:: Claudio Di Scalzo: Trinità Domestica per Karoline Knabberchen

CDS/NARDI: "Apologo Trinitario con bacinella" - 14.2.1016

 

 

Claudio Di Scalzo

TRINITÀ DOMESTICA 

a Karoline Knabberchen 

(14 febbraio 2016)

Mia dolce morticina, mia Karoline Knabberchen, ti faccio "vedere" oggi 14 febbraio 2016 questa fotografia. Trinità in apologo ovunque tu abbia luogo. Per dirti del mio amore ancora.  La fotografia esiste perché mia madre, l'Elvira Spinelli, mi ha donato una portentosa macchina fotografica (clikka: "Lucente dono lumix"). Torna a fotografare Fabio, mi ha detto, fallo per me e per la “Ranocchietta saltellante” svizzera. E allora, siccome amo te che sei morta, e amo mia madre, e sonopassati ventisette anni, da quando te ne sei andata nelle acque norvegesi, per darmi ancora il calore del sentimento che smarrii, ancora fotograferò con la Lumix. Anche il nome della bridge mi sembra di buon auspicio.

So che questa è la mia ultima avventura nei segni. E ciò la rende sentimentale oltremisura e spero somigli a una preghiera lunga e ascoltata da chi a tutto presiede. Questa foto è il lavandino dove bagno le mani dove mi rado dove guardo il volto colmo di rughe i capelli ormai grigi i baffi bianchi le pupille che ti guardarono l’ultima volta alle Lofoten il 20 agosto 1984.

È una fotografia sull’IMMEDESIMAZIONE. Come scrive Walter Benjamin da qualche parte in un  libro di cui non ricordo il titolo, l’immedesimazione, in un’immagine apre non a quanto presenta, ma in virtù delle sue dinamiche, a quanto sarà. Qui la sua forza se il fotografo, secondo me, ha un suo mestiere ideale, spirituale, oltre che materiale.

E allora penso che un po’ di spiritualità germinata dal dolore io l’abbia accumulata, per le vicende che mi han coinvolto con te. Posso scattare la foto che vedi. Rubinetto Padre a lato Figlio e Spirito Santo.

Quando l’acqua nella bacinella, per suo moto,  tornerà fiotto al padre. Il miracolo della Salvezza avverrà, per me per te che nell’acqua dell’oceano stai. Intanto io, fedele al mio ruolo di personaggio, anche un tantino commosso, faccio lo scemo con una rima facile a filastrocca: “Voglio fotografare per potermi immedesimare con Karolina in quanto c’è da narrare in trama ampia  e fina".

 

 


 

 

Scattata la fotografia e scritto “Trinità domestica” le lacrime mi sono sgorgate sulle guance. Sembravo un rubinetto aperto. E ho ringraziato Cristo per quanto m’avveniva davanti allo specchio per avermi concesso di ricordarti così Karoline mia. Nel nostro ieri nel nostro oggi nel nostro Mistero che dice tre.