:: Se Boine scrive a Papini. Cura Claudio Di Scalzo del CARTEVANEGGIO


"I semi melone cocomero della Cultura ne LA VOCE di Papini e Prezzolini"
Claudio Di Scalzo, 1972 - Tecnica mista su tavola con sabbia. 





Claudio Di Scalzo

SE BOINE SCRIVE A PAPINI


 

A Giovanni Papini

Porto Maurizio, 6 aprile 1912

 

Caro Papini,

ricevo la tua lettera della quale ti ringrazio. L’aver veduto sulla Voce l’articolo di Croce senza il mio non mi fece nessun effetto. Non me ne sono lamentato. Non me ne sarei lamentato. Ma tu mi dici che Croce fece in ogni maniera pressione per ciò e che alfine hai ceduto. Diamine e vuol dire ch’io non ho nella Voce gli stessi diritti di Croce. E che nella Voce giornale indipendente etc., al Colosso Croce si dà modo ed agio di schiacciar come vuole il pulcino me.

Andiamo, che tutto questo è una porcheria. Dico che credevo Croce più uomo e voi più liberi e dritti. Croce che telegrafa ed epistola per aver anche il benefizio dell’effetto contro un povero diavolo come me!

Io mi credevo che per lo meno i modi di Croce vi avrebbero offesi. Lasciamo andare le teorie, ma questo suo babbeo antimisticismo ad ogni costo.

A Prezzolini ho scritto. Io non sono nientaffatto scontento che tu gli sia succeduto. E figurati se seguiterò a mandare articoli! Tu sai bene che nessun altro che la Voce me li pubblica e che io ho bisogno di guadagnare. Non so quando sia finito il Decentramento, ma ne manderò a giorni qualcosa perché voi pure mi mandiate qualcosa. Sta bene. Tuo.

               G. Boine

 

Avevo spedito parecchie settimane fa un articolo sul Lemmonio di Soffici a Prezzolini che poi mi disse avreste pubblicato sulla Voce. Perché non lo pubblicate? Non dice bene del Lemmonio. Ma non siamo mica costretti a dir bene vicendevolmente delle nostre cose noi della Voce? Ed ho bisogno oltretutto delle 25 lire.

 




Giovanni Boine squadrato malnato - cds 




 

Claudio Di Scalzo

 I vizi d'un tempo sempiterno

(alla latitudine degli intellettuali italiani)
 

L’articolo cui Boine si riferisce è “Amori con le nuvole”(la Voce, 4 aprile 1912), che Croce scrisse in risposta al suo “Amori con l’onestà”, e all’aspra critica verso la sua Estetica. Polemizza il filosofo a partire da queste parole di Boine: “Per mio conto dichiaro di preferire a volte un discorso un po’ oscuro, in cui intravedo della polpa in fondo, della fosforescenza vitale, ad un discorso troppo chiaro d’insufficienti formole.” Croce prese qua e là, frammentando il filo dei ragionamenti del giovane Boine, rendendo così debole l’impatto del suo pensiero nello scontro col monolitico muro crociano. In pratica, su La Voce, apparve solo l'articolo del filosofo, quando, per onestà intallettuale avrebbero dovuto esser riportati entrambi (tanto più che Boine era fisso collaboratore della "libera" Voce, che si diceva nei toni anti-crociana).

Gli amici Papini e Soffici, e parimenti Prezzolini, della Gerarchia Vassallatica Imperiale primo novecentesca italiana, con cui Boine entrò più volte in contrasto, giustificarono così l’inchino al Croce, il Colosso Croce, imperatore, come lo appella Boine: subendo "pressioni, insistenze, di cotanta autorità, infine la resa, come la puttana che la dà per tornaconto" (CARTEVANEGGIO, Boine senza moine)

L’amarezza e l’esclusione, l’impossibilità di giungere laddove porre crepa nel concreto piedistallo marmoreo dei Gruppi Intellettuali con la testa nelle "facili spiritualità sparate coi fucili della mediocrità", resero Boine sempre più un escluso e sofferente nel ruolo, senza possibili salvezze, del PROVINCIALE mozzato nella malata ale, incassato nel CARTEVANEGGIO. Papini e Soffici, che adottarono lo stesso metodo verso il PROVINCIALE matto Dino Campana, gli furono amici, come può esserlo qualsiasi pidocchio che s’attacchi al succo, finché ce n’è.

E oggi nel Duemila Web? Esiste ancora il Provinciale' magari Strapaesano Telematico e misticheggiante con la dorata mano? Vedremo. Confrontare l'avventura di BOINE nel CARTEVANEGGIO qualche risposta la veggo!