:: Fabio Nardi: Lettera di Saliva per anniversario. A Karoline Knabberchen. Con richiamo a come rispose al vanesio intellettuale che la voleva redattrice di una rivista...


Annuario TELLUS 29 "Febbre d'Amore/Stendhal + Web - 2008  


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Karoline Knabberchen: Esclusività 

ricordare quanto KK disse al vanesio intellettuale pisano mi ha molto aiutato
durante il naufragio dell'OLANDESE VOLANTE il 9 gennaio 2017
Si palesava l'etica la scelta il coraggio della Knabberchen nel 1980
a fronte di chi sceglieva, trentasette anni dopo,
una miseranda vita enfatica intellettuale
dopo aver salpato con me sull'anarchico Olandese Volante
​​​​senza neppure darmene notizia di persona o al telefono
perché cercata come redattrice di una rivista
ritenuta importante ed invece non valeva vale nulla.



 

Questa è la lettera che Fabio Nardi scrive al fantasma della donna amata: Karoline Knabberchen (Guarda, Engadina 10 aprile 1959) morta il 20 agosto 1984 alle Lofoten, isola Austvågøy, Norvegia.

Venne pubblicata nel 2008 sull’annuario TELLUS 29 di Arti Pensosità Letteratura che allora inventavo.

Valeva per l’Anniversario della morte di Karoline Knabberchen. Vale ancor più, anche perché meglio non so fare, per il trentaseiesimo il 20 agosto prossimo. Per la prima volta on line pubblico una pagina stampata di quanto da me pubblicato.

Ho deciso che accadesse perché la Nada, mi-mà, nel suo monologare da novantenne, in questi giorni agostani, ha rammentato Karoline.

Accio, com’era bella quella ragazza svizzera che veniva qui nel cascinale. Che dolcezza d’occhi azzurro cielo. Mi dicesti morì in un incidente stradale ma non ci ho mai creduto. La morte se l’è data da sé. Lo penso da tanti anni. E lo ‘apisco a guardarti in agosto la fronte. Gliè ir tu’ tragìo e la tu’ Croce sopportanne la riorrenza. Volevo rammentatti che tu-mà le fece un tailleur che le stava a pennello, che le garbò tanto, tu la fotografasti e poi la portasti a ballà alla Bussola di Viareggio; là dov’è ora lo indosserà il giorno che morì e ‘osì sarete ancora vicini.

A questo punto sussulto senza fammi vedé da mi-mà. Lascio ir salotto. Sara mi regge le spalle. La ritroveremo, sussurra. E Fabio Nardi sarà felice assieme a Claudio detto Accio così come lo sarò io.Questa è la lettera che Fabio Nardi scrive al fantasma della donna amata: Karoline Knabberchen (Guarda, Engadina 17 aprile 1959) morta il 20 agosto 1984 alle Lofoten, isola Austvågøy, Norvegia.

Venne pubblicata nel 2008 sull’annuario TELLUS 29 di Arti Pensosità Letteratura che allora inventavo.

Valeva per l’Anniversario della morte di Karoline Knabberchen. Vale ancor più, anche perché meglio non so fare, per il trentaseiesimo il 20 agosto prossimo. Per la prima volta on line pubblico una pagina stampata di quanto da me pubblicato.

Ho deciso che accadesse perché la Nada, mi-mà, nel suo monologare da novantenne, in questi giorni agostani, ha rammentato Karoline.

Accio, com’era bella quella ragazza svizzera che veniva qui nel cascinale. Che dolcezza d’occhi azzurro cielo. Mi dicesti morì in un incidente stradale ma non ci ho mai creduto. La morte se l’è data da sé. Lo penso da tanti anni. E lo ‘apisco a guardarti in agosto la fronte. Gliè ir tu’ tragìo e la tu’ Croce sopportanne la riorrenza. Volevo rammentatti che tu-mà le fece un tailleur che le stava a pennello, che le garbò tanto, tu la fotografasti e poi la portasti a ballà alla Bussola di Viareggio; là dov’è ora lo indosserà il giorno che morì e ‘osì sarete ancora vicini.

A questo punto sussulto senza fammi vedé da mi-mà. Lascio ir salotto. Sara mi regge le spalle. La ritroveremo, sussurra. E Fabio Nardi sarà felice assieme a Claudio detto Accio così come lo sarò io.

 

 

 

PARATESTO e CONTESTO

Aveva qualcosa di fiabesco Karoline Knabberchen (1959-1984). Protagonista di una fiaba crudele. Del resto veniva dall'Engadina teatro di bellezza e leggende perturbanti. Ventenne scriveva di Fichte Schelling Kierkegaard e dell'Esistenzialismo cristiano in Marcel. A fine anni Settanta, a Pisa, nessuno leggeva o studiava seriamente questi autori per darne riverbero in estetica e poesia.

KK rappresenta il Tragico ma tutto dentro la fine novecento e la cultura idealista e teologica europea. Dai suoi quaderni:

QUATTRO FACILI REGOLETTE

(...) Riguardo alla musica come alla letteratura e alla pittura, per chi la produce per la loro conoscenza,... ti prego, Fabio, di considerare queste quattro facili regolette: Le idee sono sempre più importanti delle persone che le rappresentano; le parole il colore le note sono più importanti delle cose; l’astratto o spirito, è più importante del concreto e del reale; gli archetipi, ma puoi riassumerli se credi in Dio, sono più importanti del mondo dove viviamo. Non prenderle come "regolette" soltanto, sono il mio abbraccio senza tempo. Tua Karoline Knabberchen