:: Sangue al naso. Karoline Knabberchen e Giovanni Boine e la sonata a Kreutzer di Beethoven






Claudio Di Scalzo

SANGUE AL NASO

 BEETHOVEN BOINE KAROLINE KNABBERCHEN

(dal Post-Libro "GIOVANNI BOINE MUORE"- dal CANZONIERE DI KAROLINE KNABBERCHEN)

 

Scrivere sulla morte di Giovanni Boine (1887 - 1917), per il centenario, mi dà improvvise perdite di sangue dal naso. Non sono i capillari mi dice il medico. Sono forme di esaurimento psichico. Così a notte mi sveglio e il guanciale è macchiato di sangue. Sono tornato come in un cerchio al 1984. Al 20 agosto 1984. Nella fotografia impressiona il laccio nero al collo della macchina fotografica. Sta lì il punto focale. Scrivere per me è un atto estremo.... come fotografare per Fabio Nardi! devo capire cosa m'è accaduto dalla morte per suicidio di Karoline Knabberchen (1959-1984) in avanti. Stare nella camera dove Boine agonizza e poi  muore il 16 maggio 1917 mi offre la via.  Anche se nello specchio, dove mi fotografo col sangue al naso,  vedo stamattina piantato un chiodo.  Senza che abbia generato crepe nella superficie.
 




IL VOLTO DI KAROLINE  E LA SONATA A KREUTZER E IL SANGUE DELL’AUTORE

 Dal volto riconoscibile di Karoline Knabberchen espanso nel celeste degli occhi dalle ombre del pallido sospeso suo distanziamento ricavo l'impossibilità di disegnarla. Lontananza dell’amata, impossibile da colmare, si condensa colore-segno-sangue nella visione di oggi 30 maggio 2017.

 Volto in completa mobilità di suono in me (tu lo sentirai Karoline Knabberchen? Nelle lontane Lofoten?, nella stella dove ti svegli?) perché giunge la Sonata per Violino e pianoforte op 47 “a Kreutzer”. Essa m’aiuta a non spaventarmi per quanto m'accade. Il mio sangue al naso. Gocce poi fiotti. Il dipinto che non riesco a tradurre sulla carta è tradizionale nel formato nelle matite nelle chine, come i movimenti della sonata ammontano a tre: ma in un caso e nell’altro, pittura, e suono, danno alta estensione e densità: il ritratto evoca ogni altro ritratto, la dimensione è vasta pertanto, e la sonata è quasi un concerto. Lo scrisse lo stesso Beethoven. Tutto si regge sul concertante! Qual è il concertante di questa Karoline Knabberchen che non sto disegnando con la mente sottosopra? Quanto può riguardare il sangue al naso? Partiamo dal “sangue”.

Per scrivere sul dipinto, non realizzandolo, stando accosto al genio di Beethoven, l’autore deve accettare il punto ferito in sé stesso di animalità (inspiegabile) e uno stile non disegnato e poi non scritto basato tutto sul fiuto dell’amore lontano, impossibile da raggiungere!, che lo porta a riempire di suggestioni, varianti demoniache visionarie, anche intinte in un malato sublime nero. L'autore che non disegna, l’uomo col sangue al naso, riempie i polmoni con l’adagio sostenuto con cui violino e pianoforte si presentano per poi cedere allo studiato disordine, della mente, che va fuori controllo nel pittore mentre Beethoven la tiene a cavezza; e l’aggressività del presto? Vogliamo non sottolinearla? Diventa nell’autore una crepa nel suo setto nasale. Preambolo lento dell’ovale che regge la parte più cospicua dello sguardo, però la bellezza di Karoline stava, sta?, nello scarto tra i modi espressivi delle labbra e delle palpebre concatenate con i capelli tormentosi così come nella Sonata tutto perfettamente si concatena con, da una parte, l’ambigua staticità dell’apertura in LA maggiore e dall’altra l’imprendibile e scattante nitidezza di un tema in tonalità minore aspirante allo status di moto perpetuo. Esattamente come il non dipinto di stamani perpetuamente dice da lontano a Karoline Knabberchen quanto sia amata nella tragedia che l’autore-pittore vive. Anche ripensando alla loro storia d’amore con l'esito del suicidio tornato vivido nel presente. Ed è il sangue a dare agnizione moral-sentimentale, a firmare il tutto, mentre la sonata e la pittura si legano tra loro.

