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Dalle Alpi allo Ionio

:: Claudio Di Scalzo: Pardini e Papini con Viola
30 Dicembre 2013

 

 

 

 

Claudio Di Scalzo

PARDINI E PAPINI CON VIOLA

(ToscanAntologia)

 

 

I

 

VIOLA 

Viola vestita di limpido giallo,

che festa ad un tratto scoprirti

venire innanzi con grazia di ballo

di tra i ginepri e l’odore dei mirti!

La ricca estate si filtra e si dora

sopra il tuo piccolo volto rotondo;

ad ogni moto dell’iride mora

bevi nel riso la gioia del mondo.

Par che la terra rifatta stamani

più generosa, più fresca di ieri

voglia specchiarsi negli occhi silvani

tuoi, risplendenti di casti pensieri.

Al tuo venire volante s’allieta

questo mio cuore e con Dio si rimpacia,

l’arida bocca del padre poeta

torna a pregare allor quando ti bacia.

 

 

II

 

La lirica fu composta il 15 settembre 1924; fu pubblicata nel 1926 in Pane e Vino.

Una poesia del tutto fuori tempo, rispetto a quanto appariva in Italia ed Europa. Una poesia vetusta in rima frusta scritta da un fustigatore d’altri scritti sempre visti storti e mai dritti. Però Viola la fine d’anno 2013 in suo inizio poi indora, perché somiglia a mia madre, che la sa tutta, ad ottantaquattro anni, ancora a memoria, tuo nonno Vittorio Pardini, ch’era fascista, e non un fascista qualsiasi, perché aveva partecipato alla Marcia su Roma con Mussolini, e l’attesta il diploma dove sta stellina ruotante attorno allo stellone mascellone, me la fece imparare con dolcezza e caramelle in dono.

Papini sarà uno scrittore caro al fascismo, ma il suo ribellismo anti-giolittiano, il nazionalismo, l’interventismo, aveva già segnato tanti giovani toscani e italiani. Il Vittorio Pardini che torna decorato come Ardito dal fronte del Carso, interventista della prima ora, si era nutrito a Pane e Papini. E tornando a Vecchiano scoprirà che le sue medaglie son di cartone, il governo attivo a rendere la “vittoria mutilata” non gli darà la terra da coltivare come da promesso, e generale, premio ai combattenti; e quella che c’era, in casa Pardini, l’ha presa il fratello, fra l’altro socialista riformista, iscritto al PSU antibolscevico di Matteotti, che la guerra se l’è scansata dovendo accudire mamma. Che rendendo proprietario il primogenito così sceglie tra due fratelli. Vittorio metterà la sua conoscenza delle armi e la sua pistola, che s'è "fregato" al fronte al servizio del Fascio. Ma la sera legge Papini e Soffici e sogna un’Italia "rivoluzionaria" e corporativa. Odiando il fratello e la madre, e diventando “temuto”, dai paesani, e non solo dai familiari che all’eroe han preferito un “pacioccone codardo”.

Sulla storia di Vittoria Pardini e mio nonno, tornerò raccontando, in concomitanza con i 100 anni passati dallo scoppio del primo conflitto mondiale, alcune vicende ricavate da vecchie fotografie. Nella mia narrativa la sua prima apparizione sta in “Vecchiano, un paese. Lettere a Antonio Tabucchi” (Feltrinelli, 1997), quando muore, nel 1944 per un colpo al cuore, all’arrivo degli americani liberatori, che han varcato il fiume Serchio. E non saprà che sua figlia è innamorata del resistente Libertario Di Scalzo - tornato dall’Albania dove contribuì a spedirlo per toglierlo di testa, rosso maledetto!, alla figlia Nada - nascosto nel cimitero di Vecchiano E che da qualche mese, ogni notte le lascia un fiore sulla finestra. E certamente avrà anche posato qualche viola trovata pei campi.

“Pardini e Papini con Viola” è frutto anche di “veglie” serali che mia madre tiene, le "veglie della sarta Nada", qui a Vecchiano, a me ed ai tre nipoti, Lucia, Ines, Dario. Che scoprono così la storia, tragica!, dello loro stirpe, attraversata da due estremismi, quello nero, del fascismo sansepolcrista a cui appartenne Vittorio e sua moglie Messinella, e quello rosso, anarchico e marxista eterodosso, a cui appartennero i Di Scalzo, nel nome di Libertario detto Lalo mio padre, e nel nome di Angelo, “L’Angelo dei braccianti”, dai fascisti ammazzato; ed io, Accio, che a queste veglie, da tempo, son tentato di dare rifrazione scritta. Rimandando sempre questo compito, perché trovo la narrazione orale migliore. Che nella sua ripetizione, con sempre nuovi particolari e varianti, si congiunge ad altre “veglie”, intimamente accolte in me, quando le voci narranti, a "veglia", erano quelle di nonna Messinella e di mio padre. O di vicini di casa. Un “romanzo” familiare che dono, poi, a mia volta, ad una scrittrice triestina. Perché mi aiuti a capire la mia storia, la mia biografia, di uomo e un tempo di bambino, in questa trama. 

In ToscanAntologia comparirà la letteratura del Primo Novecento - a schegge - della regione dove sono nato. Generi mischiati nomi mischiati voci mischiate letture mischiate che L’Olandese Volante accompagna sulla Rete: e se a nuova vita a nuova morte a nuovo oblio lo decideranno i lettori-navigatori. I testi avranno brevi commenti e note. Per “Viola”, rendendo così omaggio a mia madre, la sarta Nada Pardini, nel fine 2013 ed inizio 2014, è apparso mio nonno Vittorio. Che dello scrittore fiorentino era estimatore e riconoscente lettore fino a farsi firmare alcuni libri con dedica - li conservo nella mia Biblioteca Domestica - quando l’ex futurista fiorentino neo-convertito ai santi ed al classicismo ducesco, passò da Pisa.

Alcuni documenti ricordati li pubblicherò una volta tornato nella vallata alpina chiavennasca. 

 

 

 


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