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ATELIER HÉBUTERNE MODÌ

:: Claudio Di Scalzo: Vivaldi Padova Nardi Knabberchen
29 Aprile 2017

                            

 

 

Claudio Di Scalzo

VIVALDI PADOVA NARDI KNABBERCHEN

Stanotte ultimo giorno di maggio, del maggio profumato che fu nostro, mia Karoline, ascolto Il Concerto in Re Maggiore per la solennità della lingua di S. Antonio in Padova e te lo porgo scantonando la sua solennità cercando la spontaneità (rima voluta) del benedetto violino con gli archi che van nel giorno fino (rima voluta) – Sia questo fraseggio barocco miracolante il Santo parlante con lingua santificante spontanea sinuante. Sono così infelice Karoline mia che poi faccio lo scemo nel salotto vecchianese dove ascoltavamo i dischi. Perché ti rivedo mentre seduta sulla poltroncina senti la fascinazione del largo centrale composto soltanto di dieci battute: ne scegli una ed è quella che rende personale, biografica, la trama dell’oggettività religiosa che Vivaldi decretò per tutti nei suoni. Sei nella valenza lirica del Bene verso me che ti pensa e se tu sei violino, nelle dieci battute, io t’accompagno violoncello non più solo. E questo è il Concerto di fine maggio per te. Stanotte. Mia Morticina adorata.


 



Fabio Nardi: Karoline Knabberchen a Marina di Vecchiano
prega nell'alba -  I


 

Mentre il Concerto è cessato, e ancora sonno non viene, siccome ho guide su Padova nella biblioteca ho sfogliato immagini della Cappella degli Scrovegni di Giotto. Ti ricordi quando la raggiungemmo nel 1982 ed era ancora maggio! L’impressione che ho avuto è quella che Giotto - lettore interprete cristiano del Vangelo - mentre dipinge il Volto di Cristo e soprattutto quello dei discepoli che lo guardano, sì proprio il volto di chi fissa i lineamenti del Cristo, anch’io in questo momento, qui insonne in questa mansarda con l’eco del sacro vivaldiano nelle orecchie, come i discepoli e chi lo incontra, seguo Giotto che lo dipinge e guarda, e come Giotto e gli altri, ho tutta convinzione – e Giotto crea i volti capolavoro per questo! – che Gesù è Dio. Dio che si è fatto uomo, Karoline mia, non coincide soltanto con il farsi vedere conoscere da chi lo guarda da chi ricorda i suoi atti, Egli coincide con l’essersi assunto TUTTO il bisogno dell’uomo della donna e questo bisogno, che è il più profondo - in me quello che mi tiene sveglio la notte col sangue al naso - è quello di essere perdonato. (clikka: "Fabio Nardi scrive a Karoline K sul Buon Ladrone, su se stesso, su Boine")  Tutto può essere perdonato se il cuore cerca l’Assoluto dell’Amore - e questo assoluto si può cercare in tanti modi: da scrivere poesia a pescare orate ad aggiustare carburatori a cucire buoni piatti come la Nada Pardini – e il Volto di Gesù nella Cappella degli Scrovegni questo mi disse e mi dice. Il dolore più grande è stato per me quando rendendomi escluso, fin da Bambino, fin da quando me lo disse anche la maestra sospendendomi da scuola per una cattiveria, mi chiamavano Accio del resto, sibilò: “Non tutto può esserti perdonato”.

Da allora son stato cristiano ancora con più forza, perché mi venisse perdonato il male o l’errore o la colpa che commettevo, Karoline mia. Da te che stai sull’arco immobile del cielo dipinto da Giotto stanotte mi giunge il tuo perdono. Luci cadono avvicinandosi vacillanti come danzassero sulla mia fronte d’inginocchiato; le mani che apro dopo il segno della croce accolgono l’anello rilucente del nostro sacramento d’amore mia sposa. E piango felice. Anche se mi sanguina il naso. (clikka: Sangue al naso)

 

 


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