizzarle” sono seondo me una ganzata sul mestiere del tradurre in complicità con me-fotografo. Poi c’è sull’OV la “Vestale rossa”  e "Enigmatica" e così via.

Di mio ‘osa ci ò messo nel tradurre? Qualcosina. Te lo sintetizzo ‘Ardellina.

Avendo “aggeggiato” nei segni più diversi accanto alla parola con pittura avanguardia fotografia pensai da subito che tutto si poteva tradurre. Transitando tecniche ed estetiche diverse. Che fosse una poesia una fotografia un dipinto. In questo lo scambio con Margherita fu basilare. Mi sospingeva negli azzardi più incredibili perché avevo mestiere con reflex pennelli collage fumetto. Traducevo da una forma estetica all’altra. Ci divertivamo. Per me era come pescare in acqua dolce e poi andare nel mare salato. Rendo l’idea? Come cacciare i tordi impiombandoli con la doppietta oppure allevalli in nido., sì sì che teoria è questa? Ridi ridi. Non lo è... postura traduttoria che al massimo produce scoria! Però quarcosa avevo nella mi’ testa presente.

 







 

Tradurre dalla parola al segno fotografico disegnato o viceversa oppure soltanto da parola in francese all’italiano, metti Laforgue e Corbière e Rimbaud, non era per me un atto per metterlo in comune con altri, lettori o addetti. Non m’interessava. Non lo cercavo. Finiva tutto lì. Tutto è così. Né libro né scambio culturale né desiderio di rivelare scoperte. Tutto per uso proprio. Come pescà: poi i ir pesce lo mangi sennò lo ributti in mare.

Però per tradurre da una lingua all’italiano; la lingua dello stivale, anco storiamente, onni grammatìa, va ‘onosciuta parecchio. E ne ho bigonce e secchio. 

Quanto al tradurre da una lingua all’altra talché la poesia rimanesse poesia in italiano: non era un mio problema. Se si snaturava nella forma sostanza l’importante era la mia danza meglio se con l’amata.

Non avevo né ò il problema di intendere il nascosto nel testo. Rivelarlo al lettore. Agivo agisco come il ladro. Forzavo cassetti rovesciavo le lignee modulari del mobilio cercavo la soddisfazione momentanea di trafugare. E basta. Cosa volesse dire l’originale poeta non era è per me un piacere bensì la vocazione, rima, a dargli un dispiacere a me godimento. Punto. Transitorio.

Walter Benjamin scrisse che tradurre è come entrare nelle “viscere della poesia”: io ci entravo dopo il ladro come il chirurgo che taglia asporta ricuce. Meglio il cuore cervello polmoni che non il tunnel delle feci. O no?

Concludo dicendoti che il mio basilare comunismo mi fece portare Rimbaud dalla Nada. Mi-mà. Non verso i letterati intenti a leggere la traduzione giudicarla o editore stamparla bensì dalla donna con la quinta elementare e s’intendevano benissimo: lei e il ragazzo di Crerville. Garantito. Quando gliela leggevo.

Da Corbière presi l’immagine dei “naufragatori”. Cioè i bretoni che accendevano fuochi per far schiantare le navi sugli scogli dai marinai scambiati come fari. Anche qui rubare ai poeti naufraghi quanto le acque buttavano a riva. Ah rabbrivisci a sentire questo intento?! È così che anco sono.

Da Laforgue poi i personaggi come la Misteriosa Dama R. Fotografata e dipinta. Insomma trattasi di intreccio sentimentale con la donna amata - e tu ne sai qualcosa Sara ah ora sorridi - che vuoi potesse interessarmi se i traduttori ufficiali o professionali sarebbero inorriditi. Che fra l’altro li rispetto li leggo li ho in libreria. Però il traduttor a Cas’Accio è diverso nelle motivazioni traduttorie.

Margherita Stein con "Estate con poesia non tradotta da versi non scritti" e "Fotografie mentali" scrive meta-fotografia e diario e che quando la lessi, sarà stato il 1987, ne rimasi emulsionato. Mi faceva entrare nella sua camera oscura e giocava con me al ribaltamento di senso e sensi. So che può indispettirti. Ma questo fu un culmine di complicità tra chi poteva vivere un rapporto sempre  e comunque di "vacanza". Mai stabile.  

Ecco... adesso diventi immusonita e nervosissima. Prima vuoi sapere le vicende e conoscendole non me le perdoni seppure tu fossi allora una bambina. Inoltre fra traduzioni varie di testi con fotografia mi sembra che la Misteriosa Dama R con Laforgue non possa lamentarsi!! A proposito... quest’anno si va al carnevale di Viareggio...