:: Il Sacro di Knabberchen Accio Cardellino nel Marzo 2020 a Vecchiano. Ricordando il Male e Robert Ford



Sara Cardellino e Accio nel cascinale vecchianese si confidano sul sacro e su KK
Marzo 2020







IL SACRO DI KNABBERCHEN ACCIO CARDELLINO NEL MARZO 2020

A VECCHIANO RICORDANDO IL MALE E ROBERT FORD

 

Sara Cardellino ha ritrovato quanto Karoline Knabberchen scrisse per illustrare a Fabio Nardi la parola “Sacro”. Era il 1980.

Sono passati 40 anni, dice Sara, turbata, e torna tra le nostre mani, qualcosa per noi di fondamentale, di utile, per rapportarci al momento attuale di pericolo col Corona Virus in giro, per districare la tua vita nel passato la mia. Tu, poi, autore del “Canzoniere di KK”, scisso nel personaggio Fabio Nardi, tornato autore e personaggio sull’Olandese Volante, alla ricerca di Senta, che ti dico: è Karoline son io Cardellino; puoi trovare in queste parole su “l’Intangibile” che il sacro impone, quanto vivesti il 9 gennaio 2017, col codardo Robert Ford; e come io sia giunta, sospinta, ora lo so, da Karoline, nel rispondere al tuo grido d’aiuto, tornando da te (clikka: Sono in pericolo Sara. Ho bisogno di te) (Quando salvai Jesse Accio james dalla morte il 9 gennaio 2017), per sanare l’effrazione, lo smacco malvagio, che tu, addetto al western al fumetto, sintetizzi nel Bang alle spalle diventato Jesse Accio James, e io Zerelda Zee Cardellino; ma che, in quanto ora ti leggo; si rivela un episodio di peccato - tradire e sparare alle spalle - di sacrilegio che portò malvagità e confusione.

Confusione prese Robert Ford, e immagino che nella confusione viva, ripensando a te che volle uccidere e non ci riuscì; con tutta la sua mitologia olimpica che enfaticamente non riesce a decifrare, le è inutile, ancorché s’arrabatti, a farsene interprete, perché l’atto che compì, del tradimento, rovesciò per sempre i valori che poteva conoscere sulla via del bene. E per accostarmi, a Karoline, a te oggi, ti parlerò dopo del “Canto del destino op. 54” che Brahms scrisse ispirandosi alla poesia di Hoelderlin nell’Iperione. Però svolgendo nella speranza, cristiana, il pessimismo del poeta. Anche perché Cristo supera ogni mitologia pagana nel sacro.

 

Karoline Knabberchen

L’ANIMA E IL SACRO. MANUALETTO PER FABIO NARDI
 



Il Libro di Karoline Knabberchen
(1959 - 1984)




 

“Ti illustro, piccolo manuale, per il mio fotografo, che vive di immagini (a lato ti ricordo di dedicarti a Ludwig Klages, agli appunti che ho steso in traduzione, che dell’immagine diede interpretazione a te adatta) il termine Sacro partendo dal latino dal tedesco. Il primo ha coniato le parole Sacrum e Sanctum. In italiano riversate con Sacro e Santo. Nel tedesco abbiamo medesimo duo. Se usiamo l’articolo neutro per capire “il sacro”, “das Heilige” e l’articolo al maschile per “il santo”, “der Heilige”. Significati stretti vicendevolmente: Santo diventa chi vive il Sacro e lo conduce a totale maturazione nella sua esistenza fino a respirarlo in ogni atto terrestre.

Proseguo costringendoti a questa vacanza nel vocabolario nell’etimologia che ti apparirà defatigante. Ma non c’è un clik una foto che posso consegnarti per evitarti l’impegno, caro perdigiorno parente di Eichendorff che se la cava col romanticismo facile di “star sull’albero a cantà”, dice la Nada del figliolo, pure cicala a fotografare chi passa o il paesaggio senza considerare l’inverno del dolore; casomai fotografie le scatterai dopo la mia lezione.

La parola Heilig, sacro e santo, è simile in linguistica a Heil, cioè salvo, con il quale possiamo intendere “quanto è illeso”, das Unversehrte. Chi supera senza riportare ferite una sciagura un pericolo, senza riportare danni permanenti, ne fuoriesce il-leso.

A questo punto calo sotto ai tuoi occhi scuri la parola “guarire”, heilen, rimarca sia tempo che attività in esso: metti se qualcuno, tu stesso, io stessa, subisce una lesione, versehrt, o subisce ferita, il dottore con relativa medicina, lo può guarire, heilen, o renderlo nuovamente sano e salvo, heil; perché la ferita guarisce, heilt.

Seguimi adesso, Fabio, in questo passaggio fondamentale.

Il Sacro, das Heilige, penetra più a fondo del salvo, das Heile.

