:: Sara Cardellino - Claudio Di Scalzo: Quando salvai Jesse Accio James dalla morte con l'Ave Maria di Schubert il 9 gennaio 2017 di Robert Ford - Un racconto, due lettere, e quattro dipinti per l'otto dicembre 2017





 

Sara Cardellino – Claudio Di Scalzo

QUANDO SALVAI JESSE JACCIO JAMES DALLA MORTE CON L’AVE MARIA DI SCHUBERT
IL 9 GENNAIO 2017 DI ROBERT FORD

(UN RACCONTO  DUE PREFAZIONI QUATTRO DIPINTI)








 

PREFAZIONE IN FORMA DI LETTERA

Con la musica sacra, il credente, affidandosi ad essa, nella liturgia di una messa, o da solo, sta sempre in comunità, in accordo armonico con l’Altro da sé. In ciascun individuo, oltre che in te che ho raccolto da terra Jesse James il 9 gennaio 2017, io vivo il rapporto con il Cristo, con la Croce. Tu ucciso che sei risorto sei il mio amato, ma hai tanti fratelli, a pur’essi devo portare cura, e pure tu, capendo in questo fine 2017 tutto quanto ti ha riguardato: dalla pistolettata di Robert Ford fino a questo dicembre quasi natalizio: lo farai. Non più come Jesse James, con la maniera del fuorilegge con la pistola e l’estetica. Sennò morirai ancora senza salvarti più. Tua Sara Cardellino per il tuo Otto dicembre, per il tuo compleanno

 

ALTRA PREFAZIONE SEMPRE IN FORMA DI LETTERA

Per la festa triennale, Sara Cardellino, della Madonna di Castello, quand’ero piccolo, a Vecchiano, il parroco Don Gino metteva un altoparlante sulla torre ghibellina campanaria, e trasmetteva musica sacra. Gli aderenti al PCI meditavano sabotaggi, come fossero in un film di Don Camillo e Peppone. A Lalo, mio padre, quella musica piaceva. Claudio informati sul musicista che ha composto l’Ave Maria e sugli altri musicisti. E io lo feci. Così scoprii Schubert e la Callas e Bach e Haendel e la musica sacra. Tutto riferii a mio padre. Che mi ascoltò intenerito: lo capii perché mi “sgaruffava” i riccioli e mi chiamava per soprannome: bravo Accio.

L’interpretazione della Callas è tornata a me grazie a te Sara. E assieme la tua interpretazione della musica sacra, e di questa Ave Maria, applicata agli eventi del mio 9 gennaio 2017. Che poi tu hai affidato, simbolicamente e un po’ da melodramma, alle gesta di Jesse James e di Robert Ford che l’uccise a tradimento. Da parte mia ci ho aggiunto i disegni da western e da fumetto.

Mi dai felicità a raggiungermi così per il mio compleanno, Sara Mia. Con tenerezza e severità! Quanto successo ad inizio anno, mentre seguo il tuo invito a cambiare vita non più affidandola all’estetica, bensì alla religione e all’etica, è oramai una Croce, dolorosa, riconosciuta, accettata necessaria. Ti bacio da qui e presto lo farò ancora da vicino!


 



 

QUANDO SALVAI JESSE JAMES DALLA MORTE CON L’AVE MARIA DI SCHUBERT

Quando ho sentito il colpo di pistola ho saputo subito che Robert Ford ti aveva ucciso a tradimento. Sparandoti alle spalle. Alla testa. Era troppo enfatico nella sua dedizione, troppo volenteroso di piacerti, troppo portato a prendere lacerti di tuoi scritti e a magnificarli. Ne tradiva già allora il senso, c’era una mitologia fittizia in lui, che se tu fossi stato meno generoso avresti capito che "mentiva". Anche se pensava, da perfetto isterico, di essere sincero. Era soltanto la ricerca di un ruolo nella finzione letteraria che scambiava per vita reale. Nei sentimenti. Mentiva perché aveva bisogno di un maestro. Di travestire avventure banditesche in mitologia eroica anche quando di eroico c’era ben poco! E’ la malattia menzognera dell’imitazione, il frutto malato di ogni classicismo. Si chiama letterarietà enfatica. Necessitava, Robert Ford, di uno che lo istruisse. E tu che, per quanto disdicevole in tanti gesti, mai avevi avuto bisogno di seguaci, e gli negavi questo ruolo, non potevi prima o poi, dopo tanta ammirazione, che diventare oggetto del suo odio. Avrebbe scambiato il tuo insegnamento libertario, il tuo romanticismo che nega l’imitazione, per mancanza di fiducia nei suoi mezzi. Nasce qui il suo farsi assoldare dagli sceriffi della Pinkerton, nell’autunno-inverno 2016, perché ti uccidesse. Ne avrebbe ricevuto encomi, l’appartenenza alla “Legge poetica” da far rispettare, e la fama - episodica -  che cercava. Il 9 gennaio 2017 l’ha fatto.


 


Jesse Accio James il 9 gennaio 2017



 

Ho visto il tuo corpo riverso. La testa sfracellata. I riccioli grigi poltiglia di sangue. E stato in quei momenti che le mie conoscenze di musica mi sono e ti sono venute in aiuto. Non ero più Zerelda Zee Cardellino moglie di Jesse Accio James… stavo diventando Sarache sarebbe tornata per la seconda volta nel tuo cuore se fossi riuscita a fermare questo destino. A cambiarne il segno. A farti rivivere. E avrei mantenuto il cognome di Cardellino, che si riferiva alla mia mano fremente nella tua come uccelletto… quando me la prendesti, la nostra prima volta a Venezia, incontrandoci sulla banchina della stazione tu proveniente da Pisa. Era il maggio 2009.

Perché accada questo miracolo, di poterti salvare dopo la pistolettata, tornando assieme, tu non più il bandito tremendo che eri stato fino ad allora, la musica doveva attingere al Sacro. Trovare una liturgia, un canto, legato a un episodio del Vangelo, della Croce, che sospendesse, bloccasse, il tempo necessario perché potessi ancora dirti del mio amore perso a fine 2011 (clikka: Accio e Sara Cardellino alla villa del Brenta 20 novembre 2011...), e tu ancora riconoscerlo come il più adatto alla tua vita. Trovare una composizione musicale con la quale venisse sospeso, sconfitto, l’incedere del tempo che ti aveva reso ucciso tradimento. Dovevo trovare un suono melodico un canto, che rendesse la tua morte una delle tante apparizioni che avevi vissuto, una delle tante recite che avevi ritenuto necessario interpretare, per poi darti la tua reale dimensione di uomo senza più necessità di alcuna estetica per vivere l’Amore e il Bene.

 


CDS: Jesse Accio James da giovane col destino segnato



 

Certo, anche la musica più riuscita, non può trattenere all’infinito il tempo, ma può vincere l’ineluttabile di una tragedia ingiusta come quella di morire ucciso a tradimento da chi avevi accolto e protetto come amico come persona di famiglia: Robert Ford. Dovevo riuscirci.

Mi sono ricordata che sei nato l’otto dicembre 1952. Di sette mesi. Per L'Immacolata Concezione. E allora ho preso a cantare l’Ave Maria di Schubert. Ti ho abbracciato. Sussultavi. Sentivo che non eri morto! Ti ho pulito il viso insanguinato. Lacrimavo come una fontana. Ti ho carezzato figlio amante sposo. E tu hai riaperto gli occhi scuri. E mi hai sorriso.
 

Sei Tornata Sara?!

Si!, e non andrò più via!