:: Karoline Knabberchen: Quaderno del mite inverno I

 

Claudio Di Scalzo: "Karoline Knabberchen fiore forma alle Lofoten" 

20 agosto 1984 - 20 agosto 2016

Tecnica mista su tela 40 x 80

particolare e in basso tela intera

 

 

Karoline Knabberchen

QUADERNO DEL MITE INVERNO

(20 agosto 1984 – 20 agosto 2016)

(a cura di Fabio Nardi)

Quando Karoline Knabberchen nella primavera del 1984, nel nostro viaggio europeo, mi lesse alcune pagine del suo quadernetto-notes (uno dei tanti iniziati e raramente terminati) su cui scriveva riflessioni filosofico-letterarie (intinte nella biografia del nostro legame) chiedendomi di giocare con lei a trovarne un titolo in rima, io, intuendo i suoi frammenti malinconici, accanto a qualche facezia difensiva, mi tenni su di un titolo “addolcente” sia l’oggetto quaderno sia una possibile stagione di transito per sua natura fredda. Ma cara al romanticismo idealista. “Quaderno del Mite Inverno”. Recitai. Karoline capì il mio intento. E mi baciò. Con quella tenerezza protettiva, di cura comprensiva, verso quella che chiamava la “bontà del monello”. Lei invece scrisse e mi lesse: ““Quaderno bassa filosofia cassa averno parte mia”. Il suo era più adatto. Mi spaventai anche. Per le rime angosciose. Accolsi Karoline che piangeva sommessamente tra le braccia. Avrei inchiodato le mani sulla maniglia in quei momenti perché si chiudesse senza più aprirsi ai suoi pensieri. Lei lo capì. E fu tra noi un amore così alto ma così alto! che il più piccolo dei baci valeva l’altezza delle montagne engadinesi. Però con il freddo addosso. Seppi in quei momenti che non avevo la Parola per guarirla, potevo soltanto accoglierla sul petto, in sosta, nel suo transito terreno. Oggi, in questo 20 agosto 2016, penso adatto il titolo “Quaderno Mite Inverno”. I miei anni stanno entrando nell’inverno; però spero mite quest’ultima stagione, pensando e ancora amando la mia Karoline. Mentre ne leggo i quaderni.

Ho letto questa prefazione a Rina Rètis. S'è commossa tanto. La tua fedeltà Fabio è proprio quella di un monello cristiano, mi ha detto. Un giorno ritroveremo, assieme, l’Angelo svizzero. Non dubitarne. Se sono qui accanto a te, in questo amore, è perché Lei ha voluto accadesse. La porta si schiuderà sull’eterno. E tu ora la Parola ce l’hai. Per andare dove sei atteso.

Il 20 agosto 2016, trentadue anni dopo il suicidio alle Lofoten di Norvegia di Karoline Knabberchen, ricordo la mia fidanzata vivendo l’amore assoluto. Il miocardio pompa in due direzioni femminili che si ricongiungeranno. Sono un uomo fortunato. E neppure so come possa meritarlo. Poi guardo il viso pallido di Rina, la sua convalescenza, come sopporta il dolore della malattia, e allora so qualcosa in più, sul dono, sulla Grazia.

Ai frammenti-riflessioni di Karoline Knabberchen come curatore a volte ho posto dei titoli.

 

 

 



I

PREDAZIONE POSSIBILITÀ IN AZIONE

Indecisione. Vita al bivio. Fiume si biforca col proprio nome in due identità. Qualunque via il soggetto possa prendere esiste la possibilità del fallimento. Matura l’angoscia sinopia della danza sulla mano sanguinante. Balbettìo del gioco rimescola carte scoperte. Tutto il vissuto può venir meno nell’annullamento. Kierkegaard ha calcato su di sé questa vicenda invasa dal cielo cristiano come nessuno mai l’ha descritto. Kierkegaard scòte la filigrana della sua esistenza come “punto zero” come “forse” friabile tra l’Essere e il Nulla. Vive in uno stato di sospensione talmente indeciso che ciò gli rende impossibile scegliere – nel concreto vero – una possibilità.

 

Per il danese delicato mentre viviamo nel fogliame nuovo del giorno-mese-anno tutto è preda sull’altare della possibilità: cioè alla possibilità di venir meno e può venir meno; pertanto tutte le cose si manifestano insicure e “impastate di nulla”: tarlate (tarlo che scrimola la vita come costante mola! Questo lo scrivo poi lo recito a Fabio che s'inquieta come un bimbo!) da una specie, o sottospecie?, di Colpa Originaria che le rende, le cose e le cose del mondo, instabili.  

...CONTINUA