| :: Claudio Di Scalzo: “Nel volto dipinto quanto vi ho còlto. A scriverne mi spingo”. Ritratto di giovane donna” di Edgar Degas. |
Claudio Di Scalzo
(Aprile 2026) - Sto ricostruendo, per quanto possibile se non smarrito, da quaderni e dattiloscritti, la scoperta progressiva di dipinti dedicati al Volto che vidi nei musei europei da giovanissimo. Sembrerebbe da quanto riemerge quasi una scelta-mostra, accudita negli anni Settanta, primi ottanta, che va da Rembrandt a Cézanne e Derain. Sara Cardellino segue l'impresa ricostruente per me poco ricostituente sorridendo essendo mossa da curiosità e in missione perché quanto, secondo la “celeberrima filosofia dell’aggeggiare di Accio”, non vada del tutto persa. Ritrovo quanto scrissi sul ritratto che Renoir fece a Madame Daudet; su Rubens per Elena Forment; l’autoritratto di Cézanne; il ritratto di Giovane Donna di Degas. Il titolo che diedi all’insieme era: “NEL VOLTO DIPINTO QUANTO VI HO CÒLTO. A SCRIVERNE MI SPINGO”. Seguivo la massima: “I libri prima di scriverli è necessario leggerli; i quadri prima di dipingerli quelli dei maestri vanno visti; le foto prima di scattarle bisogna conoscere il canone e come la macchina funziona". I maestri sono rimasti insuperabili. Quello a cui mi dedicai-mi sono dedicato-dedico fu-è stato-è una declinazione, prima citazione, poi postmoderna e transmoderna; inoltrandomi nelle novità "fuoriquadro" dell’Arte Concettuale agendo sul significante mischiandovi poesia visuale fumetto illustrazione. I Maestri dell’immagine estetica sono rimasti insuperabili. Il confronto con loro lo paragono a quello del chierichetto con il santo: del comunista occidentale con il bolscevico o lo spartachista: del fotografo, più meno inutile CDS/Nardi nel tempo della riproduzione tecnica di migliaia di fotogrammi, già negli anni Cinquanta e Sessanta, rispetto a chi fondava e creava la fotografia fine Ottocento inizio Novecento fino alle prime reflex Leica e Nikon. Figurarsi oggi nel tempo dei social e delle foto da iPhone e reflex digitali in varia costumanza tecnica. Che peraltro usai ho usato uso da quando questo ventaglio apparve, dando la possibilità di scattare centinaia e centinaia di foto con molte adatte ai personaggi che inventai e invento. Forse saranno proprio i personaggi a salvare qualcosa del mio "aggeggiare in estetica". Nel mio volenteroso odierno operare mi colpisce, urta?, la battuta di Sara Cardellino. “Hai ragione Accio, sul ruolo epigonale che è toccato a chi maneggia l’estetica nel secondo Novecento, tu compreso; il maestro Degas per la Zia Laure dipinse questo insuperabile ritratto; tu al massimo hai prodotto dei nudi con Zia Elle che già stavano nelle pose dei maestri del click “nudista”! Torno alla “Giovane donna” dipinta da Degas. Che fotografai con obiettivo macro tanto da evidenziare la trama della tela e i tocchi sapienti di pennello. La piccola tela allora era esposta al Louvre. Come altre dei pittori francesi poi collocati all’Orsay. Allora stavo con me Daniela Cantelli (1953-Dispersa in India nel 1977). Vacanze di Pasqua. Ospiti nell’albergo di mio zio Lenino in Montparnasse.
(Marzo/Aprile 1975. Louvre.) – Il “Ritratto di giovane donna” rimanda alla zia Laure Degas moglie del barone napoletano Gennaro Belleli. La data è del 1867. In questo periodo, forse prima, Degas inizia la tela monumentale de “La famiglia Belleli.
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