:: Karoline Knabberchen: Rovesciato punto esclamativo cristiano con Ornitologia Filosofica da Banco. Trieste. 1979


Fabio Nardi: Karoline Knabberchen a Trieste, 1979.

 


 

Karoline Knabberchen (1959 - 1984)

ROVESCIATO PUNTO ESCLAMATIVO CRISTOLOGICO A TRIESTE.

ERBARIO CRISTOLOGICO MINIMO CON ORNITOLOGIA FILOSOFICA DA BANCO.

TRIESTE 1979

 


Fabio Nardi: Rovesciato Punto Esclamativo cristologico a Trieste - 1979




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Dopo Venezia ’79 La Fotografia, dove con Fabio abbiamo visitato padiglioni salutato maestri fotografato la città, abbiamo proseguito per la città di Saba, qui Fabio ha scritto per me “Trieste per numeri fitti” (l’ampio testo è confluito nel Canzoniere di Karoline Knabberchen, NdC). Nella città, Fabio, ha fotografato il mare nel tramonto cercando qualche scatto originale. A colori per me. Lui che predilige il B/N. C’è riuscito. Scelgo due immagini dove il mio fidanzato si rivela titolista di talento. “Rovesciato Punto Esclamativo cristologico a Trieste” e “Volatile esistenzialista di Kierkegaard in vista tra terra e mar”.

Fabio ha capito che la fotografia oggi di massa con le reflex le automatiche le Polaroid le usa e getta Kodak con laboratori che stampano in mezzora per i turisti soppianterà la fotografia come storia e possibile arte e documento emblematico. Tanto vale acquistare le cartoline sulle bancarelle, spesso di ottima fattura, o affidarci alle pubblicazioni degli anni Cinquanta, afferma. Ritenendo pure la fotografia vista a Venezia, a parte quella dei maestri fino agli anni cinquanta, un gigantesco cumulo per il mercato estetico che nelle utopie sperimentali o politiche non avrà sbocchi: se non il feticismo alienato in merce. Forse ha ragione, temo. Ma devo tener presente che in lui agisce la delusione rivoluzionaria che lo rende dopo l’Ultimo dei Mohicani l’Ultimo dei leninisti. Se glielo dico succede una tragedia.

In ogni caso tanto facile mercato, nella fotografia di massa, stavolta suggerisce un titolo a me, per la fotografia col volatile sulla spiaggia triestina: “Ornitologia filosofica da Banco”. Perché non scrivere un’operetta dove i diversi uccelli, illustri e meno illustri, stiano piumati accanto a filosofi di rango? Che ne dici Fabio? Gli son brillati gli occhi. Questa intesa nella nostra vicenda privata amorosa diventa il massimo di arte a noi adatto. Chissà che piega prenderà la titolazione se avrà testi a farci nido sotto? Ci imbecchiamo a vicenda!

Per l’intanto torno al mio Erbario Cristologico Minimo.

La fotografia dove il sole diventa nel suo riflesso sulle acque triestine punto di esclamativo rovesciato con imbarcazione persa nell’immensità vicina a intercettarne la rifrazione sulla chiglia mi serve da viatico per scrivere (riflettere) su quanto fonda la filosofia teistica adatta all’oggi. Il natante a breve entrerà nel riflesso solare esclamativo. Pertanto la rivelazione biblica di Dio è chiaramente, e solarmente, il punto di partenza. Esclamativo. E insieme la mèta di ogni comprensione religiosa. Prima la Bibbia. Per San Tommaso come per Agostino la “fede cerca la comprensione intellettiva” nella parola di Dio. Fides quaerens intellectum. Ogni speculazione intellettuale che si serve del linguaggio, pure teologico filosofico, astratto, non può sostituire il concreto linguaggio della Bibbia. In questo caso la fotografia è, secondo me, più efficace di tante speculazioni teologiche. Che sono in ogni caso di secondo ordine come l’immagine fotografica da noi usata a Trieste.

Guardo la fotografia titolata, scherzosamente, da Fabio Nardi: “Volatile esistenzialista di Kierkegaard in vista tra terra e mar”. Lui riesce sempre ad alleggerire in spensieratezza quanto impone la pesante fatica a me apprendista filosofa. È la sua cortesia galante che lo rende unico. E poi torna a fotografare a leggere fumetti a fantasticare sui Bolscevichi a Kronstadt a ragionare incerto tra la Mini Minor MK3 e la Fiat 124 Spyder carrozzata Bertone: a sentirne parlare spesso ho imparato i nomi d’auto meglio di quelli dei teologi. Ne sorrido. Ma se non ci fosse come vivrei? Se non ci fossi per lui chissà in che guai fino a perderlo si caccerebbe con quella testa tra nuvole che le vede colorate anche se sono, ahimè, in bianco e nero e grigio. Io amo quest’uomo. Ci mettiamo a fuoco reciprocamente. Ma ciò lo taccio.

Ah, la fotografia viatico per riflettere, oggi, sulla oggettività di Dio e sul “Dio personale” caro a Kierkegaard e agli esistenzialisti.
 


Fabio Nardi
 Volatile esistenzialista di Kierkegaard in vista tra terra e mar
1979 Trieste

 

Sono grata al filosofo Danese e a chi ha reso centrale in teologia e filosofia, gli esistenzialisti, come Jaspers e Marcel, nel novecento, la questione del “Dio personale” per il credente. Cioè la natura soggettiva e personale di Dio e la sua relazione con creature. Dunque anche con me Karoline Knabebrchen. Che però ho qualche obiezione da proporre anche grazie alle fotografie di Fabio a Trieste.

Importante è la soggettività umana in rapporto a Dio, come negarlo!, però si può avere rapporto personale con Dio senza ricorrere all’umano bensì alla Natura. Al sole che diventa un esclamativo rovesciato sul mare triestino, al volatile diviso tra acque e spiaggia ma che guarda verso l’interno la terra l’umana complicazione degli esseri.

Sì, questa Ornitologia da Banco, merita di stare accanto all’Esistenzialismo. Corretto, da me, apprendista in materia, e assieme a Nardi amato fidanzato, in qualcosa che rivela che, oltre all’Esistenzialismo classico, possiamo confidare in un rapporto personale con Dio non solo per i dati nostri di esistenza di credenti, ma pure grazie a un annerito volatile nel rosso tramonto che ci guarda. Anche qui possiamo nidificare il teismo adatto e riflettere sul Misterium tremendum di Dio accettando di non possedere nido. Se non quello, per me, della braccia che a breve mi terranno nell’acqua salata esclamativa!

Trieste oggi per noi due è così.