Il secondo movimento è un flemmatico Andante in Fa maggiore mentre lo sguardo di Karoline chiama a convito gli oggetti che riguardarono l’Autore-fotografo e lei un tempo legati da un amore tormentoso e sublime. Su tutti i quaderni scritti di poesia e poi dimenticati. Le pagine che se venissero sfogliate oggi darebbero macchie di sangue fresco. Anche sullo scrittoio di Giovanni Boine c’è del sangue sopra i fogli!

In questi momenti vale l’Andante della sonata perché i prodigi della forma con cui si manifesta l’amore supera ogni retorica solita della passione per diventare simbolo. Come il naso che sanguina. Dopo 33 anni dal suicidio di Karoline Knabberchen e 100 dalla morte di Giovanni Boine. Intanto che la Sonata a Kreutzer va avanti con la sua imperturbabilità melodica straziante nelle sue quattro audaci e cesellate variazioni. L’oscillare di queste tra livelli di massima densità e massima rarefazione di spessore sonoro somigliano in tutto e per tutto dall’avvicinarsi di Karoline Knabberchen - nel tempo che fu - ai telegrammi che Fabio le scriveva verso Guarda in Engadina.
 
Quando scrivo così sono nella forsennata presa stilistica e nell’amore assoluto per un sogno vissuto e perso. Che ancora cerco che ritroverò! Qui il mio destino la mia follia e l’amore che non ha uguale perché per esso... ci si ammala ci si muore. Croce
Religione bellezza della fede nell’amore eterno che sembra impossibile ai più, ma non per me!, che mi dispongo a passare dalla Croce dal Sangue. E nessuna maestria dipinta e scritta ti può aiutare. Ci vuole la sofferenza. E Beethoven! che soffrì altamente l’amore negato! e Boine che morendo solo pensò all’amore mai vissuto come avrebbe voluto. Mi sono maestri. 

 Terzo movimento -  Il finale è una rocambolesca tarantella punteggiata di brevi soste in Adagio cambiamenti nel metro. Zigomi mento collo fronte che vanno al segno del disequilibrio nello sguardo. Nel dipinto non realizzato.  Che viene dall’eterno oltre la morte. Cognizione segnica del  possibile futuro e di un altro incontro mio con Karoline? Dopo la mia morte come Autore come Fabio Nardi?

Questo imparo nella camera di Giovanni Boine morente! Stando col sangue al naso!   
I pensieri come acolouthia diventano qualità più alta del dire esplicito del fare del pensiero, ti penso Karoline, anche se non riesco a pitturarti stamani, col sangue al naso con ogni segno con ogni suono della sonata demoniaca e angelica di Beethoven; presenza e allontanamento e di nuovo presenza! Firmata dallo specchio col chiodo confitto! sta qui la giusta adatta distanza-vicinanza? In questo movimento dominato dalla tonalità di LA maggiore? La cui tendenza è l’ambiguità armonica come sta accadendo tra noi due?, un vivo  e una morta! mi pensi anche tu e desideri incontrarmi ancora?
Faccio le prove nella stanza dove muore Giovanni Boine.

Tutto è velato conturbante eppure efficace, la gioiosa concitazione del ritmo di danza può contenere anche il sangue al naso. Stabilisce la sincerità mia oltre il segno oltre la forza geniale di Beethoven. La natura conferma il mio spessore e respiro e male sincero. La sincerità poetica intinta nella non-pittura nel suono afferma la mia nascita in te, Karoline Knabberchen,  ancora in questo maggio.  Intanto che Boine muore. E va verso un’altra vita. Anche lui nascendo a qualcosa d’altro dove non c’è bisogno di tossire, di scrivere, di spedire lettere di riceverne. Di Frantumi.