:: Accio: Io sono come il mio cane. Con apparizione del Bambino sulla sedia


Accio il Cane la Pallina Poesia - Campo alla Barra Vecchiano
13 Marzo 2020 - Foto Sara Cardellino

 



Accio
IO SONO COME IL MIO CANE.

Novella da Cascinale.
(con apparizione del Bambino sulla Sedia)

 

Io sono come il mio cane. Le nostre ombre commiste lo rivelano.

Come il mio cane labrador se mi tirano la pallina poesia ci gioco. Instancabilmente. La mordo. La lecco. La riporto a chi me l’ha tirata. Se non c’è chi me la tira per raggiungerla ci gioco da solo. Nei prati. Nella cuccia. La pallina poesia la rincorro soltanto se a tirarla è chi amo che mi riama. Altro non mi riguarda.

Al mio cane invidio l’animalesco. L’animalità. Il suo mangiare correre leccarsi parti intime dare il sesso per procreare in calore defecare dove più gli aggrada orinare segnando la pista fiutare il pericolo sapersi difendere e difendere nella fedele amicizia con le zanne.

Ecco la parola. L’AMICIZIA col mio cane. L’AMORE è per chi amo donna. A Sara ho annusato amandola la mano due volte che mi tirava la pallina musica e poesia. Il contrario di amicizia è malevolenza. Come potrei dare male al mio amico cane che è il mio specchio? L’Amore è più rischioso ma ci arrivo dalla parte dell’animalità e così rischio meno. Rischioso perché il contrario di Amore è Odio. E in amore si può anche odiare. Ma se sei, come me, un po’ cane selvatico, all’odio non ci giungi per chi ami. E questo Sara Cardellino l’ha inteso anche se son stato per lei Heathcliff!

Che volevo somigliare al cane e un po’ anche al gatto l’ho capito fin da piccolo. Leggendo degli animali di Jack London nel Klondike. Quando andavo a riscuotere con la cartelletta i crediti per mio padre anarchico, e sbadato utopista, spinto da mia madre, i contadini, non tutti, mi davano i soldi però sapendomi amante della poesia in rima, mi mettevano sopra una sedia e m’invitavano a recitarne se volevo i soldi. Gli uomini le donne erano feroci con me. I loro cani si mostrarono amici. Il mio cristianesimo che poi sarebbe diventato comunismo mi fece scegliere di non rivelare ciò a mio padre Di Scalzo Libertario detto Lalo. Li avrebbe sfracellati. Perché anche lui aveva animalità da cane, di più: cane-lupo. E non teneva molto di conto i contadini avidi senza coscienza di classe che a fronte di prezzi bassi del camion non lo pagavano portandogli come dovevano, loro, i soldi, a casa. Così andavo io. Imparando la differenza tra uomini e cani. La leggenda del Bambino sulla Sedia mi ha donato l’amore di Karoline di Sara. La svizzera ci vide l’umiliato di cui scrive Kierkegaard ne “L’esercizio del Cristianesimo”; la seconda lo zingaro Heathcliff preso in giro e rifiutato.
 



clikka

Accio Cardellino Karoline il Bambino sulla Sedia


 

Come il mio cane fiuto nell’aria chi mi è ostile ma non con la sua stessa sicurezza. Perché con le parole mi si può raggirare. Convincermi che il torbido è chiaro. È accaduto. Se ero del tutto cane non avrei subito trucco. Nella mia vita. Se avessi letto meno libri se non avessi mai scritto un rigo come Lalo come Il Pazzo, più selvatici di me, non mi avrebbero colto di sorpresa, non mi sarei fidato.
 

Come il mio cane però di chi mi ha bastonato, inaspettatamente il naso fino a farmelo sanguinare, ne conservo memoria. Ringhio abbaio mordo. Se mi s’avvicinano ancora, se ci ripenso. L'ingiustizia non ha perdono. Mi attengo all’Antico Testamento della Bibbia. Sono un imitante del cane non dell’agnello.

Fin da bambino sono stato con gli animali. Cani gatti uccelli da canto galline anitre tacchini faraone cavalli asini muli maiali.

Non ho mai cercato di umanizzare animali. Né tantomeno il cane. Pure dare un nome al cane mi è sempre sembrato un di più. Anche se a volte lo chiamo Stirner. Col mio cane ci intendiamo al volo. Senza parole. Bastano sguardi. Esclamazioni. Del resto è il suo vantaggio su di me. Di non parlare. Di non provare intelletto nevrosi morsi dell’inconscio. Un cenno e andiamo al prato al lago sull’argine al mare.

Il mio cane dorme fuori delle mura domestiche. Perché mai imporgli la violenza di umanizzarsi sopra un pavimento. Un tappeto. Un letto.

E in certe notti estive son io che dormo vicino a dove tiene cuccia. Sul mare a Bocca di Serchio stiamo assieme nel capanno e così sul lago di Massaciuccoli-Puccini.

Chi umanizza cani gatti e altri animali è demente. La moda di oggi anche on line. Con la scusa della protezione degli animali li mettono in vetrina per apparirci accanto. Sbrodolarci sopra poesia che il cane inghiotte a forza. Non sa che farsene. L’unica foto che ho del mio cane è questa perché serve alla novella che divulgo. Non ce ne sono altre. Non ne appariranno altre. Se poi dobbiamo liberare gli animali dal ciclo capitalistico che li rende sfruttati e squartati ci vuole il comunismo e la lotta per esso contro la merce, ogni merce, destinata al profitto. Anche chi li umanizza per il post su Facebook ne fa mercato. Con accosto la propria ideologica alienazione condita di buoni sentimenti. Che idiozia. Stronzata. Vale meno tutto ciò della merda del mio cane nei prati della mia pisciata con lui su qualche palo di recinzione.

Del mio cane invidio la potenza nella corsa lo scatto i denti la sopportazione del dolore del freddo del caldo. E soprattutto i pochi anni da vivere. Per poi diventare ossa spolpate dimenticate in qualche buca ricoperta senza tomba senza epigrafe che ricorda una civilizzazione.