In questo punto non basta essere a conti fatti “illeso”; si necessita introdurre la necessità, la scoperta, il principio che non si debba essere lesi, dell’invulnerabile, das Unversehr-hare. Contraddice, svelle, sfregia, all’essenza del Sacro come “invulnerabile”, ma è meglio traduca “INTANGIBILE”, il venir leso, palpato in modo osceno, sminuito nel ridicolo, distrutto in ogni maniera.

Nell’intimità del Sacro, Fabio, trova casa, la abita, una Dignità a cui bisogna prestare rispetto: ogni rispetto. Non solo il sacro cristiano, o di altre religioni, bensì pure verso episodi dell’esistenza di ognuno, penso a vicende tragiche della tua famiglia, di Lalo, della mia famiglia trasfuse in luoghi oggetti diventati “tempio, chiesa”; e ciò tu, lo so, li vivi sacri, senza conoscere questa trafila, perché hai rispetto per il sacro, mio ex chierichetto di Don Gino e bolscevico di Lotta Continua. Nell’intimità-intimo, sopra ricordata, si fonda l’appello all’intangibilità. Esso va custodito con deferenza. Prenderlo con la massima serietà e darci un’azione verso esso adeguata. A ciò ti invito, Fabio. Anche verso quanto nel nostro amore ha rifrazioni di sacro. Perché pensi che tanti amori dichiarati enfaticamente “per sempre”, addirittura conditi con poesia ed estetica, poi si rivelino poca cosa, se non perché l’appello all’intangibile non è stato curato? Sappi che io porto questo appello, il sacro, nell’amore.

Le persone, uomini e donne, che non adottano una dignità adatta verso quanto deve ed è intangibile, oppure equivoca o respinge l’Appello, pecca contro il Sacro. Questo sacrilegio allontana dall’esistenza ogni nobile conclusione; e porta la persona in quella che chiamo confusione, disordine che la malattia anche psicologica cela o rivela, fino alla malvagità, spesso vissuta senza coscienza di esserne autrice, nella quale tutti i valori, le virtù, si rovesciano nel segno contrario. Per questo basta andare, per capirlo, come abbiamo fatto mesi addietro, a Padova, nella cappella degli Scrovegni, affrescata da Giotto.





Sara Cardellino e Accio nel cascinale vecchianese si confidano sul sacro e su KK
Marzo 2020




 

Sara Cardellino

CANTO DEL DESTINO, SCHICKSALSLIED OP. 54, DI JOHANNES BRAHMS

Non ho una virgola, Accio, da aggiungere a quanto scrisse la nostra Karoline Knabberchen. Posso soltanto, come ti ho promesso, per concludere questa giornata nel sacro, assieme, noi tre, e non preoccuparti se mi vedi lacrimare, sto rispondendo all’Appello, parlarti del “Canto del Destino”. Brahms conduce Hoelderlin, col suono, ad altro sbocco del Sacro; oltre ogni mitologia pagana che nel mondo reale e virtuale sappiamo oggi in cosa consista pure in ambito di rapporti consumistici tra persone che va dall’eros ai commerci politici e culturali, che è quello cristiano; al quale io e te apparteniamo. E apparterremo se saremo fedeli all’Appello. Anche perché ciò ci chiede l’angelo svizzero Karoline Knabberchen.

 

FRIEDRICH HÖLDERLIN, CANTO DEL DESTINO DI IPERIONE – 1798
 

Voi errate in alto, nella luce

su tenero suolo, genii beati!

Splendidi aure divine

vi sfiorano leggere

come le dita dell’artista

le sacre corde.

 

Sciolti dal destino, come il poppante

che dorme, respirano gli immortali;

pudico, in boccio timido avvolto

eterno fiorisce per essi lo spirito,

e gli occhi beati guardano

in placida eterna chiarità.

 

Ma a noi è dato

in nessun luogo trovar pace,

dileguano, cadono,

nel dolore gli uomini

ciecamente

di ora in ora,

come acqua da pietra

a pietra lanciata,

senza mai fine, giù nell’ignoto

 

(Friedrich Hölderlin, Canto del destino di Iperione. Enzo mandruzzato. Milano, Adelphi, 1977)




Johannes Brahms: SchicksalsliedCanto del Destino Op. 54

 

Brahms nel suo “Canto del Destino” aderisce alla poesia di Hoelderlin, coinvolto dalla visionarietà sul contemporaneo nel mondo dato dal poeta, e pari al folle di Tubinga il suono contrappone la luce squarciante che illumina Olimpo e desolazione umana nei comportamenti; però cambia la conclusione pessimista. Tanto che dopo il contrasto tra la prima strofa del poema, filtrata usando coro di cantabilità trasparente, preceduto dal preludio luminoso; e la strofa seconda suggerente un episodio musicale cupo e nella concitazione ritmica, Brahms propone schiarita pagina nella confortante tonalità in Do maggiore riprendendo il preludio dell’inizio. In questo modo il compositore porta a compimento una superiore compiutezza formale accennata all’inizio e insieme la possibile soluzione all’interrogativo sul destino nostro posto da Hoelderlin.