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Dalle Alpi allo Ionio

:: Proverbi livornesi 1 - Dalle Alpi allo Ionio - Cura di Claudio Di Scalzo
12 Settembre 2013

 
PROVERBI LIVORNESI 1
(Dalle Alpi allo Ionio)
a cura di Claudio Di Scalzo
 
Livorno come città, potenza della televisione che semplifica ma anche fa rimbalzare nomi e luoghi migliaia di volte, è spesso al centro dell'attenzione nazionale grazie alla sua squadra in serie A e ad un irriducibile tifo calcistico rosso. I livornesi hanno coniato in questi ultimi tempi battute corrosive all'altezza della loro tradizione e che grazie al giornale Il Vernacoliere diventano da collezione umoristica. Quella sul calciatore Del Piero ha fatto il giro d'Italia: «A te gli uccelli a noi le passere». Allora, stante questa situazione che affonda nel genere umoristico, nobile tradizione letteraria che la terra tosca ha fondato con Boccaccio, ripropongo alcuni proverbi livornesi. Antologizzandoli per tema.
Questi proverbi usano un linguaggio crudo, popolare, con ampi riferimenti al sesso. Impossibile, ovviamente, usare sinonimi o censure: sarebbe come togliere parole ai versi del Belli. Questi proverbi sono però rivolti contro gli stessi livornesi, dimostrando una grande autoironia. E informo che questa breve antologia sul web (nella collana Dalle Alpi allo Ionio) è cosa necessaria anche per gli studiosi dell’umorismo, infatti il poeta toscano Giuseppe Giusti (Monsummano 1809 - Firenze 1850), che raccolse in un volume tutti i proverbi toscani, escluse proprio quelli livornesi. Sembra per motivi ideologici, anche allora sob!, rifiutando dei livornesi l'estremismo politico, repubblicano, garibaldino e protosocialista. Sentite cosa scriveva del popolo che s'affaccia sul Tirreno: «Avvezzi a vivere come animalacci sbucati di sottoterra, prendevano per dappocaggine o per viltà il fare garbato e la tolleranza fiorentina. La guerra contro il tedesco era una scusa per loro come per quegli che li avevan salariati: la vera guerra era ai beni dello stato». Di diversa opinione lo scrittore Malaparte, di Prato. «La parlata dei livornesi, larga, cadenzata, sonora, al tempo stesso violenta e dolce, mi pareva nascesse dall'ebbrezza di un sangue troppo vivo e ricco. Le parole uscivan loro di bocca già tutte fatte, rotonde, pienotte, si sentiva che provavan gusto a pronunziarle, a dar loro quell'accento, quella cadenza, quella forza».
 
LIVORNO
 
Quattro son le bellezze di Livorno: Mori, mura, mare e marina intorno.
Se 'r mondo fosse un culo, Livorno sarebbe 'r buo.
Le leggi in Toscana durano una settimana, e quelle di Livorno appena un giorno.
La nobiltà di Livorno comincia da 'na stanga e finisce in un corno.
E’ livornesi so' più 'gnoranti delle 'apre di 'Astellina, che si grattano 'r culo colle 'orna.
Se vo' fa' come ti pare, vai a Livorno.
Se vòi le novità di questo porto, o piove o tira vento o sòna a morto.
A Livorno, 'r peggio portuale sòna 'r violino co' piedi.
A un livornese ci vòle cento lire pe' fallo comincià e mille pe' fallo smette.
 
AMORE E SESSO
 
Ha visto più schizzi lei che gli scogli di calafuria.
Il caldo del letto fa scorda' il caldo del petto.
Se donna 'un vòle, òmo 'un pòle.
Il culo vòr vede' l'omo in faccia.
'R bacio è 'na telefonata ar cazzo.
Tre cose 'un si sopportano: gioà di nulla, bacio di moglie e caffellatte diaccio.
'R morvido spacca 'r duro.
La testa di sotto 'omanda a quella di sopra.
La fia ci fa, la fia ci sfa.
Meglio 'n quer corpo lì che 'n fanteria.
L'uccel dell'omo 'un fa ova.
La fia è un pozzo pieno di speranza.
L'amore 'un è bello se 'un c'è lo scorruccello.
Amà e 'un esse' riamato è come pulissi 'r culo senz'avé caato.
E belli mettano 'r pipi all'asta.
Sotto e' lenzoli un c'è miseria.
Piglia moglie e vai alla fonte.
'R miele passa, la luna resta.
A entrà so' zucchini, a uscì so' co'omeri.
Ogni bella scarpa diventa uno scarpone.
La donna è come la riotta, o cruda o cotta è sempre dura da digerì.
Meglio 'he nulla marito vecchio.
Lasciami chiavata.
Cazzo ritto un vor consigli.
'R cazzo 'un vol pensieri.
 
... continua


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