:: Accio e Sara: La Fondazione. Eidolon Epistolario Don Don Vario - Cardio 1 - 15 maggio 2009



Sara Cardellino e Accio si baciano dopo l'ideazione del Diario Eidolon Don Don Vario
Marzo 2020





Accio e Sara

EIDOLON EPISTOLARIO DON DON VARIO

"La Fondazione"

1

 

Nel maggio 2009 fino al 20 novembre 2011 (data della nostra separazione a Villa Malcontenta sul Brenta: Separazione e ritorno ) si sviluppò tra Accio e Sara un epistolario. Che, dopo 5 anni e 5 mesi, con “Sono in pericolo Sara. Ho bisogno di te” riprese: ma con altre forme e tecniche.

In questo Marzo 2020 vecchianese abbiamo deciso che dobbiamo sistemarne gli esiti. Del Tempo maggio 2009- novembre 2011. E Sara mi affida la missione di organizzarlo in Immagine Parola Suono.

Mi ci metto d’impegno a trovare titolo e voce narrante.

Non so niente di greco di latino, col mio diploma di ragioniere prima di passare a Lettere Moderne, però Sara, con studi al classico veneziano e universitari, nel maggio 2009 vedendo alcune mie foto mi disse che il passato nelle fotografie, oltre ogni presunta oggettività, consegnano vestigia, riattualizzate ogni volta dallo sguardo; vestigia che cambiano, essendo fantasmi evocati dalla nostra psiche. Buoni o cattivi a seconda del tempo presente.

“Ecco perché temo le foto”, mi dice oggi. “Ecco perché a volte in gran segreto, che tu Accio poi te ne appropri, mi scatto selfie, mi guardo indulgente le casso o nascondo”.

Rimango coinvolto sentendola parlare. Perché è già un racconto.

“Questi incontri sono Eidolon”. Aggiunge. “Se vogliamo può valere anche per disegni o parole”. Parola che in greco significa figura-immagine però anche fantasma. Eidolon deriva da Eidos che vale come forma. Se hai letto Platone, il filosofo chiama Eidos le Idee base della sua ontologia. Hai inteso Accio? Ti può servire per quanto riguarda l’epistolario nostro?”

Ho inteso così e così, non ho letto Platone se non di striscio manualistico, però EIDOLON mi dà il titolo adatto: EIDOLON EPISTOLARIO DON DON VARIO.

“Lettere testi poetici prose disegni foto date musiche sono i nostri fantasmi benefici sennò non ci saremmo ritrovati, non saremmo qui nel cascinale”. Al Cardellino dico. “Non so di lingue classiche, né di filosofia platonica come te, Sara, però secondo me questi scritti in lettera fanno DON DON come campane, come quelle che ascoltavo dalla torre campanile di Vecchiano, che da qui vedi, sono forme fantasmi da custodire. E sai chi lo farà?

La contrazione di Cardellino e Accio è: Card - tolto ellino e Acc - io: CARDIO

-Cardio sarà il curatore dell’epistolario. Sei d’accordo Sara? Se non ricordavo quanto mi dicesti sulla fotografia quanto mi dici sull’Eidolon non potevamo iniziare un bel nulla.

-E il tuo contributo Accio non lo dici!? A cosa sarebbe servita la mia cultura linguistica etimologica senza la fantasia che come bambino, sei il Bambino Grande, ti s'è “sbrigliata” nel don don delle campane. Come pensi funzionasse il dionisiaco?, non di certo con qualche riflessione intellettuale! Non ci vuol molto a capirlo! Se io sono il flauto tu sei il pianoforte. Ma puoi dirigere anche suonando la tastiera come Barenboim sia me che un’orchestra. Devi accettare questo ruolo, senza giocare più di tanto al semplice artista di paese perché non lo sei, vivere la responsabilità di "direzione" che ti propongo! Riconosci, eh lo riconosci questo ruolo?, lo accetti?

-Sì, Sara. La Responsabilità. Con te. A pari.


 


Accio: La Montagna di Soutine - 1977
38 x 40 - tecnica mista e olio su cartone 





CARDIO 1
15 MAGGIO 2009
(SARA)

 

Ascolto Saint-Saëns sonata in fa maggiore per violoncello e pianoforte.
Mi viene in mente, Accio, una tua montagna dipinta, andrò a trovarne la descrizione in certe notti che t’ho avuto accanto. Da essa discende qualcuno che sei tu ma pure un Soutine matto di fame tra bacche di cui ignora se siano commestibili o meno, ma rossastre e asprigne e violente sul verde cupo, con mulinelli di nuvole in movimento nell’azzurro gravitazionale. C'era Dio che ti sussurrava all'orecchio quel giorno? mentre disegnavi?

Il violoncello è il vento che spinge la montagna, sul pianoforte volano foglie strambe e ruscello ove s’abbevera una capra (od è un fauno?) scorre sulla tastiera. Sono a strapiombo nell’ozio delle vocali che alle note porgono quanto duttile si modella armonia della presa.

"La mia mano calda sul tuo pube giace immobile nel primo dormiveglia. Sara.

Ogni tanto qualche carezza più profonda irrigidisce i capezzoli, punte di spilli che conficco sulla lingua, li rigiro piano tra piccoli gemiti."

Accio mio, accadrà presto, questo suono tra noi, luci che espandono altre luci. Il mattino che frantumeremo in baci e risa. Mangiare voraci la colazione e andare...

A ogni strada apriremo la nostra, e dentro vi coltiveremo una montagna.

Saliremo tra colori che sceglieremo, vibranti caldi e freddi, ne pianteremo una in ogni giardino.

Vado a fare il caffè. Questa mattina mi parlavi amorevole e sensuale sul pube, mi parlavi di montagne.

Ti amo
 


Sara Cardellino - Venezia 2009

 


 

CARDIO
16 MAGGIO 2009
(SARA)

 

Venezia - Ore 20,00

PARTENZA

Ultima sera in cui ti so a Vecchiano.

Nella fotografia senza me.

Sottile ago prova di ricamo sentimentale.

Saluto pareti mobili libri con dedica

luoghi in Laguna dove mi hai conosciuta,

dove tue lettere mi hanno trovata.

Vengo dove le Mura formano cerchio

Dove ti cerco. Senza farmi fotografare.



(ACCIO)

Vecchiano - ore 20.30

FOTO CHE C’È SENZA ESSERCI

Balocco il silenzio

Nella sera che mi dirai

Sospeso sulla rosa rampicante

Invaso da parole musicali

sparse su me senza spine.

Balocco il silenzio

Nella sera che mi dici

Sospeso sul nome… Sara