:: Karoline Knabberchen-Fabio Nardi. La foto sul comodino a Barcellona. 1979







Karoline Knabberchen - Fabio Nardi

LA FOTO SUL COMODINO A BARCELLONA


giugno 1979

 

Fabio mio

ieri sera, prima di addormentarti, hai tirato fuori dalla valigia questa foto di te bambino con tuo padre Libertario Nardi.

M’hai chiesto se potevi posarla sul comodino, come sei solito fare quando dormi a Vecchiano; spero non la prenda come un’ingenuità da uomo che vive le sue irrisolte malinconie. Mi hai detto

Oggi, svegliandoti, troverai questa lettera sul mio guanciale. Alzatami presto, senza far rumore, sono uscita a comprarti i rullini per la tua Nikon F2… chissà cosa sceglierai di catturare per noi due a Barcellona. Svegliandomi ho osservato la foto che porti con te. La prima cosa che m’è venuta in mente è quando mi raccontasti, fugacemente, del consiglio che ricevesti, da una fidanzata prima di me, che ti lasciava per "dialogare" con ferrati intellettuali cosmopoliti, di superare certi traumi del tuo passato, “andare avanti” e “vincere”, in un certo senso, la tua storia. Troppo facile. Troppa facile psicologia. Troppa facile didascalia.

Guardo il bimbo che fosti, che sei, lo sguardo intimorito e perso, interrogativo. Guardo tuo padre, di certo un bell’uomo,.. sorride ma negli occhi c’è un fondo di tristezza. È vero, o la tua Karoline s’inganna?

E, trasversale, tra queste due figure - l’una piccola e l’altra grande grande - il filo equilibrista dell’amore, la congiunzione delle mani. Oh Fabio, che dolcezza quella minuscola mano che stringe il ditone del “babbo”! Tutta lì raccolta la tua richiesta di calore e protezione. Se pure lui non fu in grado sempre di onorare questo patto, oggi tu uomo lo sai, non fu per distrazione. Era difficile anche per lui: difficile dare quel che lui stesso non aveva ricevuto – non sempre con la chiarezza che ogni uomo desidera. Forse per questo cerchi sempre il contatto delle mani? Per questo la tua stretta è più esplicita di un abbraccio, e quello che dissimuli con lo sguardo si tradisce nel contatto con la tua mano?

È tutto lì, in quelle due mani che si stringono. Tutto l’amore taciuto per imbarazzo, pudore, incapacità, eventi.

Non vi è nulla da superare, nulla da rimuovere e “andare avanti” nel cerchio infinito è anche tornare con il padre da bambino e io stessa tenerti per mano bambina e tu grande e poi noi due bambini e con noi nell’intreccio la mano di bambina poi donna come protagonista del Canzoniere che mi fai vivere come personaggio che a sua volta scrive. E che neppure una pagina smarrirò. Come fosse mio sangue. Stia questa foto sul tuo comodino, saluta ogni mano stretta che suggerisce l’immagine prima di chiudere gli occhi.

I nomi nella tua mente, quelli nella mia, che ricevono il nostro ricordo perché radice del nostro essere, nel sonno nel risveglio, tutti ci liberano e vengono liberati; e non c’è una radice malata da estirpare, mozzare in chi amammo, se ti hanno chiamato “radice malata” che strozzi la vita di chi ami... questa violenza è stata gratuita, inutile,… io ti prendo intero dove stai nello scuro il bianco dei tuoi occhi lo vedo meglio, così la tua mano chiara che cerca la mia.

Stiamo vivendo un “piccolo miracolo”, anche qui a Barcellona, Fabio, senza equivoci e contemporaneamente ne siamo gli artefici. Che sia un’umile foto a suggerirne gli esiti, questa mia semplice metafisica sacra, ingenua forse, ci avvicina alla preghiera. Sarà ascoltata.


 




POST SCRIPTUM COME CORNICE DI NATURA

Così la pupilla dilata in suono il suo universo, diapason su sguardo offerto all'infinito.
Amare una parte è non amare.

Anche gettare i pezzi lungo un fiume solitario paragona il peccato col mio spirito,
e mi stringe forte il vento, e sussulto al tuo tocco certo.

Amara notte finita, non ti scordo.

Finiti i cieli inizieranno le stelle. Non ne permetterò la caduta.

Enorme è il Bene cui espongo il petto, a margine d'onda eretto:
nulla respira indenne la mia voce stanotte,
sui petali sorrisi inermi del passato stanno, fil di lama il fato esposto l'affilo sui denti

Agguanti un seme come sentenza, lo germogli in mano verde come telo di camion padre.

Tua Karoline

Barcellona nel giugno 1979


 



 

FABIO NARDI PENSA ALLE PAROLE DI KAROLINE MENTRE TIENE LA LETTERA TRA LE MANI BACIANDOLA
 

La mano sul petto di Karoline Knabberchen a Lucca, sul Bastione di San Colombano, nel febbraio del 1979; queste sue parole sulla foto di me col mi'-babbo, sono giuramento.

So che Karoline mi amerà per sempre. Impossibile avvenga una separazione per qualche evento letterario o estetico (clikka: ESCLUSIVITA' ) o per qualche sordida vicenda di corna di sesso a lato chiamato "dialogo" tra compagni e artisti che furoreggia a Pisa, come qui a Barcellona, nel malinteso rivoluzionamento delle varie libertà personali alle quali accedere modernizzandosi. Gli intellettuali i colti con le loro protesi linguistiche ci sguazzano. Tutta gente in amore come foglie che vanno all’autunno, non roccia inscalfibile come per Catherine e Heathcliff. Come per me e Karoline. 

Questa scelta è Religione, me l’ha detto e scritto Karoline: la nostra chiesa poggia sulla roccia, ha aggiunto; questo è Comunismo; questa è Libertà come partigiano e partigiana forgiati al bosco tra Ardez e il Campo della Barra verso Lago Puccini, ha concluso con gote arrossate. Mia eroina da melodramma e del sublime.

"Due piante in un nocciolo" il titolo che mi ha suggerito per i versi e le prose che scrivo per noi due. Che mai pubblicheremo. Temo sempre che come da piccolo mi rubino o spezzino gli aquiloni. E Karoline approva. Perché non appartiene alla categoria di donne in poesia che nel reale dedicano poesie enfatiche sull’amore infinito e poi, passato qualche tempo, vivendo l’amore scaduto come il latte, se la cavano dicendo: era letteratura. Così vien reso ridicolo quanto scrissero. E merce per conoscere persone dedite alla letteratura: e fra questi c’è sempre un nuovo amante una nuova amante: riducendo tutto a squallida storia di corna camuffata da "dialogo poetico e culturale".

Karoline di queste vicende non vuol neppure sentir parlare. Non mi riguardano, non ci riguardano, mi dice, prego per loro per le loro vite dissennate e se son gente dedita all’estetica, temo che Dio non li salverà. Troppa intelligenza ci mettono nei raggiri negli amori da raffinato bordello ed estetico pubblicato balzello. A questo punto ride e io con lei. Mi supera anche nell’uso delle rime, ormai, conoscendo l’italiano alla perfezione. Pure con accenni di vernacolo.