:: Claudio Di Scalzo: Acciò Scalney capitano napoleonico con nutria

 

Fabio Nardi: “Il capitano napoleonico Acciò Scalney

con nutria, dopo Waterloo e sotto la Restaurazione eterna” I

15 luglio 2015




Claudio Di Scalzo/Fabio Nardi

CAPITANO NAPOLEONICO CON NUTRIA

 

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Il dittico me l’ha scattato Fabio Nardi nella mia casupola a Marina di Vecchiano, per la precisione a Bocca di Serchio. Nardi personaggio così come io autore siamo tornati, di recente, a fotografare. Il titolo a breve avrà la sua narrativa didascalia. Sto anche studiando scritti ove fotografia a braccetto va con filosofia. Compreso quello di Baudrillard “Car l’illusion ne s’oppose pas à la réalité”, pubblicato da Descartes e Cie, a Parigi, 1998-2003.

Se, scrive Baudrillard, tutte le utopie, compresa quella della comunicazione globale, son state realizzate; se nella storia orfana di qualsiasi processo dialettico s’impone, grazie alla tecnica, la condizione estatica al posto d’un travaglioso negativo; se l’illusione è stata sterminata assieme al sogno… l’immagine fotografica, anche nell’epoca digitale, più della scrittura e della parola, resta maggiormente pura perché rimandando a un'oggettualità non regimentabile dall’irrealta impostasi nell’epoca che viviamo, e può aprire ancora all’illusione e alla fascinazione. One rima. One uno nuovo punto di partenza aggiungo. La messinscena operata, anche quella del capitano napoleonico Acciò Scalney in congedo dopo Waterloo, con miserabile pensione, sotto la Restaurazione eterna, può servire a ri-annusare le orme della Storia. A ritroso. Verso l’origine certamente introvabile ma condita da elementi di sogno illusorio ancora. Se siamo comparse nella fotografia della messa in scena imposta dal frammento (anche storico) di mondo da noi abitato o che abitammo, allora (come intui nelle fotografie del 1979, “Leggere per me è una messinscena”), diventa possibile il racconto d’ogni scomparsa, anche della cosa passione, sentimento, lotta, epica, che la foto evoca.

Che accada questo dittico fotografato (fra l’altro mentre scrivo sulla cancellazione dei miei Figli-files da parte di Medea T.Vir) connesso alla riflessione sull’oggetto-cosa scomparso, per far ri-apparire la traccia di questa sparizione (in questo caso il capitano Acciò Scalney e la nutria e Waterloo e la Restaurazione) affinché l’altro (lettore, amico, compagna) possa condivere il tracciato fotografato, è altamente appassionante. Rivelatore che Tout se tient nell’avventura con Madame Claire Catapainel, nell’operare transmoderno.

 

 

 

Fabio Nardi: “Il capitano napoleonico Acciò Scalney

con nutria, dopo Waterloo e sotto la Restaurazione eterna” II

15 luglio 2015

 

 

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La nutria è l’animale abietto che veste i peli e i baffi e lo sguardo del mio perturbante. Questo animale mi ha sempre spaventato e sempre è stato infausto con me. Averlo ritrovato in questa casa presa in affitto a Marina di Vecchiano, mi ha fatto sobbalzare. Poi su suggerimento di Fabio Nardi mi ci son fotografato accanto, senza remore, paure o schifo. E sono guarito. Così sembra. Da piccolo, regnando allora a Lucca la parente del grande Bonaparte, ebbi con la nutria il primo terribile incontro. Transitando sotto le Mura, in un camminamento acciottolato umido, che metteva ai fossati, mi si parò davanti all’improvviso, ed il sasso che le tirai, ebbe come effetto di essere aggredito; piccoletto mi sbattè a terra, mi strofinò i baffi sul viso, mi sembrò di essere lappato nelle labbra, e mise in mostra i denti affilati come lame. L’arrivo del precettore la mise in fuga, ma io tramortito e semi-svenuto ne riportai una febbre aspra e difficile da vincere. Incubi e sogni videro la danza su di me della nutria lucchese. I miei familiari, ricchi e coinvolti in prestigiose cariche militari e amministrative, per tranquillizzarmi si fecero promotori di una caccia spietata a ogni nutria nascosta nelle Mura Lucchesi. Il che li rese benemeriti agli occhi dei regnanti perché il dannato animale aveva fama di scavare tunnel pericolosi che portavano a dissesti murari e le scienze la definivano inutile nella catena alimentare e nella evoluzione di ogni specie. Un animale assurdo e femminilmente bieco. Baciatore di giovinetti a tradimento. Ho reincontrato spesso la nutria, soprattutto quando raggiungevo alcove nelle città conquistate al seguito di Napoleone, facevano capolino da scoli, fogne, addirittura giardini con ruscelli. Intanto ero stato ammesso nella Guardia col grado di Capitano. Ho seguito il grande corso fino a Waterloo. E lì ho incontrato, disgraziatamente, la nutria scodinzolante l’ultima volta. Avevo spostato i cannoni lungo un argine dove il terreno m’appariva solido tanto da reggere le ruote e facilitare il traino dei muli. Mi sbagliavo. Le nutrie avevano scavato cunicoli sotto la strada. I cannoni franarono in buche profonde. Gli zoccoli sprofondavano nel fango. I miei stivali sceso da cavallo venivano inghiottiti come al mare i ginocchi di me bambino nelle buche fatte col secchiello. Una nutria prese a canzonarmi nel suo guizzo fra le gambe. Era la stessa di Lucca. Con la spada sforacchiai ogni tana inutilmente e così con le vanghe. Superate le difficoltà, ma in ritardo, partecipammo allo scontro con l’armata di Wellington. Il destino dell’Imperatore era per certo deciso, né voglio, dare più importanza del dovuto ai cannoni a me affidati, ma certamente anche questa fu sfortuna che sommata ad altre ci fecero perdere la battaglia della vita.

Da allora, in congedo, vivo, con misera pensione e nell’ostracismo totale per la mia fedeltà a Napoleone, sotto una perenne Restaurazione. Trascino le mie ferite e i miei ricordi. Son stato anche ad Austerlitz per fortuna. Odio i tempi che mi son dati di vivere. Dove non esiste più passione né dialettica. E la storia è resa virtuale sugli schermi del web e dei media. Ma oggi, ritrovando la mia lontana amica e nemica affezionata Nutria ho accettato di farmi fotografare da Fabio Nardi.

Mi metto un cappelluccio di paglia in capo, ricordo ridicolo di ben altro cappello, mi posiziono di profilo con basetta un tempo florida nei “cento giorni” dell’ultima avventura verso i campi del Belgio! e guardo l’obiettivo con occhi scuri neri indomiti nei miei sessanta e più anni. E ho vinto con la nutria il tempo storto della sconfitta. Ora scavo con lei, e mi sembra anche più ardimentosa della talpa un tempo evocata da Karl Marx. Di certo più adatta per i tempi della fine dell’illusione e di ogni utopia. Capitan Acciò Scalney non ha ceduto al presente storico. E aspetta, in questo luglio vecchianese, che la sua Madame Claire Catapainel, un tempo tamburino in divisa maschile al seguito di Napoleone, torni dal viaggio che si è regalata a Londra. Londra da me odiata oltre ogni misura. Ma lei è giusto che veda la National Gallery appassionata com’è di pittura. Non di solo Louvre e Uffizi si può vivere.